Simone Fiorucci
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Apritore seriale e di blog e di parentesi, si vanta di averle chiuse tutte. Non solo le parentesi, anche i blog. A volte parla di sè in terza persona per una banale questione di disturbo della personalità. O forse perché crede fermamente che noi siamo quel che facciamo finta di essere e che quindi dovremmo fare più attenzione a quello che facciamo finta di essere.

Touch Me I’m (not) Grunge: i Mudhoney e un’etichetta complicata

I Mudhoney di Mark Arm tornano di nuovo in Italia con tre date sold-out, per ribadire che si può sopravvivere al grunge, soprattutto se “grunge” non lo si è mai stati.

Matthew Dear – Bunny

Ruvido crooner dal cuore nero e sexy o padre affettuoso che scherza con la sua bambina? Matthew Dear continua a giocare con le sue dicotomie con risultati apprezzabili e una voce più autorevole del solito.

Amnesia Scanner – Another Life

Con quello che tecnicamente è il loro debutto sulla lunga distanza, gli Amnesia Scanner mettono da parte gli iniziali, infantili giochi di identità e iniziano a flirtare sul serio con un concetto tutto loro di mainstream.

The Reconstruction: gli Eels e un fraintendimento lungo vent’anni

Siamo spiacenti di comunicare a chi si è presentato alla Rocca Malatestiana di Cesena per l’unica italiana degli Eels (nel programma della rassegna Acieloaperto) sperando in un’overdose di disperazione e scoramento che aveva sbagliato completamente il pronostico.

How to Reappear, Incompletely: Thom Yorke e una questione di solitudine

Qualche minima incertezza e un paio di trascurabili inconvenienti tecnici non impediscono comunque di intravedere le potenzialità immersive del nuovo show presentato dal frontman dei Radiohead, insieme a Nigel Godrich e Tarik Barri. E, in ogni caso, non è lì il punto.

Post-Ears: i Godflesh e una questione di volume

Volume nel senso di decibel, volume nel senso di spazio: la band di Justin Broadrick e G.C. Green, live al Freakout Club di Bologna, gioca bene nello stretto e spazza via ogni dubbio sulla sua intensità sonora.

A Place To Bury Strangers – Pinned

Oliver Ackermann risorge dalla fine di quella storia dei pedali con un disco che, a oggi, è probabilmente il più accessibile nel catalogo degli APTBS. Ma non pensate comunque di poter fare a meno dei vostri tappi per le orecchie la prossima volta che li vedrete dal vivo.

The Decemberists – I’ll Be Your Girl

Colin Meloy e soci provano a dare una sterzata al loro sound, ma senza mancare di scendere a compromessi con quello che è il loro marchio di fabbrica: un esperimento a metà.