I-Focus

Cartoline dalla Resistenza

Un omaggio nel 75esimo anniversario della Liberazione attraverso fotografie, volti, le parole e le persone – cartoline di un tempo lontano per rievocare alla rovescia i passi attraverso cui si arrivò al 25 aprile 1945. Con un augurio a tutti, lettori e passanti.
“When they poured across the border / I was cautioned to surrender / This I could not do / I took my gun and vanished” (Leonard Cohen – The Partisan)

Le parole

(di Ilaria Del Boca)

La cerimonia del 25 aprile era diventata sempre più stanca e scialba, sembrava che non ci credesse più nessuno. Troppo diversa era l’Italia che avevamo ogni giorno sotto gli occhi da quella allora sperata. Gli stessi partigiani superstiti venivano ormai considerati come dei reduci che guardavano con nostalgia quegli eventi troppo lontani per poter ancora suscitare gli entusiasmi di allora.

Ma dopo gli ultimi avvenimenti che hanno segnato la fine di una buona parte della nostra classe dirigente, nella inconcludenza e nella vergogna, abbiamo qualche ragione di sperare che il Paese sia scosso e sappia ritrovare gli ideali da cui è nata la nostra Repubblica. E quali ideali se non quelli che ci avevano ispirato all’alba della liberazione?

Mi auguro dunque che la cerimonia di questo 25 aprile non sia una ripetizione di quella degli ultimi anni, e perciò sia meno ufficiale, più genuina, meno nostalgica e più aperta all’avvenire. Quel 25 aprile del 1945 ci parrà forse di nuovo più vicino, come di nuovo il punto di partenza da cui dobbiamo trarre forza per riprendere con maggiore fiducia la nostra strada allora cominciata.

Norberto Bobbio, Eravamo ridiventati uomini

Le parole di Norberto Bobbio scritte ventisette anni fa in occasione delle celebrazioni del 25 aprile risuonano oggi più che mai attuali. Quest’anno per ricordare i 75 anni dell’anniversario della liberazione non ci saranno ripetizioni: i festeggiamenti si sposteranno dalle piazze verso le nostre case e forse potrà essere finalmente un momento per ricordare tutti insieme l’importanza di questo giorno. Nella storia italiana questa data è sempre stata un punto da cui ripartire non solo nel 1945, ma ogni anno. È vero, nel frattempo il Paese è cambiato e i testimoni della Resistenza si sono trasformati in pezzi di memoria, prima ancora di essere riconosciuti come uomini che hanno lottato quando la situazione lo richiedeva. Molti di loro oggi non ci sono più, eppure quello che ci hanno lasciato non è la nostalgia, ma il desiderio di essere liberi.



Notti dopo Torino andò in fiamme. Durò più di un’ora. Ci pareva di avere sul capo i motori e gli scoppi. Caddero bombe anche in collina e nel Po. Un apparecchio mitragliò inferocito una batteria antiaerea -si seppe l’indomani che diversi tedeschi erano morti. -Siamo in mano ai tedeschi, – dicevano tutti, – ci difendono loro.

La sera dopo altra incursione, più tremenda. Si sentivano le case crollare, tremare la terra. La gente scappava, tornarono a dormire nei boschi. Le mie donne pregarono fino all’alba, inginocchiate su un tappeto. Scesi a Torino l’indomani tra gli incendi, e dappertutto s’invocava la pace, la fine. I giornali si scambiavano ingiurie. Girava la voce che i fascisti rialzavano il capo, che il Veneto si riempiva di divisioni tedesche, che i nostri soldati avevano ordine di sparare sulla folla. Dalle prigioni, dal confino, sbucavano i detenuti politici. Il papa fece un altro discorso invocando l’amore.

Cesare Pavese, La casa in collina

Nell’ultimo periodo si è parlato troppo spesso della situazione che stiamo vivendo come di una guerra quando in realtà questa pandemia ha connotati ben diversi rispetto a un conflitto bellico. Una città messa a ferro e fuoco dall’esercito nemico è diversa da una città in cui è scoppiata un’epidemia. Il linguaggio da utilizzare dev’essere perciò differente. Cesare Pavese ha scritto pagine meravigliose che sono arrivate fino a noi con la stessa forza emotiva. La paura dei raid aerei e la necessità di scappare e mettersi al sicuro facevano parte della quotidianità di quel periodo. Gli uomini e le donne di quel tempo non si sono mai veramente adattati ai rumori che prevedevano la tempesta che li avrebbe travolti e hanno sempre cercato di resistere spinti dalla forza più grande di tutte: la vita. Non è questa forse la vera essenza della Resistenza?

Fuori, il vento era calato ad un filo. Gli alberi non muggivano né sgrondavano più, il fogliame ventolava appena, con un suono musicale, insopportabilmente triste… “Somewhere over the rainbow skies are blue, / And the dreams that you dare to dream really do come true“.

Beppe Fenoglio, Una questione privata



Le persone

(di Giovanna Taverni)

Non basta tracciare dei segni a terra per fare una nazione, ci vogliono dei sogni comuni – e la Resistenza è stato uno di quei momenti capaci di accendere un sogno comune di libertà e proiettato verso il futuro. Più in generale, e trascendendo dai confini nazionali, la parola resistenza rimanda alla mente un certo modo di rapportarsi alla realtà che è senza vincoli, una rivolta contro le restrizioni, un’incapacità di vivere sotto l’ordine vincolante di un regime. C’è un dissenso che non è neanche una scelta: è semplicemente l’unica possibilità di stare al mondo. Un dissenso che riconosciamo tra le facce da martiri smarriti sulle fotografie dei partigiani italiani, o tra i protagonisti della resistenza maquis francese, e antifranchista poi, sul volto greco di Alekos Panagulis che avrebbe passato la vita a scrivere poesie se l’istinto non gli avesse ordinato di dissentire al regime, e nelle lettere che dal carcere continuava a scrivere Antonio Gramsci, incapace di arrendersi e essere messo a tacere dal fascismo. C’è qualcosa che uscisce sottilmente tutta questa umanità sommersa: una voglia di vivere insaziabile, fuori dai vincoli di quei regimi che trovano nel potere il modo di mettere vincoli ad altri esseri umani. Esiste ancora una differenza tra una manciata di uomini vestiti di nero (o di altre uniformi) che marciano per conquistare il potere, e una rivolta di uomini e donne sbranati dalla storia allo sbando che provano a liberarsi di quel potere. Dentro le persone a volte può accendersi una bellissima forza: una forza che può essere disordinata, moltiplicata, o singolare quelle volte che si è incarnata in una sola faccia ispirandone altre. E dietro quell’avanzata e ritirata continua di uomini e donne sopra le colline e nelle macchie si nascondeva pure lo strazio di tutti i martoriati e messi al bando dal regime. E dietro le persone, tantissime storie perdute.