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AMINA, LA FEMEN CHE SFIDA I SALAFITI


Sebbene le Femen si siano attirate nel tempo numerose antipatie ed accuse di puro esibizionismo, ce n’è una che, con le sue proteste a seno nudo, rischia ben più di passare qualche ora in carcere. Si chiama Amina Tyler, ha 19 anni ed è tunisina. Su Amina pende una fatwa emessa dall’Imam Adel Almi, ovvero una sentenza di morte per lapidazione, per il suo gesto “blasfemo” di aver mostrato il seno su facebook. Ieri Amina è stata arrestata per essersi denudata davanti ad una moschea presidiata dai salafiti di Ansar al-Sharia, forza politica minoritaria ma integralista tunisina, che in questi giorni stanno asserragliando varie città del paese contro il divieto da parte del governo di tenere il loro congresso annuale.

Amina, la prima Femen tunisina, si è presentata fuori la moschea con l’intento dichiarato di affrontare i salafiti, capelli cortissimi tinti di biondo, ma è stata arrestata, a quanto riporta l’agenzia Tunis Afrique Press, per aver provocato con “atti immorali” (graffiti anti-salafiti) la reazione degli integralisti, che hanno iniziato a tirarle pietre, causando l’intervento della polizia. La versione del governatore di Kairouan sostiene che Amina si sia spogliata a seno nudo dinanzi alla moschea, ma ciò pare essere smentito dalle immagini dell’arresto, in cui la ragazza appare decisamente vestita. Più plausibile è invece la versione della stampa locale, che vuole la giovane arrestata anche per una forma di protezione, visto che numerosi abitanti locali avrebbero espresso l’intenzione di denunciarla.

Amina ha già le sue belle gatte da pelare nel suo paese: nei mesi scorsi aveva pubblicato delle foto semi-nuda su facebook, con scritte sul corpo che recitavano “Fanculo la vostra morale” e “Il mio corpo appartiene solo a me, e non è la fonte dell’onore di nessuno”. Dopo la fatwa dell’Imam era sparita dalla circolazione, facendo preoccupare le sue “consorelle” di Femen, per poi ricomparire raccontando quello che le era successo:

Mi hanno messo in macchina, spingendomi, tenendomi il collo bloccato e mi hanno schiacciata dentro la vettura, tenendomi bloccata. Mi hanno portato a casa, mi hanno rotto la Sim card del telefono. Hanno iniziato a picchiarmi, fino a quando mio padre non è intervenuto per fermarli, per difendermi. ‘Smettetela di picchiare mia figlia’, ha detto. E le botte sono finite. Ma a quel punto i miei familiari hanno deciso di portarmi in un piccolo villaggio, a tre ore di macchina da Tunisi. Ogni giorno incontravo persone a me sconosciute, mi obbligavano a leggere il Corano, anche se sapevano che io sono agnostica, mi obbligavano ad andare dall’imam ogni giorno. Poi mi hanno portata dallo psichiatra, sono stata obbligata a prendere dei farmaci, erano talmente forti le dosi che non sapevo più cosa facevo, dormivo tutto il giorno. Mi hanno poi portata di nuovo a Tunisi e sono stata di nuovo rinchiusa dentro casa, con la porta bloccata. Ieri finalmente sono riuscita a scappare.

Il 4 aprile le Femen hanno indetto la Giornata Internazionale per la difesa di Amina. Altre iniziative di solidarietà sono visibili qui.

Shortlink: http://lindiependente.it/Xj51i

About Federica Rinaldi

Una gran rompicoglioni.