Interviste

Quando l’elettronica è donna l Intervista a L I M e HÅN

Fotografie di Alessia Naccarato

ll 25 novembre scorso, in occasione della loro data torinese all’Astoria, abbiamo incontrato L I M e HÅN con le quali abbiamo parlato non solo dei rispettivi nuovi progetti in uscita, Higher Living e The Children, ma anche di quali siano le difficoltà incontrate dalle donne che vogliono entrare a far parte del mondo musicale. Chi meglio di due giovani e talentuose ragazze, legate dalla stessa passione e con le idee chiare riguardo al proprio futuro, poteva affrontare questo tema proprio nella Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Ci siamo fermate a riflettere sulla mancanza di sensibilizzazione che porta spesso a inutili pregiudizi all’interno della società in cui viviamo, degli sforzi che devono essere ancora fatti, ma anche delle conquiste ottenute e della capacità di fare rete. Qui sotto trovate l’intervista doppia tutta al femminile.

L I M

È passato un anno e mezzo dalla pubblicazione del tuo primo Ep solista Comet che ha raccolto consensi favorevoli non solo da parte della critica musicale e del pubblico, ma anche dal mondo cinematografico. La canzone Comet è stata infatti scelta per il making of della serie The Young Pope di Paolo Sorrentino ed è stata inserita anche nella soundtrack del film Il Padre d’Italia di Fabio Mollo. In questi giorni si sta svolgendo la 35° edizione del Torino Film Festival e per rimanere in tema vorrei domandarti: se ti chiedessero di scrivere una colonna sonora per un film o una serie tv secondo te a quale genere apparterrebbe e che tipo di ambientazione potrebbe avere?

Ti ringrazio per questa domanda perché uno dei miei sogni più grandi è proprio quello di scrivere la colonna sonora di un film o di una serie tv. Potrebbe essere romantico, ma dalle tinte cupe oppure di fantascienza. Per esempio mi sarebbe piaciuto fare la colonna sonora di Love di Gaspar Noè. Per quanto riguarda l’ambientazione, Comet lo vedrei nello spazio mentre per il mini album che uscirà a fine gennaio, Higher Living, immagino un luogo più reale e meno etereo come la strada, dove io sono la storyteller e parlo di quello che fanno le altre persone. Quindi sì, mi piacerebbe lavorare a una colonna sonora, e si tratterebbe del terzo ambiente dopo quelli che ho già musicato.

Hai anticipato che a inizio 2018 uscirà il tuo nuovo lavoro discografico Higher Living, quali sono le novità che hai introdotto rispetto a Comet e cosa resta, invece, delle atmosfere a cui ci hai abituato?

La novità principale rispetto alla voce è che diventa quasi un haiku, la forma canzone è più spezzettata ed è orientata verso un loop. Può essere una frase o un insieme di parole che ricordano un mood, un’atmosfera particolare e che a furia di ripeterle sono catartiche, facendoti liberare da quello di cui ti devi liberare. Anche nella sezione ritmica ci sono dei cambiamenti, soprattutto un aspetto di colore in più dato dal fatto che sono stata in Marocco e ho scoperto la musica marocchina, tempi diversi, suoni acustici e percussioni. In Higher Living ci saranno suoni meno dritti e più ricchi e più voci che si intersecano, le voci del presente, del passato e anche del futuro, voci femminili e maschili, insomma tutte le voci che possono esistere.

Il produttore RIVA ti ha accompagnato durante la stesura del tuo primo lavoro e dopo aver ascoltato Rushing Guy – il primo brano che anticipa Higher Living – abbiamo scoperto che è al tuo fianco anche per questo progetto. Come vi siete incontrati e come mai hai deciso di appoggiarti a lui? È riuscito meglio a trasmetterti un metodo di lavoro o delle suggestioni sonore?

Ho conosciuto RIVA per caso ed è stato un incontro buffo. Prima che uscisse Comet c’erano dei pezzi, ma è come se non avessero avuto i vestiti giusti e RIVA è la persona che mette i vestiti alle canzoni. Per me il produttore ha questa funzione, riesce a tirare fuori il meglio. Un amico mi aveva consigliato di rivolgermi a lui, ci siamo visti per la prima volta in un bar, abbiamo bevuto una birra e il giorno dopo eravamo a lavorare insieme. Secondo me RIVA è un genio. La sua qualità più impressionante è la produttività e quindi ciò che seleziona è una scelta mirata. Tra di noi c’è sempre stato un forte scambio di ascolti, mentre il metodo credo di averlo acquisito con l’esperienza perché sono un po’ di anni che suono oltre al progetto L I M. La realtà della musica non è soltanto quella degli studi, ma anche quella del live, dove la pratica è fondamentale per capire i meccanismi.

Per alcuni anni sei stata l’altra metà degli Iori’s Eyes, il duo di cui facevi parte insieme a Clod. Ora coltivate entrambi progetti solisti, tu sotto il nome di L I M mentre Clod sotto quello di Christaux. C’è la possibilità che possiate ritornare a suonare insieme? E quali sono gli insegnamenti e i ricordi che più ti legano a lui?

Non so se ci sia la possibilità di tornare a suonare insieme. Mi chiedo sempre: “Questa domanda la faranno anche a Clod, chissà cosa risponde?”. Io sono cresciuta con gli Iori’s Eyes dai 17 ai 25 anni e sono cresciuta insieme a quel tipo di musica: è stato un terzo della mia vita. In quegli anni con Clod abbiamo incontrato tantissime persone e artisti, Federico Dragogna in primis che è stato un maestro e per me rappresenta il maestro della canzone. Non c’è un insegnamento o un ricordo in particolare, gli Iori’s Eyes sono stati la mia vita.

HÅN

Il primo dicembre uscirà il tuo EP di debutto, The Children, una raccolta formata da otto tracce (quattro brani inediti e quattro remix) tanto delicate quanto intense. Cosa possiamo trovare del paese sul Lago di Garda dove sei cresciuta e cosa, invece, del mondo che esiste al di fuori del tuo luogo di origine?

Per la scrittura delle mie canzoni non ho attinto esclusivamente dai miei luoghi d’origine, anche se è stato scritto del legame che ho con la natura o del fatto di essere cresciuta in un ambiente abbastanza isolato, lontano dalla città. Quando faccio musica non mi ispira soltanto ciò che ho intorno, ma può darsi che riesca a immaginare un posto che vorrei raggiungere o in cui vorrei stare e sia molto più ispirata.

Quali sono i modelli di riferimento e gli ascolti che hanno maggiormente influenzato la tua dimensione sonora? C’è una canzone che più di tutte ami e che, guardando al passato – credi possa aver contribuito a infondere dentro di te la determinazione per percorrere questa carriera?

Non c’è una canzone specifica, ma ci sono molti artisti che mi hanno influenzato. Ho cominciato a suonare mentre scoprivo i Radiohead e Bjork e da quel momento ho iniziato a concepire seriamente la musica. Adesso ascolto molto synth-pop. Un’artista a cui mi sono appassionata di recente è Anna of the North o The Japanese House, di cui mi piacciono le atmosfere e l’utilizzo della voce, soprattutto il vocoder e le armonie. Insomma più musica femminile ultimamente, ma non c’è un perché. Al di fuori della musica amo il cinema di Terrence Malick, soprattutto con The Tree of Life penso che sia riuscito a esprimere i concetti in modo molto delicato attraverso delle belle metafore ed è quello che piace fare anche a me nella scrittura delle canzoni. I testi di Malick sono poco espliciti, bisogna sempre analizzarli e il risultato che ne deriva è un’immagine che rimanda a qualcos’altro ancora e via dicendo.

Nonostante tu sia molto giovane sei già salita su molti palchi, non solo italiani, ma anche europei. Percepisci una differenza tra il pubblico italiano e quello straniero? Se sì, per quale motivo, secondo te, c’è un’accoglienza diversa di fronte a chi suona?

Quando ho suonato a Londra ho notato che il pubblico è maggiormente abituato ad andare ai concerti, mentre in Italia è un’usanza ancora un po’ nicchia. All’estero se sale un artista che non hai mai visto lo stai ad ascoltare prima di farti i cavoli tuoi, mentre qui a volte c’è meno attenzione. Poi dipende sempre dalle realtà ovviamente, anche da noi ho trovato persone estremamente curiose nonostante non sappiano chi sta suonando. In Inghilterra per esempio la radio della BBC favorisce molto gli emergenti, è un approccio diverso, una questione culturale.

Dal 17 al 20 gennaio prossimo a Groningen in Olanda si terrà l’Eurosonic Festival, una delle più importanti rassegne dedicate alla musica in Europa, in cui vengono attratti artisti e pubblico da ogni angolo del continente. Quest’anno insieme a Giorgio Poi, Bruno Belissimo, Lorenzo Senni, Black Snake Moan, Husky Loops, Luca D’Alberto, Malihini, Weird Bloom ci sarai anche tu a rappresentare l’Italia. Quale sensazione hai provato quando ti è stata comunicata la notizia e che cosa ti aspetti da questa esperienza?

Il fatto di partecipare agli showcase festival è sempre stato uno dei miei obiettivi e della mia etichetta, la Factory Flaws. L’anno scorso ha partecipato all’Eurosonic Giungla che ammiro e penso che opportunità di questo tipo servano per creare contatti al di fuori dell’Italia che è quello che vorrei fare scrivendo in inglese. Sono molto felice di avere quest’occasione per farmi conoscere ed essendo un festival visitato specialmente da addetti ai lavori potrebbe essere un buon trampolino di lancio.

Oggi è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, un momento importante per fermarsi a riflettere su un problema che, anno dopo anno, è sempre più gravoso all’interno della nostra società e a cui sembra difficile trovare una soluzione. Tralasciando questioni ed emergenze più complesse che riguardano violenze fisiche e femminicidi, quali sono le violenze quotidiane che una donna subisce e quali sono i pregiudizi culturali che le provocano? C’è qualcosa che potremmo fare tutti noi – uomini e donne – per evitare prepotenze di questo tipo?

L I M: La situazione è molto complessa, per esempio l’Italia è il paese con il più alto tasso di omicidi di trans al mondo. Ci sono problemi su più fronti: violenza, sensibilità, empatia, principalmente educazione. Manca la base educativa che viene data da piccoli e credo che nel nostro paese non ci sia abbastanza formazione e sensibilizzazione. Per questo motivo nel lavoro ci si porta dietro degli stereotipi, delle idee sbagliate. Questi preconcetti si possono smontare piano piano, però il principio è che bisognerebbe imparare le nozioni giuste fin da subito.

HÅN: Ci sono sempre delle piccole discriminazioni sia da parte degli uomini che delle donne. C’è una tendenza generale ad attribuire il minimo merito alle donne. Il successo in Italia non è stimato, basta pensare a Chiara Ferragni, sempre criticata da tutti anche dalle donne e non dovrebbe essere così perché è un caso italiano dietro il quale c’è stata un’idea ed è un successo di marketing. È un esempio banale per dire che ogni volta che un personaggio femminile ha successo viene sempre sminuito. Una soluzione per ridurre il problema potrebbe essere quella di provare a informarsi e documentarsi sempre bene prima di sparare a zero su qualcuno.

Ricollegandoci alla domanda precedente, cosa vuol dire oggi in Italia essere una giovane donna che lavora nel mondo della musica? In base alla tua esperienza esistono disparità di genere in questo campo?

HÅN: Nella musica ho notato che se suoni e sei una ragazza si dà per scontato che tu canti e tutto il resto l’ha fatto – per esempio – il ragazzo che suona con te. Si nota anche qui con personaggi famosi, come Levante che sta avendo successo commerciale e viene screditata. Non riesco, però, a darmi e darti una risposta del motivo per cui si mette in moto questo meccanismo. C’è una sorta di invidia e poca solidarietà tra donne. Non so come funzioni all’estero, spero non sia come da noi, ma non voglio neanche dire che tutto il peggio è in Italia. Comunque è sempre difficile che ti venga attribuito il merito del tuo successo se sei una donna.

L I M: In realtà nella musica la situazione sta migliorando, vorrei dare un messaggio positivo, perché ci sono sempre più musiciste donne e c’è sempre più sensibilità anche da parte del mondo tecnico che è sempre stato lo scoglio maschile e lo stesso nel mondo discografico in tutti i settori. Una volta le donne si vedevano soltanto se cantavano o se erano negli uffici stampa. Donne musiciste, donne sound designer, donne tecniche, donne driver ce n’è bisogno. Tuttora le donne vengono spesso ridotte alla parte organizzativa o di segreteria ed è uno spreco di risorse. Però sono positiva, negli ultimi anni c’è stato un risveglio, forse ci stiamo avvicinando alla guerra.

Quindi oggi c’è modo di confrontarsi tra generi?

L I M: Sì, è strano perché oggi, per moda (credo) se sei una donna e fai elettronica allora tutti vogliono farti suonare perché ce ne sono pochissime e lo stesso vale per le rapper donne. Va bene, se serve a qualcosa, l’importante è che non sia solo una tendenza passeggera. Quando ho iniziato a suonare con gli Iori’s Eyes ho realizzato che l’elettronica era un mondo dominato dagli uomini, però ora la scena musicale aiuta ad avvicinare le donne e questa è sicuramente una nota positiva.