Letteratura

Cosa abbiamo letto negli anni dieci | L’indiependente

Ripassiamo gli anni dieci attraverso la selezione di un po’ di letture e libri – usciti tra il 2010 e il 2019 in Italia – che sono riusciti a colpirci. Un breve ripasso di cosa abbiamo letto nel decennio appena finito, prima di fiondarci negli anni venti.
a cura di Ilaria Del Boca

Julian Barnes, Il senso di una fine • 2012 (Einaudi) 

Vincitore del Man Booker Prize 2011 con Il senso di una fine, Julian Barnes ci ha insegnato che non è mai troppo tardi per cambiare il proprio futuro. Tony Webster, il protagonista di questo romanzo non ha particolari qualità ed è consapevole di non averne, ma grazie a un lascito generoso tutto viene messo in discussione, prima di ogni cosa il rapporto con se stesso. Un libro per chi ama i ricordi liquidi che si fondono con le emozioni.

Chimamanda Ngozi Adichie, Americanah • 2013 (Einaudi) 

Ifemelu è una ragazza di origini nigeriane con una borsa di studio a Princeton. Durante i tredici anni trascorsi negli Stati Uniti ha imparato a decifrare gli atteggiamenti di una nazione ancora fortemente caratterizzata dai pregiudizi. Quello che, però, le manca di più della sua vecchia vita in Nigeria è un amore mai finito, sbiadito in foto, ma che le fa ancora palpitare il cuore. La ricercatrice decide a un certo punto di prendere un aereo e tornare dove è nata. Grazie a questo viaggio emergono le differenze tra due nazioni, due continenti e due culture. Un libro per chi crede che la diversità sia la garanzia per un mondo migliore.

Emma Cline, Le ragazze • 2016 (Einaudi) 

California, anni Settanta: Evie Boyd è una ragazza che sente il disperato bisogno di contare per qualcuno. All’interno della sua buona famiglia borghese dove non sembra mancare nulla, a lei invece manca tutto. Le ragazze entrano con prepotenza nella sua vita fino a infiltrarsi tra le pieghe del suo cuore arrivando fino alla sua testa. Tratto dalla vicenda di Charlie Manson, Le ragazze ha la capacità di trascinare il lettore tra le pagine del libro come in un thriller avvincente.

Simon Reynolds, Retromania • 2017 (Minimum Fax) 

Il critico musicale inglese Simon Reynolds è riuscito a raccontare una tendenza che colpisce molti, quella di raccogliere e archiviare in modo maniacale e compulsivo oggetti come vinili, dischi e libri. Retromania traccia l’identikit del collezionista contemporaneo, ossessionato dal passato, però capace di adeguarsi ai tempi, con un occhio sempre rivolto al futuro. Un volume fondamentale per chi ha fatto della nostalgia un chiodo fisso.

Sally Rooney, Persone Normali • 2019 (Einaudi)

Persone normali è il secondo romanzo di Sally Rooney, la giovanissima scrittrice irlandese che ha conquistato i millenial di mezzo mondo con il suo debutto, Parlarne tra amici. Il grande merito dell’autrice è quello di essere riuscita a dare voce alle problematiche di una generazione fondamentalmente “normale” e consapevole delle difficoltà della vita fin dall’infanzia. Persone normali è la storia di un rapporto, quello tra Marianne e Connell che si schivano per poi abbracciarsi a ripetizione per l’intera durata del libro. Un manuale per comprendere i dialoghi amorosi di fine anni ‘10.


a cura di Simona Ciniglio

Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo • 2011 (Minimum Fax)

Passato, presente e futuro, linguaggio multimediale, memoir, articoli giornalistici. L’industria musicale e dello spettacolo: dai musicisti ai producer, dagli uffici stampa alle segretarie, dai giornalisti alle ragazzine tutto rock e incoscienza è reso in questo romanzo che è epopea dell’errore, come tutta la buona letteratura.

Andre Agassi, Open • 2011 (Einaudi)

Lo sport come metafora di lotta spirituale. Nelle pagine di Open il campo è descritto come un’ideale trincea: estensione fisica dell’irrisolvibile conflitto tra il richiamo del trionfo e l’attrazione per il fondo. Che non è solo il fondo campo, ma la zona oscuramente nemica, l’avamposto del nulla a pochi centimetri da una fascia imbevuta di sudore, dove paure e fantasmi del passato invocano a gran voce la sconfitta.

George Saunders, Dieci Dicembre • 2013 (Minimum Fax)

Surreale e immaginifica la penna di Saunders in questa raccolta di racconti ci porta oltre le più estreme conseguenze di un realismo che fa spazio all’assurdo possibile, all’inaspettato, a ciò che chiama in fondo a una visione. Chi scrive vede oltre il visibile, i mondi di Saunders hanno il dono di farsi alternativa credibile e splendido rifugio.

Jonathan Safran Foer, Eccomi • 2016 (Guanda)

La Storia, la famiglia, l’identità ebraica: in questo romanzo-mondo Jonathan Safran Foer torna ai temi cari alla lente della sua scrittura rivelando il cuore fragile delle umane provvisorietà, dando prova di ironia salvifica e commovente profondità. Voci come canti di imperfezione, dolore, umanità.

Annie Ernaux, Memoria di ragazza • 2017 ( L’orma editore)

Se esiste un sentimento della vergogna, il divampare inopportuno dell’inadeguatezza come tratto identitario, pungolo, motivo di ricerca, Annie Ernaux lo conosce bene. E sa che solo il tempo, quando smette di fumare sulle nostre ferite, è in grado di suggerirci non perché e forse nemmeno cosa, ma come abitammo quello spazio illusorio che chiamammo Io.


a cura di Federica Guglietta

Joan Didion, Blue Nights • 2012 (Il Saggiatore)

C’è tanto amore nei ricordi di Joan Didion legati a sua figlia Quintana, ed è la dimostrazione di come lei sola poteva affidarli così ai suoi lettori.

Donna Tartt, Il cardellino • 2014 (Rizzoli)

C’è sempre bisogno di leggere e rileggere Il cardellino, per tenere a mente che, chi più, chi meno, conduciamo tutti una vita di mite disperazione, e il dolore legato a certi avvenimenti è sempre lì a ricordarcelo.

Jon Kalman Stefánsson, I pesci non hanno gambe • 2015 (Iperborea)

I pesci non hanno gambe è una lettura particolare e impegnativa, che ci spinge ad andare sempre oltre. Con questo libro, l’islandese Stefánsson ci ricorda che “nessuno può camminare sul mare, è per questo che i pesci non hanno gambe”.

Fernando Aramburu, Patria • 2017 (Guanda)

Due famiglie che erano legatissime, ma che non lo saranno mai più, magnificamente raccontate da una scrittura, quella di Aramburu, che scava dentro, capace di farci sentire dentro la storia, in senso sia letterale che più ampio.

Olivia Laing, Città sola • 2018 (Il Saggiatore)

Città sola è una lucina accesa nella notte, un viaggio profondo e totalizzante, da leggere per affrontare la solitudine che si può provare anche in mezzo alle migliaia di persone che vivono, corrono, si scontrano distrattamente nelle grandi città.


a cura di Francesco Chianese

Emmanuel Carrère, Limonov • 2012 (Adelphi)

Biografia romanzata o romanzo biografico, perfino, in alcuni momenti, autobiografico? Il libro di Carrère ha conservato intatta la problematicità di trovagli una definizione, come molti libri diventati classici del decennio. Tra i suoi grandi meriti, al di là di quelli meramente letterari, c’è stato quello di riportare in scena uno dei grandi protagonisti del mondo successivo alla seconda guerra mondiale, in letteratura come in politica, ma anche quello di rileggere i grandi eventi che hanno dato vita alla nostra contemporaneità sotto una luce nuova e inaspettata, e al contempo, consegnarci un modo originale e irresponsabile di trasmettere la storia.

Mohsin Hamid, Exit West • 2017 (Einaudi)

Exit West non è un bel libro, perché descrive in modo fedele una realtà brutta, quale quella in cui viviamo. Proseguendo l’esplorazione avviata in Il fondamentalista riluttante (2012), Hamid si oppone alla consolidata visione esotizzante dei paesi musulmani riporta la nostra attenzione sull’Oriente che piuttosto nessuno vorrebbe vedere. Non c’è tentativo di romanticizzare una realtà brutale, né di nascondere o minimizzare niente, solo un libro “necessario”, una allegoria del presente che ci riguarda anche nel momento in cui si svolge solo sullo schermo, o quando i protagonisti diventano dei migranti che vengono a bussare alle nostre case.

Joshua Cohen, Il libro dei numeri • ed. ita 2019 (Codice)

Finalmente disponibile anche in italiano, grazie a una coraggiosissima iniziativa editoriale di Codice e una altrettanto indomita traduzione di Claudia Durastanti, ma pubblicato in USA nel 2015, Il libro dei numeri di Joshua Cohen si propone di prendere contemporaneamente il posto di DeLillo, Foster Wallace e Roth nella letteratura degli anni Dieci e anche, speriamo, di quelli successivi. L’ambizione metanarrativa è all’altezza del miglior massimalismo postmodernista ma rispecchia la sensibilità del lettore più recente, e piuttosto che allontanarci ci accompagna passo passo, ci spiega, ci mostra riflessi nelle pagine i nostri timori e le nostre paure, forse la speranza di sopravvivervi, forse il desiderio di non uscirne.

Claudia Durastanti, La straniera • 2019 (La Nave di Teseo)

La partecipazione al Premio Strega ha dato tanta meritata visibilità ad un’autrice che ci aveva regalato già alcune prove narrative molto convincenti. Con La straniera Durastanti gioca la carta del memoir e raggiunge nuove vette di intensità sulla pagina, confermandosi forse la scrittrice italiana al momento più interessante per la sua capacità di descrivere, attraverso il racconto dell’instabilità della propria famiglia, quella di un paese colto in una delle pagine più confuse della propria storia.

Olga Tokarczuk, I vagabondi • ed. ita 2019 (Bompiani)

Se è vero quanto si legge, che il 2019 sia stato un anno cruciale per la letteratura femminile, la speranza per il nuovo decennio è che questa etichetta venga rapidamente dimenticata e che si impari a parlare di letteratura senza bisogno di fare distinzioni di genere. Se ciò succederà, sarà merito di libri come I vagabondi di Olga Tokarczcuk, vincitrice di International Man Booker Prize e Nobel per la letteratura: uno originale oggetto letterario difficile da circoscrivere a un solo genere, che reinventa il tema della migrazione presentandoci il movimento come condizione universale e necessaria. Ci porta in viaggio anche se siamo seduti sulla nostra poltrona.


a cura di Fabio Mastroserio

Michel Houellebecq, La carta e il territorio • 2010 (Bompiani)

Premio Goncourt 2010 nella sua Francia ostile, La carta e il territorio è probabilmente il romanzo più maturo di Houellebecq che rinuncia alle provocazioni degli esordi per raccontare l’ascesa e la caduta dell’artista contemporaneo Jed Martin. Saggio sullo stato dell’arte con la sua analisi profondissima dei meccanismi del mercato, thriller, pamphlet a favore dell’eutanasia, messinscena della morte dello stesso scrittore, illuminato da uno sguardo severo, ironico, implacabile sul rapporto tra uomo, arte e mondo contemporaneo.

Thomas Pynchon, Vizio di forma • ed. ita 2011 (Einaudi)

A settant’anni il leggendario e misterioso scrittore statunitense regala al pubblico il suo personale amarcord sulla Los Angeles di fine anni sessanta. Le avventure esilaranti del detective Doc Sportello sono il fil rouge che ci conduce tra surfisti e hippie, poliziotti corrotti e misteriose società segrete. Una lettera d’amore a un momento irripetibile della storia americana, alla sua controcultura mentre sullo sfondo appare Charlie Manson pronto a rubarle l’innocenza. Un trip lisergico accarezzato da una struggente e dolcissima malinconia.

Amoz Oz, Giuda • 2014 (Feltrinelli)

Qual è il senso più profondo di un tradimento? Può essere l’unica via di fuga da ogni ortodossia e fanatismo? Amos Oz si interroga e ci interroga sulla figura di Giuda nel suo rapporto con Cristo per una riflessione di grande sensibilità sul terribile conflitto israelo-palestinese. Nell’affascinante Gerusalemme degli anni sessanta, dipinta qui come un luogo della memoria, si muovono personaggi indimenticabili: il giovane e goffo studente Shemuel, il vecchio intellettuale Wald e la misteriosa e ammaliante Atalia.

Lawrence Osborne, Cacciatori nel buio • 2015 (Adelphi)

L’incontro tra un giovane insegnante inglese e un avventuriero americano è la scintilla da cui prende avvio un thriller animato dai fantasmi che aleggiano in notti umide cariche di pioggia ed elettricità. Specchio esotico e deformante dove appare, nitido, il vuoto di senso che attraversa le vite occidentali, perennemente coperte da quella patina di rumore spazzato via violentemente al contatto con l’aria densa di luoghi lontani che non lasciano più alcuna possibilità di fuga da se stessi.

Roberto Bolaño, Lo spirito della fantascienza • 2018 (Adelphi)

L’universo letterario di Bolaño è sempre più simile alla biblioteca di Borges: la pubblicazione dei lavori inediti non fa altro che moltiplicare, come in una ragnatela o un gioco di specchi, le atmosfere care al grande narratore cileno. Qui la fantascienza è solo un elemento della partitura; tornano i temi della gioventù, della poesia, attraverso l’iniziazione di un «goffo poeta di ventun’anni» in pagine in cui risuonano la bellezza della sua prosa, l’intreccio dei riferimenti, l’amore sconfinato per il «suo» Messico.


a cura di Giovanna Taverni

Karl Ove Knausgård, La mia battaglia • dal 2010 (Ponte alle Grazie / Feltrinelli)

Lo scrittore norvegese Karl Ove Knausgård ci ha accompagnato per l’intero decennio dentro la sua personale battaglia combattuta a colpi d’ascia con la scrittura: si può fare della propria vita un romanzo? Decisamente sì, se sai come raccontarla. La morte del padre ci compromette tutti, riuscire a rievocarla con forza narrativa e stile è una delle grandi seduzioni della penna di Knausgård. E così ci muoviamo tra i momenti dell’infanzia fino a quelli di un adulto che cambia pannolini, tra gli innamoramenti e le ossessioni, senza mai perdere di vista la grande battaglia umana.

Jonathan Franzen, Libertà • 2011 (Einaudi)

Prima che Jonathan Franzen ci rendesse partecipi di una personale ossessione per il birdwatching e si lasciasse sedurre da storie distopiche ispirate a julian-assange, a inizio decennio ci ha rapito con un grande romanzo come Libertà, che lo ha consacrato tra i grandi romanzieri della nostra epoca. Attraverso il triangolo amoroso tra Walter, Patty e Richard Katz (l’animo rock del libro), Franzen riesce a raccontarci l’America e tutte le contraddizioni della parola libertà.

Yuval Noah Harari, Sapiens • 2014 (Bompiani)

Non è mica vero che la storia sia noiosa. Sapiens è un bellissimo viaggio attraverso la storia dell’umanità, raccontato con passione e ingegno da Yuval Noah Harari. A leggerlo ci si rende ancora conto di quanto siamo piccoli noi umani, e quanto il tempo sia più dilatato di come lo pensiamo. Se con i libri successivi Harari riesce a metterci tutta l’ansia addosso per un futuro impronunciabile, Sapiens è il dolce rifugio umano dove è ancora possibile sentirsi a casa.

Ben Lerner, Nel mondo a venire • 2015 (Sellerio)

Nel mondo a venire sembra qualsiasi cosa che poi non è più. Ti fa passeggiare docilmente per le strade di una città contemporanea, per poi spingerti altrove con forza. Per questo non si può tenere fuori Ben Lerner (il poeta, il narratore) dai nomi di quelli che hanno contribuito a smuovere un decennio in parole.

Nicanor Parra, L’ultimo spegne la luce • 2019 (Bompiani)

A nome di tutti i poeti messi all’angolo o ancora poco tradotti in italiano, ricordiamo il poeta / antipoeta cileno Nicanor Parra – recentemente scomparso. Con l’augurio di un nuovo decennio travolto dalla poesia e dal mal d’Africa.


Patti Smith, Just Kids • 2010 (Feltrinelli)

Just Kids è molto più che la semplice autobiografia di una rockstar. È un racconto su una New York che ormai non esiste più, sulla vita al Chelsea Hotel e sulla profonda amicizia tra due giovani artisti, Patti Smith e Robert Mapplethorpe. È un’opera talmente ricca da rivelare, ad ogni lettura, nuove sfumature. In una prefazione ad Astragal di Albertine Sarrazin, la Smith scriveva che il libro – acquistato nel 1968 in una libreria del Greenwich Village – era divenuto una sorta di talismano da portare sempre con sé. Per molti giovani sognatori Just Kids riveste ora lo stesso ruolo. (Viola Pellegrini)

Viet Thanh Nguyen, I rifugiati • 2017 (Neri Pozza)

Quanto è complicato trovarsi a vivere in un paese straniero e riuscire a preservare le proprie radici e la propria identità storica? Dopo il grande successo de Il simpatizzante, Nguyen affronta così il tema delle migrazioni forzate, raccontando i traumi, le incertezze e le rinunce che ci è costretto a lasciare il proprio paese si trova ad affrontare. Un libro limpido che non strizza mai l’occhio alla facile retorica e che, attraverso i giovani, anziani e anche fantasmi, ci racconta il presente quasi senza farcelo notare. Una lettura contemporanea. (Salvatore Sannino)

Michele Mari, Leggenda privata • 2017 (Einaudi)

In Leggenda privata si recupera lo studio della lingua come studio del mondo, lo studio della propria vita come analisi di una mitologia (per questo motivo “Leggenda”), e della scrittura come corazza, maniera che permette di rompere la reticenza, finalmente. E in più, a sorpresa, si ride. (Alice De Gregoris)

Rachel Cusk, Resoconto • 2018 (Einaudi)

Primo libro di una trilogia – insieme a Transiti e Kudos – che rappresenta il tentativo di decostruire la forma romanzo attraverso un’autofiction che prova a sciogliere i personaggi dentro storie minimali nelle quali una scrittrice fa quasi da specchio in una calda estate greca. Una protagonista in penombra che ascolta – e noi con lei – le vite degli altri che posseggono certamente il segno di una comune ordinarietà ma che, grazie a uno stile personale e curatissimo, lasciano un’impronta dietro di sé, come una grazia che assomiglia al passaggio del vento. (Fabio Mastroserio)


Elena Ferrante, L’amica geniale • dal 2011 (E/O)

Elena Ferrante conosce il potere delle parole, officia la fascinazione per una storia e quello che questo sentimento può offrire ad un essere umano. Se c’è una rivoluzione privata, immediatamente praticabile, è leggere: entrare ed uscire dalle pagine per affinare l’arte di stare al mondo o per decidere di essere chi le storie le pensa e le scrive. (Marina Bisogno)

Colson Whitehead, La ferrovia sotterranea • 2016 (SUR) 

Lontano dai riflettori che non perdono tempo nel cercare le impronte ed i lineamenti del Grande Romanzo Americano, Colson Whitehead tiene a precisare la sua posizione alla larga dalle etichette che lo vorrebbero incasellare come esponente di spicco del filone letterario prettamente afroamericano insieme al talento di Ta-Nehisi Coates. Da sempre famoso per la sua commistione di generi, ne La ferrovia sotterranea ci si imbatte nel realismo magico marqueziano più autentico che possa esistere. (Michele Nenna)

Paul Auster, 4 3 2 1 • 2017 (Einaudi)

4 3 2 1 è prima di tutto un romanzo esistenziale e poi di formazione, politico, di costume e infine sociale, un metaromanzo basato sulle scelte determinate dal tempo storico e da quello vissuto, forse tutti questi elementi insieme, che permettono di ricostruire un mondo interno e alternativo attraverso cui indagare i tratti del suo demiurgo vero e proprio. Quello che leggiamo non è un’autobiografia improntata sui what if, è piuttosto la biografia dello spirito di quegli anni vissuti da quattro angolazioni, riprodotti in maniera maniacale ed estremamente densa, la rappresentazione del tempo della potenzialità (per Auster) che pure viene vissuto in maniera distante, nelle retrovie, fra una vocazione giornalistica e un’altra, invece, che vive del proprio tempo interiore. (Francesco Pattacini)