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La musica italiana all’estero | Come se la cava a Parigi

Se nel nostro paese l’indie sta diventando un genere quasi popolare, arrivando a sfiorare le nostre orecchie anche quando casualmente accendiamo la radio e ci ritroviamo ad ascoltare un pezzo it-pop, ci siamo chiesti come se la cavasse invece la musica italiana quando valica le Alpi e arriva all’estero. Quest’anno sia Cosmo che Colapesce hanno fatto tappa con veri e propri mini-tour in Europa; o ancora, a Berlino a inizio Dicembre, vi aspetta il Woodworm Festival, una due giorni di musica italiana a cura della label indipendente Woodworm (nel cast nomi come Motta e FASK). Per farci raccontare come se la cava all’estero la scena italiana indipendente abbiamo fatto una chiacchierata con Mirko Bosio di Ciaognari Concerti, che dal 2013 organizza live di musica italiana indipendente (e non) a Parigi. Tutto è nato dalla passione di Mirko, dalla voglia di esportare la nostra musica anche all’estero.

«Ho iniziato a organizzare live dopo essermi spostato a Parigi e aver aperto il mio negozio di vini, un’enoteca che si chiama Ciaognari — che poi è anche il nome dell’organizzazione dei live. In negozio avevo a disposizione una saletta nel sottosuolo, così insieme alla mia collega Roberta Massetti, e spinti dalla passione per un certo tipo di musica, abbiamo iniziato a muovere i primi piccolissimi passi.» Per prima cosa Mirko contatta Emidio Clementi, che all’epoca era in giro con Corrado Nuccini per il reading La Ragione delle Mani. «Emidio Clementi per me era un eroe — un personaggio mitico e mitologico. Lui si disse subito disponibile, mi mise in contatto con Nuccini, e così riuscimmo a improvvisare e organizzare il primo evento di Ciaognari. Erano passati pochi mesi dall’inaugurazione del locale, nell’Ottobre del 2012. La loro data fu a Gennaio del 2013». Il video qui sotto racconta proprio il momento in cui La ragione delle Mani arriva a Parigi.

«Da lì cominciammo a muovere i primi passi, anche grazie alla collaborazione con una libreria italiana di Bruxelles, una realtà magnifica che si chiama Piola Libri, e che coniuga questa vocazione ai libri e alla letteratura, con organizzazione eventi e aperitivi. Loro esistono da molti più anni di noi e hanno sempre fatto concerti; collaboravano qui a Parigi con un posto che aveva aperto un po’ prima di noi e si chiamava Marcovaldo, poi per una serie di motivi la collaborazione finì. Così diventammo amici perché avevamo la stessa idea di proposte e artisti da chiamare: si creò questa sinergia in cui artisti italiani si sparavano la doppietta Parigi-Bruxelles perché insieme riuscivamo a dividerci le spese. Per esempio io mi occupavo dell’andata e loro del ritorno, li facevamo alloggiare, ci dividevamo la spesa del treno Parigi-Bruxelles, e via dicendo».

Dal negozio ai locali parigini

Il locale di Mirko diventa in poco tempo un punto di riferimento per la musica indipendente italiana a Parigi. Naturalmente lo spazio a disposizione nel locale è piccolo, e può ospitare al massimo una sessantina di persone: così i concerti sono per lo più intimi, in acustico. «Però posso dirti che quando feci i Massimo Volume o i Giardini di Mirò le band erano in formazione completa, in elettrico. E i Perturbazione erano in formazione a quattro con due chitarre. Quindi ho fatto qualche live anche con gruppi a 4,5 elementi». Nel Maggio del 2017 per motivi logicistici e di permessi, e anche per il bisogno di avere un posto per stoccare la merce del negozio, Mirko arriva alla decisione che sia meglio smettere di organizzare live nel locale ricavato nel negozio. «Diventava un problema ogni volta che dovevo organizzare la sala per un concerto».

Mirko e Vanessa @Sara Buonomo

Ma proprio quando decide di smettere arriva il provvidenziale scambio di vedute con Vanessa Elszasz, che a Parigi lavora per un grosso promoter legato a La Boule Noire, una sala da concerti a Montmartre. Vanessa ha origini inglesi, vive a Parigi da quando ha tre anni, e parla molto bene italiano grazie al compagno italiano. Innamorata della nostra scena di musica indipendente, decide di aiutare Mirko a portare avanti l’organizzazione di concerti di musica italiana a Parigi. «Mi trovai a collaborare con lei per il concerto di Iosonouncane, per la prima volta in una sala più grande come quella de La Boule Noire, che ha una capienza di 2/300 persone. Quella data è diventato il punto di partenza per la nostra collaborazione». Il tutto con il prezioso aiuto di Julie Cantin.

L’ultimo concerto nato dal sodalizio di Vanessa e Mirko è stato un successo di pubblico. Lo scorso 18 Ottobre Max Gazzè ha festeggiato i 20 anni de La favola di Adamo ed Eva al Café de la Danse di Parigi, assicurando un sold out al locale. «Abbiamo venduto quasi 500 biglietti. Non c’era praticamente più posto, capienza massima», commenta Mirko. Gli chiedo che tipo di pubblico attira un concerto di musica italiana a Parigi. «Mentirei nel descrivere una realtà rosea, perché il 90% del pubblico è assolutamente italiano. Nove persone su dieci sono italiane, poi magari c’è anche l’interessato francese, quello che viene grazie all’amico italiano, e via dicendo. Oppure c’è il francese che ha conosciuto o si è innamorato del tale artista, e magari viene a tutte le cose che propongo; però resta un’eccezione».

La ragione sembra essere il poco investimento e sforzo da parte delle realtà italiane nel proporre la musica nazionale all’estero. «Si considera la lingua italiana una lingua non appetibile fuori dal paese, ma non è assolutamente vero. Ogni volta che parlo con francesi mi dicono quanto gli piace la nostra lingua – l’italiano – che già da sola è un canto: suona. Quindi quel che manca è un lavoro che faccia conoscere gli artisti italiani all’estero, perché potrebbero tranquillamente funzionare anche sui mercati esteri. Basterebbe qualche passaggio radio, degli scambi. Anche se ultimamente mi sembra che qualcosa si stia muovendo, grazie all’Italian Musix Export e realtà del genere». Così, anche se la sensazione è che gli artisti gli italiani facciano più tappe all’estero, quel che sembra mancare è un vero progetto di promozione di questi artisti all’estero. «Il discorso è a monte: non serve più promozione legata alla data, ma all’artista e al suo lavoro all’estero. Cosmo qui è andato sold out, ma la maggior parte del pubblico era italiano, e Cosmo era l’artista del momento che inaugurava il tour del disco proprio a Parigi. Non aveva ancora fatto date di Cosmotronic in Italia, e inaugurava la tournée qui. Inoltre avevamo avuto la fortuna di avere un po’ di visibilità grazie a un articolo che era uscito su Le Monde a firma di Aureliano Tonet, un giornalista di origine italiana che ha questa passione per la musica italiana di un certo tipo, dal classico Battisti alle nuove uscite indipendenti».

Avere una pagina, o qualche riga di promozione di un evento su Le Monde vuol dire attirare e intercettare una parte di pubblico francese. Succede per esempio nel caso della data di Giorgio Poi, lo scorso 17 Gennaio all’International, un piccolo locale nel cuore di Ménilmontant. «La citazione su Le Monde del concerto, anche grazie al fatto che Giorgio è amico dei Phoenix, ci consentì di fare un sold out assoluto con gente rimasta fuori dal locale. Al primo passaggio a Parigi, Giorgio Poi aveva 150 persone: una roba inattesa. È successo perché questi artisti hanno avuto la fortuna di avere un giornalista interessato a loro o alla loro musica. Il discorso dovrebbe nascere e partire dall’Italia, una promozione sul prodotto prima ancora che sulla data. A me chiedono di promuovere la data, ma se leggono il nome di Colapesce e non sanno chi è, non vengono al concerto. Se almeno lo avessero ascoltato prima, son sicuro che invece avrebbe potuto funzionare». Ci confrontiamo sul fatto che in effetti Colapesce funzioni melodicamente anche con persone che non hanno alcuna idea dell’italiano, che tutto sta a far conoscere queste canzoni.

«Per il resto difficoltà organizzative non ce ne sono, né più né meno di quelle di organizzare concerti in Italia. L’importante è conquistare una certa credibilità quando vai nelle sale un pochino più grandi e chiedi di organizzare il live di un artista che non conoscono. Devono un po’ fidarsi». E di un festival italiano a Parigi? Mai venuta l’idea? «Ci vado molto con le pinze, a meno che non venga qualcuno con le idee chiare e il portafoglio bello gonfio. Altre realtà ci sono, per esempio c’è un bellissimo festival che si chiama Magari Festival tutto sulla cultura italiana, che di musica in realtà ne ha poca. Sarebbe bello, ma le difficoltà sono tante e ci vogliono le spalle coperte per un festival». La prima tappa del nostro viaggio alla scoperta di come se la cava la musica italiana all’estero si conclude così: racconta una storia in fieri, di possibilità ancora da indagare. Ma realtà come quella di Ciaognari Concerti confermano che lo spazio per questo tipo di proposta esiste, e non solo perché gli italiani residenti all’estero sono una comunità che – secondo l’ultimo dato – supera i cinque milioni. Per quel salto in più potrebbe essere davvero importante quel che diceva Mirko, far uscire dai confini la musica e la proposta nazionale.

I prossimi eventi in vista per Ciaognari Concerti a Parigi sono i napoletani Foja il 7 Novembre a La Boule Noire, i Boombadash il 22 Novembre all’International, e una tappa del tour europeo de Le Vibrazioni il prossimo 7 Febbraio.

Tutte le foto sono di Sara Buonomo