Andiamo a ritroso nell’anno che sta andando via, e riascoltiamo alcuni dischi italiani usciti nel 2025.
Giulia Impache – IN:titolo
Costello’s Records, gennaio
L’esordio solista di Giulia Impache ha generato parole di sorpresa / meraviglia per le dieci canzoni che lo compongono. La vocalist sperimentale, già parte del collettivo Pietra Tonale, lancia nel vuoto creativo le sue intuizioni e paure artistiche, che tornano indietro in mille direzioni, con il proposito di regalarci momenti di puro coinvolgimento emotivo e sonoro. Se servono altre parole, quelle dell’artista sono le più calzanti (da leggere mentre ascoltiamo il disco): Giulia si descrive “da sempre affascinata dal mondo della fantascienza, mischiato agli anime giapponesi e alla passione per l’epoca medievale e la musica antica“. ALESSANDRO MIGLIETTA
La Niña – Furèsta
BGM, marzo
Con Furèsta, La Niña si è aggiudicata una Targa Tenco per il miglior album in dialetto e una fama sempre in crescita che l’ha portata ad esibirsi in tutta Italia. Il secondo album di Carola Moccia evolve dal primo incanalando quella che era un’energia maggiormente intimista dentro quella che è una esplosione di suoni e contaminazioni, un album che si carica anche di significati simbolici legati alla rivisitazione delle musiche e delle storie tradizionali tramandate nella dimensione dei miti e delle streghe, laddove l’incrocio tra musica popolare e beat contemporanei crea uno dei migliori album italiani dell’anno. ANTONIO GATTO
I Cani – Post Mortem
42 Records, aprile
Post Mortem è un album più fosco dei precedenti de I Cani, un bilancio postumo realizzato con sommessa eleganza e con quella disillusione che non si veste da tragedia, che non cerca commiserazione, che non rivendica nulla, né un ruolo, né un’eredità rispetto a tutto quello che è accaduto dopo Contessa e anche grazie a lui. Un Giovanni Battista DIY dell’indiep pop italiano, un profeta che non si distanzia, che non rinnega, che non sferra proclami, o anatemi, che si fa da parte, ma che continua a cantare dalla sua cameretta quello che non è più un compiaciuto cinismo sulle velleità della sua generazione, ma uno smarrimento più crudo e maturo e che inizia a riflettere sulla morte. ALBERTO BULLADO
Giorgio Poi – Schegge
Bomba Dischi / Sony, maggio
C’è un modo di guardare il mondo che appartiene solo a Giorgio Poi, attraverso una lente capace di trasformare anche il dettaglio più pigro in un’emozione che resta. In Schegge, brani come Giochi di gambe o Nelle tue piscine sembrano nati per essere urlati a squarciagola davanti a un falò di fine estate, mentre pezzi come Delle barche e i transatlantici o Non c’è vita sopra i 3000 Kelvin scivolano silenziosi nella colonna sonora della nostra vita. È un disco che non urla, ma sussurra verità quotidiane, ricordandoci che la magia abita proprio lì, nei piccoli frammenti di un presente tutto da abitare. ILARIA DEL BOCA
faccianuvola – il dolce ricordo della nostra disperata gioventù
Columbia, maggio
Un album che sa di asfalto bagnato e prime luci dell’alba, dove l’elettronica si fa ancora più morbida per accogliere il peso dei vent’anni. In questo lavoro, Faccianuvola riesce a fotografare quello smarrimento dolceamaro di chi si guarda indietro senza essere ancora andato via davvero. Tra beat ipnotici e testi che colpiscono basso, ci regala la colonna sonora ideale per le nostre malinconie più care, trasformando la “disperata gioventù” in un luogo sicuro in cui rifugiarsi quando fuori il mondo corre troppo veloce. ILARIA DEL BOCA
Fine Before You Came – C’è ancora amore
La Tempesta, settembre
I Fine Before You Came nel 2025 si lasciano alle spalle le sonorità screamo/hardcore dando alle stampe un disco intimo dalle atmosfere slowcore e dall’indole malinconica nonostante i colori sgargianti scelti per la copertina. Una parte strumentale suffusa accompagna un canto lieve e talvolta quasi stonato che riesce tramite la sua stessa voluta imperfezione a generare un’eco di ricordi e proiezioni. Un disco attraverso il quale ricordare il passato e trovare gocce speranzose di futuro. ANTONIO GATTO
Maria Antonietta, Colombre – Luna di miele
RCA, settembre
Andrea Laszlo De Simone – Una lunghissima ombra
Universal, ottobre
Un disco, un lungometraggio, un’opera d’arte. Da presupposti tutt’altro che semplicistici nasce un album fatto di canzoni semplici e bellissime, meravigliosamente arrangiate, che dondolano nel tempo, che sono antiche eppure attuali. Una forma di cantautorato retrò, i tempi volutamente dilatati, eccessivamente. L’atto di prendersi il tempo, di riflettere su sé stessi, sul proprio posto del mondo. Qualcosa da consumare lentamente, da pesare come le parole. Come un film di Antonioni, ipnotico e profondo. SALVATORE SANNINO
Marco Giudici – Trovarsi soli all’improvviso
42 Records, novembre
Uscito negli ultimi giorni di Novembre, alle prime due canzoni ha gentilmente richiesto di mettere da parte le classifiche già in corso e dedicarsi ad un ascolto sincero. Cinque anni dopo il suo debutto, il cantautore italiano Marco Giudici torna con un’opera intrisa di poetica del distacco — liberarsi di persone, abitudini e sé precedenti come gusci fragili. Se come affermato dal ragazzo “Volevo fare della musica ambient, come atto terapeutico per me stesso, ma poi si è trasformata in qualcos’altro”, allora non vediamo l’ora di ascoltare altre produzioni electro, cumbia o anche solo una sua cover. ALESSANDRO MIGLIETTA
Venerus – Speriamo
Asian Fake / EMI / Universal, novembre
Un’opera corale dove la libertà espressiva si nutre di incontri preziosi, dalle visioni di Cosmo e Marco Castello fino all’impronta di Gemitaiz. Il disco culmina in una reunion tra amici che sa di storia, insieme a MACE, Side Baby, Jake La Furia e Mahmood: un ecosistema soul-psichedelico che respira grazie alla collettività, fondendo il genio di Venerus in un abbraccio sonoro universale e futurista. ILARIA DEL BOCA