Nel panorama sonoro italiano degli ultimi anni, il progetto Bono / Burattini si fa riconoscere per la sua originalità, per un suono che non si appoggia a niente. Il duo elettronico e sperimentale nasce dalla collaborazione tra Francesca Bono (Ofeliadorme) e Vittoria Burattini (Massimo Volume), esordendo con Suono in un tempo trasfigurato (Maple Death). A tre anni di distanza dal primo album, Bono / Burattini tornano con Ora sono un lago: il suono ci trascina sregolatamente via, alla periferia dell’universo, in una terra selvaggia, utopia di metropolitana nel deserto, scandito da suoni di batteria, effetti sonori elettrificati, voci di passaggio come inni bianchi, minimalismo di beat che si intreccia a ispirazioni poetiche confessionali. Abbiamo raggiunto Francesca Bono e Vittoria Burattini per una breve chiacchierata a proposito di questo secondo lavoro, pubblicato a inizio marzo da Maple Death.

Ora sono un lago è il vostro secondo album. Come lavorate a fondere le vostre personalità?
Francesca: Accade senza particolari sforzi, fortunatamente; ma d’altronde trovo poco piacevole suonare con persone con le quali non ho intesa, perlomeno musicale, perciò di solito evito che accada. Penso che con Vittoria si sia creata una dimensione di ascolto profondo e reciproco che ha permesso questa fortunata sinergia. Ci entusiasmiamo e sproniamo a vicenda.
Alcuni pezzi come Fragili danze, sono così laterali, come se arrivassero da un’altra dimensione. Per arrivare a questo effetto quanto tempo suonate insieme?
Vittoria: In generale proviamo molto, suoniamo i pezzi finché non vengono in modo soddisfacente per i nostri standard. Io poi – che non l’avevo mai fatto – sto sperimentando com’è cantare dal vivo. La cosa più importante credo sia mettersi in ascolto reciproco, e questo accade anche con gli strumenti.
Il disco è ispirato ad alcune suggestioni poetiche di Sylvia Plath e Patrizia Cavalli. Il titolo stesso viene da una poesia di Sylvia Plath. In che modo vi hanno influenzato le due poetesse; e come le parole vi hanno portato a lavorare sul suono?
Francesca: Nel lungo processo che di solito porta alla scrittura di un disco si inseriscono stimoli esterni, che possono provenire dalla vita privata, sociale, da quel che accade politicamente nel mondo, da letture, esperienze e molto altro. Da questo magma capita che alcune cose si stacchino per trovarsi a fluttuare sempre più vicine alla tua orbita e poi si incollino addosso, ed è quel che è successo con certe parole scritte da queste due figure letterarie. Alcuni versi continuavano a risuonare e riverberarsi in fase di composizione e mi sembrava che raccontassero molto di quel che stavamo scrivendo, musicalmente; perciò, è capitato di riparlarne mentre mettevamo insieme i provini dei vari brani e ne ho sentito forte il richiamo.
Avevo addirittura proposto a Vittoria di inserire parte di una poesia di Patrizia Cavalli in un brano. Ci abbiamo provato ma ci siamo poi rese conto, anche parlandone con Francesco, che non sarebbe stato necessario. Non siamo quindi partite da una parola per arrivare a un suono, ma è stata più una corrispondenza che abbiamo trovato mano a mano che il disco prendeva forma, e allora l’ambiente sonoro ha riattivato la percezione di sensazioni date da frasi tipo:
“Mi dicono anche che ero bella
da ragazza ma io non me ne sono mai accorta.
Ecco, forse sono stata felice ma non me ne sono accorta.
Forse è stato un godimento oggettivo, quello della mia bella giovinezza, ma non soggettivo.
Non c’ero e dunque non ho vissuto.
A volte si vivono intere vite senza esserci.Cosa non devo fare
per togliermi di torno
la mia nemica mente:
ostilità perenne
alla felice colpa di esser quel che sono,
il mio felice niente.”

Ora sono un lago suona come un viaggio sonoro, a volte dai tratti danteschi, tra paesaggi inesprimibili. Se chiudete gli occhi mentre vi riascoltate in versione registrata dove vi sembra di essere?
Vittoria: Provo esattamente il contrario di quello che provo quando vivo a mille km orari la mia vita quotidiana: mi sembra di essere in un luogo spirituale con molto spazio a disposizione, con molto vuoto: per pensare, riposare, sollevarsi, dimenticare, astrarsi, sospendersi. Ma questo ovviamente mi capita con tutta la musica che mi piace e che mi corrisponde, non solo con la nostra!
Francesca: In un luogo nel quale c’è ancora un ampio margine di libertà, che a volte può anche dare le vertigini.
Avete lavorato con il produttore Francesco Donadello, che in questi anni ha collaborato con gente come Ben Frost o Nils Frahm. Che ci raccontate a proposito?
Vittoria: Con Francesco siamo amici da tanto tempo. Con lui abbiamo fatto ad esempio Cattive Abitudini con i Massimo Volume. Dopo quel disco ha lasciato l’Italia ed è partito alla volta di Berlino dove tutta la sua sapienza e competenza hanno avuto la possibilità di dare i loro frutti, ed è partita per lui una bellissima carriera. È stato bello per me lavorare ancora con lui, è diventato ancora più creativo ma anche molto pratico e concreto, e quando lavora ti trasmette tutta la passione che ha per la musica. Di base credo che abbiamo creato insieme (e molto grazie a lui) un ambiente sereno e libero per lavorare.
Come influisce invece la città di Bologna nel vostro progetto, che in fondo parte da là? Il fatto di conoscervi da tempo aiuta l’alchimia?
Francesca: Bologna è la città che entrambe abbiamo scelto e dove si è sviluppata la carriera musicale di ognuna quindi ci deve essere una qualche energia nell’aria…da sempre è considerata un luogo di libertà e sperimentazione. Poi siamo amiche da tanti anni e ci siamo frequentate per lungo tempo prima di formare il duo. È davvero stato un processo naturale.
Vittoria: Bologna è ovviamente tutto quello che Francesca ha descritto sopra. È una città dove credo si riesca ancora a vivere sereni. Dobbiamo ora solo lottare (come sta succedendo in tantissime città dell’occidente) per non farla soffocare a causa del caro-affitti e dell’overtourism, è una sfida che la nostra classe politica locale deve assolutamente affrontare. Poi per il resto, a Bologna gira tanta musica, ci sono tanti posti dove suonare, tante persone interessanti eccetera. Ci sono già insomma tante risorse perché è sempre stata molto viva, ora deve anche dare una ulteriore direzione politica.
Ho letto da qualche parte che vi piacerebbe l’idea di creare una colonna sonora per un film; vi viene in mente qualche pellicola che avete visto di recente e che vi ha fatto pensare di essere il film giusto per voi?
Francesca: Di recente ho visto pochi film, purtroppo, ma se dovessi risponderti al volo, senza pensarci troppo, adesso mi vengono in mente: All of us Strangers di Andrew Haigh, Anora di Sean Baker, e A Girl Walks Home Alone at Night di Ana Lily Amirpour. Ma in generale affronterei qualunque sfida.
a cura di Gio Taverni
Le prossime date del tour Bono / Burattini
23/04 Roma, Zen Arcade Fest al Wishlist club
24/04 Mount Echo’, Basilica Imperiale di Santa Croce Al Chienti – Sant’Elpidio a Mare (FM)
16/05 Bologna, GEMINI Festival
29/05 Torino, Jazz is Dead