Quando si arriva a Lamezia Terme – principale approdo in Calabria per i “forestieri” – molto probabilmente non si ha la minima idea di cosa sia questa regione, se non si è del posto.
L’immaginario collettivo sulla punta dello stivale è fin troppo limitato a pochi elementi – non c’è bisogno di elencarli: cosa vi viene in mente se dico Calabria? – eppure, proprio qui, è in atto un processo di decostruzione e ricostruzione identitaria, a cui bisogna prestare attenzione anche nel caso di un festival musicale.
“Il destino non esiste se tu sai essere la tua storia”, dice Gioacchino Criaco, noto scrittore-guru calabrese, nel suo libro Il custode delle parole. E il Color Fest sembra aver abbracciato a pieno queste parole. Giunto alla tredicesima edizione, il festival reclama per la Calabria il suo spazio a pieno titolo nel calendario estivo del Sud Italia.
Se in origine si presentava come una kermesse principalmente indie e a vocazione nazionale, a partire dal 2023 – l’anno che ha visto i Franz Ferdinand scegliere il festival per la loro unica data al Centro-Sud – si è percepito un netto upgrade. Le line up sono diventate più internazionali, eterogenee e ambiziose.
“Quando sulla riva verrai…” è il tema di questa edizione, un verso tratto dal carme Stormi di IOSONOUNCANE – artista sardo ormai di casa, già più volte ospite del festival. Come da tradizione, il Color Fest sceglie infatti i suoi sottotitoli ispirandosi a versi di canzoni italiane o internazionali.
La nuova location quest’anno è la Riviera dei Tramonti sul lungomare Falcone-Borsellino di Lamezia Terme ed è proprio su questa “riva”, di fronte allo Stromboli in orizzonte, che il festival porta la sua magia.
La scelta della location non è solo scenografica, ma carica di significato storico che diventa la vera chiave di volta dell’intero evento. Il palco principale si erge di fronte al mare, ma il suo sguardo è rivolto verso l’anfiteatro intitolato a Emanuela Loi, una delle prime donne agenti di polizia di scorta in Italia, che perse la vita nella strage di mafia di via D’Amelio insieme al giudice Paolo Borsellino. Se è vero che non si può dimenticare il passato, è anche vero che si può riscrivere e raccontare il presente in maniera diversa.
Quando la magia dei concerti al tramonto finisce, ci si sposta al fresco nella pineta di fronte, in cui si trovano gli altri stage, il mercatino vintage e il camping. E qui i live proseguono al chiaro di luna: durante le sere del festival, la luna sorgeva esattamente alle spalle del palco Pineta, creando una scenografia naturale di rara bellezza. A quel punto, il gioco è fatto: lo spettacolo non è solo sul palco, ma tutto attorno.
Quali altri festival in Europa offrono un simile connubio tra natura, storia, paesaggio e musica?

Cose che ci sono piaciute tanto
- L’inizio del festival con Anna and Vulkan in pineta: Anna and Vulkan è una delle artiste più interessanti del panorama musicale partenopeo. È proprio lei a inaugurare il Color Fest, con un pop funk fresco all’ombra dei pini. Un’ottima scelta, anche per riflettere l’anima del Sud del festival.
- I concerti al tramonto di Marco Castello e Giorgio Poi: Come abbiamo detto, avere il palco principale sulla spiaggia, con alle spalle il tramonto sullo Stromboli, è un valore aggiunto che rende il Color Fest abbastanza unico in Europa.
Marco Castello – cantautore siracusano candidato erede di Lucio Dalla – con tutta la sua band ha riscaldato il palco a suon di trombe, trombone e chitarre la prima sera. Non solo con i suoi pezzi, tutti rigorosamente in siciliano, ma anche con la cover di Palco, il brano con cui Gilberto Gil spesso finiva i suoi concerti proprio perché esprimeva l’allegria e la gratitudine di suonare su un palco davanti a un pubblico.
E poi Giorgio Poi, il cui ultimo album Schegge sembra fatto apposta per essere suonato al tramonto, per abbracciarsi come se fosse l’ultimo giorno dell’estate. Sia nel caso di Castello che di Poi, il pubblico era costituito da una base solida di fan fedeli, a testimonianza della gavetta che entrambi i musicisti hanno intrapreso già diversi anni fa anche all’estero.
- L’energia di okgiorgio e la sorpresa del b2b con Mace: Ci piace pensare che tra chi ha deciso la line up del Color Fest, ci sia stato un momento alla Boris in cui si sono detti: “perché non mettiamo in scaletta Giorgio Poi e okgiorgio nello stesso giorno?!”
E così è stato: il meme dell’estate è proprio questa foto scattata dopo i live di entrambi. okgiorgio è una bomba di energia che irradia tutto ciò che tocca e infatti verso la fine del suo set si è buttato per un crowdsurf contagioso senza pensieri.
A trasformare la pineta in un dancefloor prima di okgiorgio c’è stato nientemeno che Mace, con cui poi avremo un b2b notturno a sorpresa nell’aftershow al lido “La Baia”, sempre sullo stesso lungomare. Insomma, giorno 2 del Color Fest sancisce l’apice di emozioni per il pubblico: non c’è il tempo di riprendersi dall’introspezione sentimentale di Giorgio Poi perché ci sono Mace e okgiorgio a farci ballare fino a farci male.

- La sorpresa dei Mind Enterprises al posto dei Dov’è Liana: È vero: i Dov’è Liana stanno passando un brutto momento per cui hanno dovuto rinunciare last minute anche al Color Fest. Ma un’altra sorpresa arriva alle 13 del 13 agosto: saranno i Mind Enterprises a salvare la serata del giorno 3! Con i loro completi Sergio Tacchini, il Campari, le sigarette, la italo disco che quasi ci fa sentire negli anni ‘80.
- L’anima alternativa: Il giorno 3 è anche quello di Be Color, il format nato dalla collaborazione con Be Alternative, altra rassegna musicale che ha portato sulla Sila calabrese artisti come Jeff Mills, Almamegretta, Max Gazzè a inizio agosto. Sui palchi del Color, invece, è il giorno più post-punk-post-Brit con The Murder Capital da Dublino e gli Shame da Londra. Questi ultimi hanno portato il pubblico a fare del crowdsurfing intenso e liberatorio: il cantante faceva le piramidi sul pubblico mentre il bassista faceva capriole sul palco.


- Il mercatino locale e il Bibliobus del Sistema Bibliotecario Lametino: Non è un festival senza stand di merchandise, dischi e soprattutto collanine colorate! Un altro valore aggiunto, apprezzato dai festivalieri di ogni età, è stato il Bibliobus del Sistema Bibliotecario Lametino: un luogo dove prendere una pausa dai concerti (e dal caldo) e leggere un libro in prestito per viaggiare altrove.
- Un festival a dimensione umana: Poter incontrare lə propriə artistə preferitə dopo i loro concerti non è da tutti i giorni. Diventa possibile quando hai un festival “a passo umano”: senza grosse aree di backstage e senza muro di separazione tra pubblico e musicistə. A testimoniarlo, anche la presenza di numerose famiglie tra il pubblico. Un’esperienza di comunità sempre più rara nei festival mainstream del Nord Europa.
Cose che non ci sono piaciute tanto
- Poco spazio per le artiste: Anna and Vulkan, Gaia Rollo e Altea hanno offerto delle performance di alto livello, seppur relegate solo a palchi più piccoli e a orari di apertura. Possibile che l’unica “big”, in una line up di 3 giorni, sia stata solo Joan Thiele? Sì. Facciamo di più per portare più musiciste sui palchi: ad oggi ce n’è una ogni 3.6 maschi (qui altri dati sconfortanti sulla parità di genere nell’industria musicale nel mondo).

- Le due bottiglie di vino bianco sullo stage di Ekkstacy: sarà poco rock dirlo ma l’alcol è passato di moda. E vedere l’astro nascente dell’indie canadese scolarsi due bottiglie di vino alle 6 di pomeriggio sullo stage non è stato piacevole. Anche qui c’è un discorso da portare avanti su come proteggere la salute mentale dei musicistə.

Extra plus
Andare al mare prima dei concerti: Forse la cosa più bella di tutte: poter fare una mangiata di pesce fresco in un posto sincero a Lamezia, un gelato a Gizzeria Lido (poco distante) e un tuffo al mare a pochi metri dal palco.
Se uno degli obiettivi del Color Fest era spingere i “forestieri” a vivere e esplorare appieno questo tratto di costa, allora il successo è stato raggiunto.
A confermarlo sono le parole del Direttore Artistico Mirko Perri: “Vedere 10.000 persone vibrare insieme tra mare, pineta e tramonti è stato un segnale potentissimo: il pubblico, gli artisti e il territorio hanno risposto con entusiasmo, trasformando questa esperienza in qualcosa di irripetibile. La Calabria sta vivendo un momento di crescita culturale straordinario e il Color Fest vuole essere motore di questo cambiamento, un laboratorio vivo e un punto di riferimento per le nuove generazioni. Continueremo anno dopo anno a costruire un festival che non sia solo musica, ma un appuntamento di comunità, appartenenza e futuro”.
Una visione che sottoscriviamo in pieno, nell’augurio che questo fermento non sia che l’inizio.