Dopo Il vecchio al mare nel 2024, con le sue rievocazioni memorialistico-autobiografiche, lo scrittore napoletano Domenico Starnone torna in libreria per Einaudi con Destinazione errata. Ed effettivamente in questa storia, che sembra dipingere un’epoca, se non dipingerci tutti come individui e animali social, c’è un destinatario sbagliato, quello del whatsapp che il protagonista – felicemente sposato – invia erroneamente a Claudia, collega di lavoro, anziché alla moglie Livia. Il testo del messaggio è un inequivocabile ti amo, che viene accolto, sorprendentemente, con grande gioia e serietà assoluta da Claudia. La donna rivela il suo amore al protagonista, io narrante, il quale, anziché rimediare immediatamente confessando l’errore, accende un fuoco nella sua vita, in quella della sua famiglia e in quella della stessa Claudia. La realtà di un rapporto lavorativo, fino al giorno prima, sereno e routinario viene trasformata improvvisamente da una confessione nata da un errore, di quelli che capitano a tutti. Un whatsapp inviato alla persona sbagliata.

Con questo romanzo, Starnone torna a indagare, dopo Lacci e Confidenza, i complessi meccanismi della coppia moderna, dal sesso al tabù del tradimento – e al tabù della fedeltà. Cosa accade veramente in questa storia, è possibile scoprire di amare o trovare attraente qualcuno solo perché ha confessato il suo amore per noi? Parrebbe di sì, nel romanzo di Starnone, ma com’è caratteristico della sua penna le cose non sono mai come sembrano. È amore o è vanità quella che conduce un uomo, il quale si dichiara innamorato della moglie e sessualmente appagato, padre felice, a tradire e ad abbandonare i figli a casa nel cuore della notte per rubare baci con l’amante?
Che sia infatuazione – vocabolo volutamente âgée, ma interessante, da riscoprire – o una lucidatura dell’ego, l’interrogativo resta intatto in tutto il romanzo, per il lettore, ma soprattutto per il protagonista stesso. Nel giro di sette giorni – dal sabato al venerdì della settimana successiva – e in poche pagine (nemmeno 150) Starnone delinea un uomo (e con lui una generazione, un’epoca, noi stessi) attraverso una prima persona dallo sguardo impietoso: la voce narrante appartiene a un individuo irreprensibile, padre presente di tre figli, innamorato della moglie Livia – donna formidabile in qualsiasi ambito – sceneggiatore prolifico e ottimo collega, eppure questo quadro viene incrinato dalle confessioni segrete che fa alla pagina e al lettore, fino ad alcuni eventi decisivi del passato.
Il protagonista di Destinazione errata è il risultato di una società che, mentre precipita, continua a specchiarsi nel touch screen, di una generazione che vincola anche il migliore degli uomini ad alter ego ammalati di machismo, declinato in varie forme, come tanti Mr. Hyde dietro altrettanti Dr. Jekyll. Un maschio che potrebbe risolvere in pochi secondi quello che è, né più né meno, un banale equivoco, un messaggio inviato alla donna sbagliata, ma che sorprendentemente non lo fa. Si lascia trascinare dall’emozione del momento, dall’infatuazione, dalla passione fino a confonderli con altro, nonostante i ricordi dal passato avrebbero dovuto insegnargli che «ci siamo guadagnati, meno male, il diritto al piacere, ci siamo liberati della colpa, dell’inferno, di leggi insulse, ma il dolore, dove lo mettiamo il dolore, facciamo finta di niente?».

Ma la penna elegante, scorrevole e sempre in gioco con il lettore di Starnone è allegramente impietosa anche verso gli altri componenti del quartetto sentimentale: verso Claudia, la mite e competente innamorata che sembra aver vissuto anni in segreta adorazione di questo compagno di lavoro, ma che a tratti si rivela insicura, aggressiva, competitiva; verso il compagno di lei, Alberto, sempre sullo sfondo ma solo in apparenza; verso la moglie inconsapevolmente tradita, Livia, una donna perfetta – e sul finale ci si chiede se davvero lo sia. La realtà è che nel romanzo dello scrittore napoletano gli adulti sono tutti inaffidabili: anche i due anziani consiglieri – Carlo e Clelia – hanno personalità ingombranti, e inconsistenti allo stesso tempo. Nessuno, in questa storia, è davvero depositario di saggezza, di lucidità, di equilibrio, neppure chi dovrebbe esserlo all’anagrafe. Il lettore è divertito, ma anche spiazzato: siamo davvero (ancora) tutti vittime in balia dei sensi, delle scelte del partner, del potere della seduzione? Siamo davvero, dai venti agli ottanta, così stolidamente superficiali? Perché alla fine l’idea con cui ci lascia Domenico Starnone è che nulla è come sembra, nessuno è come pensiamo sia, nemmeno se ci dorme accanto da anni; il simbolo dell’autenticità è affidato ai quattro bambini figli degli amanti fedifraghi, che sembrano essere gli unici a comportarsi in modo adeguato e consono alla loro età.
Infatuazione, solo infatuazione, uno stupido obnubilamento: un’esperienza emotiva che si vive in ogni tempo della vita, che oggi diventa totalizzante, cui viene data una centralità tale da innescare un domino potenzialmente distruttivo. Eppure, dalla lettura di Destinazione errata se ne esce col sorriso, e con la curiosità: l’assoluzione dai peccati – e dai peccatucci – è sempre possibile, perché nessuno è mai veramente assolto da sé stesso. Tanto vale sorriderne.