Che cos’è la poesia? Infinite e inesauribili sono le definizioni di poesia, perché essa sfugge alle definizioni che limitano, circoscrivono. E come si può limitare ciò che per la sua stessa essenza è illimitato? È stato il senso di illimitatezza e di libertà che ho avvertito nella poesia a far sì che io trovassi in essa lo strumento privilegiato attraverso cui esprimermi e operare un vero e proprio lavoro su me stessa di autoconsapevolezza e conoscenza anche del mondo che mi circonda. Un modo più preciso ed esatto di vivere e di stare nel mondo perché la poesia mi ha dato e mi dà la possibilità di indagarne il mistero. Ho cominciato a scrivere durante l’adolescenza e se allora la poesia era il tentativo di placare l’inquietudine e il senso di spaesamento tipici di quell’età, in seguito ha assunto un carattere di intima e profonda necessità, di tentativo di risposta alle domande esistenziali che albergano in ognuno di noi. La poesia riesce a riportare ogni essere e cosa al suo volto originario, all’autenticità di un’esistenza illuminata dalla purezza dell’infanzia, perché è parola che ci conduce all’essenza e ci invita a distogliere lo sguardo dalla mera quotidianità e a rivolgerlo verso quell’altrove dove ogni cosa respira della propria verità. Ho vissuto e vivo la poesia come sostanza capace di distillare dal nostro caos e dal superfluo che ci appesantisce, l’essenziale, aprendo nell’anima vasti e sconfinati spazi e mostrando luoghi di noi stessi che non immaginavamo di avere. In una poesia dico “sminuzzo la realtà per meglio amarla” e mi sembra che renda bene l’idea del lavoro del poeta che sminuzzando la realtà la rende più accessibile, fa sì che possa stare tra le mani della gente così che se ne possa sentire il suono, il sapore, l’odore e amarla, comprenderla, stupirsene. Ecco, lo stupore un’altra qualità dei poeti assieme alla curiosità e soprattutto alla capacità di ascolto. Mi piace pensare al poeta come a un bambino che tiene in mano un giocattolo e lo osserva con attenzione, lo gira e lo rigira tra le mani e poi lo rompe per vedere come è fatto dentro. Nello stesso modo la poesia rompe la realtà dal di dentro rompendo il linguaggio e le sue regole e trovando e inventando un uso nuovo e diverso delle parole. In tal modo la poesia diviene una lingua- ponte tra le due sponde in cui si dipana la vita umana. Tempo fa traendo spunto da un’immagine della quotidianità mi era venuto da pensare alla poesia come a un qualcosa di simile all’atto dello stirare. In effetti gli indumenti che escono strapazzati dalla lavatrice, maltrattati dalla centrifuga mi fanno pensare alle cose del mondo, alla nostra umanità strapazzata e maltrattata. Così la poesia è un riportare le cose alla loro originaria forma, un trarle dal caos, un rifocillarle, prendersene cura. Perché poesia è innanzi tutto prendersi cura della parola e attraverso la parola aver cura dell’intero creato e di tutte le sue creature.
Sosta a lungo nel farsi luogo della parola. Impara ad accendere fuochi che ripetano sulla terra il volto delle stelle – un loro tratto almeno – e siano di ristoro allo sforzo di perdurare che ogni cosa ed essere compie. Insegna al pensiero l’uso domestico e quotidiano del silenzio, il suo mutare di sostanza attraverso la liquida sonorità dell’inchiostro.
Scende nelle articolazioni del tempo, sprofonda nei territori dell’invisibile, li illumina e ne riceve un’umile sapienza con cui ridisegna le mappe del visibile consumate dall’oscurità. Scava abissi lungo sentieri in cui la speranza prevede un difficile abbandono – lo stare, esposti, in attesa di ciò a cui apparteniamo. La pazienza di chi procede per cancellature. O similmente di chi, con altra voce, dell’essere fa scrittura.
Conserva nelle mani le ricorrenze, le cose che sembrano andare e tornare e invece rimangono in un silenzio che non sa più dirle e stanno in attesa dietro una porta chiusa. Complice la vita le annoda alle parole – come da bambino suo fratello legava a un filo le automobiline e le trascinava per tutta la casa. Le tiene in grembo, ne sfoglia l’almanacco, vi annota in margine brani di quella verità che la lega all’ombra delle cose.
In ciò che del giorno si consuma cerca il senso di quanto indisciolto permane. Il corpo di fondo della memoria – materia dei ricordi. Limatura del corpo e del pensiero. L’attimo che non scorre, ma va nel profondo. Un punto spazialmente e temporalmente inesteso dove tutto accade nel farsi parola di quanto ci attraversa. La perpendicolare della bellezza.
da “Corpo di fondo” (PeQuod, 2024)