“La guerra, anche quando gode di legittimazione internazionale, è soprattutto lutto”
Questa frase, contenuta in uno dei settanta capitoli dell’ultimo libro di Lorenzo Mazzoni, credo sia il cuore del racconto a più voci sviluppato dall’autore ferrarese. 81280JL Lennon, lIik e i topi salterini è solo l’ultimo capitolo di una storia ben consolidata tra Mazzoni e la casa editrice casertana Edizioni Spartaco.
Il libro di Mazzoni è ambientato all’inizio degli anni ’80 e si muove principalmente nella zona mediorientale più calda che ci sia, quella compresa tra Libano, Iran e Iraq. In quel palcoscenico di guerra non solo guerreggiata ma anche fredda, personaggi di vario tipo si muovono come attori pronti a impersonare di giorno in giorno ruoli diversi in un quadro politico e sociale molto permeabile. C’è il reporter che si spoglia della sua neutralità per diventare giocatore attivo delle battaglie sotterranee che si incistano in ogni conflitto, c’è l’assaggiatore di droga che si trova coinvolto suo malgrado in trame molto più grandi di lui, ci sono i servizi segreti di mezzo mondo, i combattenti per la liberazione della Palestina e come in ogni storia di spionaggio che si rispetti c’è, chiaramente, anche la CIA.
Ma pensare che quello di Mazzoni sia soltanto un libro di fantapolitica è sbagliato, probabilmente il vero motore di tutto il racconto è da ricercare altrove, lontanissimo dai teatri di guerra mediorientale, più precisamente nel Dakota Building di New York. Famoso palazzo della grande mela passato alla storia per essere divenuto la casa di John Lennon e Yoko Ono, famoso soprattutto per essere stato il teatro della sparatoria che ha portato alla morte del celeberrimo Beatle.
Proprio questo evento, andando a ritroso, diviene l’alfa e l’omega di questo racconto. L’autore, infatti, ci porta nella testa e nel corpo di Mark Chapman, lo fa muovere tra il Medioriente, Honolulu e New York, lo fa parlare telepaticamente con improbabili personaggi che alloggiano al Chelsea Hotel (altro luogo simbolo di chi ama il rock’n’roll come Lorenzo Mazzoni). Mark Chapman, in questo racconto, è un grande chef di nuove droghe capaci di mettere in subbuglio un’intera nazione, salvo poi perdersi nelle proprie elucubrazioni mentali.

In questo libro ogni personaggio declinato dall’autore combatte la sua guerra, ogni personaggio cerca il proprio riscatto, il proprio angolo di paradiso in mezzo all’inferno. Ma come abbiamo detto in apertura, la guerra è soprattutto lutto, anche quando la si combatte sotto l’egida di bandiere altisonanti o di organizzazioni internazionali. Così come nella più cinica e reale natura umana, tutti i personaggi di questo libro costruito a più voci come se ci trovassimo in un film di Inarritu, finiscono per essere tritati da un destino più grande e ineluttabile. Nel corso della lettura mi è capitato di ripensare ad alcuni romanzi di Paco Ignacio Taibo II sul Messico, storie in cui personaggi diversi, tra cui anche Hemingway, partivano da punti molto diversi per confluire tutti nella stessa grande storia.
Sembra di vederlo già in televisione, come la sceneggiatura di un film, il carico di droga che può invadere le strade di un paese come gli Stati Uniti, tremendo parallelo con la silenziosa invasione di fentanyl che sta martoriando le fasce più fragili d’oltreoceano e che invece negli anni 80 erano alla mercé di rotte che partivano dall’Afghanistan o dal Libano per approdare a Ellis Island o in porti simili. Droghe capaci di annientare la disobbedienza civile o la lotta per i diritti degli anni 70. In questo Lorenzo Mazzoni riesce a portarci nelle microstorie, quelle di uomini e donne travolti dalla storia con la S maiuscola, persone ed esistenze che hanno provato a cavalcare onde più grandi di loro e spesso ne sono rimaste schiacciate.
Lo stesso Lennon non è altro che una vittima di questa dinamica inarrestabile, la storia quando si mette in moto non conosce ostacoli, le piccole vite possono soltanto contribuire a formare un’immagine più grande di loro. A volte però anche un treno in corsa lanciato alla massima velocità può deragliare per un piccolo sassolino sulle rotaie, esattamente quello che è stato Mark Chapman per le vite di tantissime persone oltre che per Lennon, un piccolo sassolino che ha fatto deragliare una storia molto più grande della sua.