«Io sono nata adesso. Prima […] ero una moglie, un’amante, una creatura parassita di un’altra. Adesso sono io».
C’è una vita immaginata e una vita reale, una vita per sentito dire e una descritta in prima persona. Nella raccolta Magnifiche insolenti, edita da 8tto edizioni, nove autrici a cavallo tra ottocento e novecento sono (ri)portate in vita con le loro vite scritte e descritte in prima persona. La raccolta curata da Maria Vittoria Vittori, giornalista e saggista, è uno strumento potentissimo per portare i lettori in un humus sociale e culturale a cavallo tra due secoli in cui la figura della donna era vista dall’esterno in modo unidimensionale. A scomporre questa narrazione monolitica ci pensano le stesse autrici e che attraverso i loro scritti restituiscono tutte le sfaccettature di una presa di coscienza del ruolo e delle aspirazioni femminili nell’atto di provare a scardinare quella cappa che le teneva soffocate. Magnifiche insolenti continua il lavoro iniziato con la precedente raccolta, sempre pubblicata da 8tto edizioni, Humoursex. Pratiche di umorismo nelle scrittrici di fine Ottocento. Come nella precedente raccolta anche in Magnifiche insolenti uno dei grimaldelli più efficaci per penetrare la coltre del patriarcato imperante è l’umorismo. Basta pensare al racconto che apre il libro, Skating-ring della Marchesa Colombi.
Il volume si divide in tre grandi capitoli: Il vizio della libertà in cui i racconti si concentrano su come la società sia oppressiva e sminuente nei confronti dell’universo femminile, qui vediamo come ci sia una crescente presa di coscienza femminile nel pretendere di poter prendere le proprie scelte liberamente senza condizionamenti sociali. La seconda parte, La cultura non è un paese per donne, ci restituisce lo sgomento maschile nel vedere come una donna potesse abbandonare le sue mansioni abituali in favore della lettura e della scrittura e addirittura superare i propri uomini in bravura, come non pensare a un’autrice e una storia come quella di Colette, contemporanea a molte firme di questa raccolta. Nella terza, Pene d’amor perdute si indaga la libertà di poter esplorare il tema amoroso al di fuori dei canoni opprimenti delle dinamiche familiari e sociali che costringevano la vita di una donna all’interno di un percorso prestabilito, nella maggior parte dei casi, dalla propria famiglia senza possibilità di deviazioni.
La raccolta restituisce l’estrema vitalità del mondo femminile quando ai giorni nostri, per lo più, è arrivato solo il modo di vedere il mondo dagli occhi maschili. Basti pensare ad autrici di poche decine di anni fa, del secondo Novecento, che sono state assolutamente dimenticate o accantonate in favore di una produzione maschile inserita nei canoni ufficiali a prescindere dalla qualità. Ripenso al lavoro che fanno autrici come Giulia Caminito con le sue amatissime o a tutto il recupero effettuato dalle Mis(s)conosciute. La raccolta di 8tto edizioni si inserisce in questo filone che riporta in vita scritti di estremo valore e importanza.

Nella prima sezione ci sono due perle assolute come La dote di Clelia Romano Pellicano, che inizialmente era apparsa nel suo libro Novelle Calabresi, e che mi ha fatto ripensare a Interno Familiare di Anna Maria Ortese. La donna è un oggetto di scambio, più importante è la sua dote e più il suo valore è altro. Valore, chiaramente, inteso come accumulazione di capitale e non assolutamente come intrinseco alle caratteristiche umane. Lungi dal considerare la volontà femminile come una voce da tenere in considerazione. In questo contesto la storia messa in scena da Clelia Romano è incredibilmente coinvolgente. Innanzitutto, perché ci fa tuffare in un mondo di tradizioni che sembrano scomparse, ma soprattutto per come alla fine si riesce a dare voce a chi voce non ce l’ha. In chiusura del primo capitolo troviamo Un racconto di Sfinge, Un dolore inconfessabile, in cui l’emancipazione personale all’interno della famiglia è un argomento che sembra assolutamente tabù. Una donna si trova nella controversa dimensione in cui la morte del marito le permette finalmente di sbocciare, di vivere la propria vita. Può un’isperato ritorno dal mondo ei morti essere visto come la morte stessa della protagonista? Siamo alla fine dell’Ottocento, ma il contesto messo in scena nei racconti il più delle volte risulta di una potenza e dolorosità quasi irreversibili. La scrittura in questi casi, arrivata fino a noi, rappresenta una galleria scavata dall’interno di una prigione che permette di ritornare a veder le stelle, seppur all’interno delle pagine di un libro.
Nel capitolo centrale c’è un curioso esperimento di metanarrazione rappresentato da: La scelta dell’argomento di Annie Vivanti. Questo scritto dimostra come il tempo non abbia minimamente scalfito la possibilità di comporre anche quasi duecento anni fa, racconti brillanti capaci di girare attorno a temi come la scrittura ma anche e soprattutto la sottovalutazione delle capacità femminili. Sullo stesso filone, sempre a firma di Clelia Romano, troviamo un altro racconto degno di nota come La fine di un amore, qui sembra davvero di rivivere la storia di Colette. Gli equilibri familiari reggono fino a che i ruoli imposti dalla società sono rispettati. Nel momento in cui l’uomo viene relegato alla posizione di comprimario tutto scricchiola e anche i sentimenti si dimostrano servili rispetto alle convenzioni sociali. Nel terzo ed ultimo capitolo troviamo storie che esplorano le vie dell’amore anche fuori dal contesto matrimoniale. Attraverso l’esposizione delle asimmetrie sentimentali e relazionali i racconti, anche nella forma epistolare o di diario espongono l’inconsistenza di figure maschili incapaci di argomentare o gestire relazioni più complesse.
Ci sono vite immaginate e vite reali, in Magnifiche insolenti anche l’invenzione ci restituisce uno spaccato di realtà che sembrava dimenticato, un modo di rileggere pagine capaci di contribuire alla discussione sul ruolo della donna nella letteratura a tutto tondo. Curioso percepire la difficoltà di fare passi in avanti su alcuni temi ancora oggi. Doloroso ammettere che alcune battaglie sono ancora in corso più che mai. Sorprendente vedere le soluzioni letterarie messe in opera per affrancarsi da una società che arranca mentre la scrittura sa già correre.