A Torino non c’è mai nulla da fare.
Forse ricorderete la polemica dello scorso anno sul TOdays Festival. La riassumo brevemente per chi se la fosse persa: la scorsa estate lo storico festival torinese è stato tolto dalle mani del suo ideatore e organizzatore Gianluca Gozzi e ri-assegnato tramite bando (che ha lasciato qualche perplessità nella chiarezza delle modalità di assegnazione e soprattutto nelle condizioni imposte dal comune per la realizzazione). L’associazione Reverse vince il bando e si accolla quella che a tutti è sembrata un’impresa impossibile: fare crescere il festival, come richiesto dal comune di Torino, ma potendo contare sugli stessi finanziamenti delle edizioni precedenti e con pochissimi mesi a disposizione per lavorare.
Ora, senza entrare nel merito di come sia andata (spoiler: quest’anno stranamente il festival è stato cancellato nonostante fosse stato emesso un nuovo bando e non si sa come siano stati destinati i fondi stanziati), quello che ha davvero animato la scorsa estate torinese è stata l’indignazione di molti rispetto all’usurpazione del festival dalle mani di chi per 9 anni lo ha fatto crescere. Il risultato è stata un’estenuante diatriba social e un boicottaggio del nuovo TOdays, che effettivamente, non ha raggiunto buoni numeri, anche se non sapremo mai se queste polemiche e boicottaggi abbiano avuto la loro parte o se semplicemente fosse un’impresa troppo ambiziosa (per chiarezza, io ho partecipato all’edizione, e ringrazio gli organizzatori per averci regalato una settimana di live interessanti, rimettendoci probabilmente di tasca propria).
Veniamo a qualche mese fa. Insieme alla notizia della cancellazione definitiva del TOdays e della sua fine nell’anno che avrebbe dovuto segnarne proprio il decennale, Gianluca Gozzi annuncia un nuovo festival, più ridotto, ma naturale erede: Monitor. Due giorni, giovedì 10 e venerdì 11 luglio, stessa location, l’area verde di Spazio 211 nel quartiere Barriera di Milano, stessa lineup di nicchia per intenditori, curiosi, e per chi ripone fiducia nella capacità di Gianluca di mettere insieme nomi sempre interessanti e che spesso si leggono nei cartelloni di festival prestigiosi negli anni successivi.
A Torino non c’è mai nulla da fare, dicevamo. A Torino la cosa che più ci piace fare è lamentarci, alimentare sterili polemiche sui social e poi, quando le cose ce le servono belle e pronte, a casa e a prezzi contenuti, non partecipare. Sia chiaro, nessuno si aspettava l’affluenza di TOdays, che dopo tante edizioni attirava gente da ogni parte d’Italia, ma mi aspettavo decisamente un pubblico più generoso. Non so se gli organizzatori siano contenti dei numeri – comunque soddisfacenti considerando che scarsi investimenti (da parte del comune) significano per forza una più scarsa pubblicità e visibilità – ma sarebbe bello che i torinesi una volta tanto dimostrassero coerenza e mettessero mano al portafoglio per sostenere chi fornisce un’alternativa ai concerti di Capodanno o di San Giovanni, invece che stare a ricordare i gloriosi tempi andati in cui in città si ascoltavano gratis i Daft Punk.

Questo preambolo perché anche io in quanto torinese non sono immune dalle polemiche e per dire a tutti quelli che se lo sono perso che hanno fatto male.
Arrivo a Spazio211 giovedì poco prima delle 19 e varcando la soglia le emozioni sono contrastanti. Se da una parte tutto richiama alla mente quel festival, allo stesso tempo pochi, quasi impercettibili dettagli, fanno capire che stiamo partecipando ad altro. Si percepisce che Monitor è una piccola creatura: non ci sono sponsor, non ci sono i van con le offerte di cibo, non ci sono altisonanti chorus ai lati del palco. Monitor è qualcosa che ancora deve crescere, interamente gestito con le energie, le forze e gli investimenti dell’organico di Spazio211. Non esiste nemmeno un profilo social dedicato, tutto è veicolato dalle pagine del locale ospite. Ma l’atmosfera è frizzante: da quel palco, negli anni, sono passati ormai migliaia di artisti, a partire dagli anni di Spaziale festival, passando per TOdays e la rassegna TILT (Torino Is Louder Today) e stiamo per assistere alla nascita di qualcos’altro.
Nei due giorni si alternano sul palco 8 tra band e artisti solisti, con una qualità e una varietà a cui Gianluca Gozzi ci ha abituati negli anni. Dalle esclusive alle prime volte in Italia, dopo i torinesi Cherry Pies tocca alle ballads (un po’ ostiche) del cantautore folk Richard Dawson e quelle dolci e romantiche di Gia Ford, che per l’occasione si presenta in versione duo invece che con la band, lasciandoci con l’acquolina in bocca. Abbiamo ascoltato le divagazioni elettroniche della bravissima Mariachiara Argirò, l’eleganza di Arooj Aftab e le sue sonorità impossibili da definire, con quel mix di tradizione e contemporaneità e quella voce dolce e potente, che si stenta a credere possa uscire da un corpo che non dimostra per nulla la sua età. È stata la prima volta in Italia di Luvcat, la risposta indie alle Sabrina Carpenter, Charlie XcX e Chappel Roan, con un live che ha catturato tutti. Abbiamo assistito al delirio degli Yin Yin, psichedelia, disco, funky, surf, falsetto, tutine e mossette. Porto a casa una divertentissima foto con la band e la voglia di riascoltarli live. Li lascio per ultimi, i protagonisti indiscussi di questa prima edizione: gli Shame, il nome che mi ha fatta saltare dalla sedia all’annuncio. Ormai band di punta della scena post punk inglese dopo aver diviso il palco con i Fontaines DC, ci hanno dato esattamente quello che volevamo. Charlie Steen, nel suo nuovo look giacca-bretelle-collare ecclesiastico, ha fatto un passo in avanti nella scalata a frontman trascinante. Un’ora e mezza di sudore, pogo e stage diving – del pubblico e anche dello stesso Charlie. Ci vorrebbe un concerto così per chiudere ogni settimana, per levarsi di dosso le ansie della routine e liberarsi in un rito catartico. Forse sono di parte perché li amo, ma le mie aspettative sono state superate. L’unica nota dolente è che si meritavano un pubblico più nutrito.
Quella che speriamo essere la prima di tante edizioni di Monitor finisce in una serata di luglio che chiude la programmazione estiva di Torino, quantomeno quella che può interessare alla sottoscritta. Ancora una volta mi sento di dire che Gianluca ha fatto centro: come ogni anno ci ha portato qualcosa di vecchio, e qualcosa di nuovo (a farci portare a casa qualcosa di blu – dei lividi – ci hanno pensato gli Shame). Non mi sbilancio in pronostici, che in questa città sembrano portare piuttosto male, ma spero davvero di vedere crescere questo nuovo piccolo grande Monitor.