“la memoria non è ricordare, è aver attraversato l’esistenza. La memoria non è un territorio del sogno, per questo esiste il racconto, la rievocazione…per strappare all’oblio della dimenticanza quel che non dobbiamo tralasciare, quel che non dobbiamo perdere”
Anche le divinità, dotate del dono dell’immortalità e dell’onniscienza, a volte sentono il bisogno di confrontarsi con la temporalità e con la vita vera. Oblomov, personaggio del celebre e omonimo romanzo di Goncarov, si chiedeva a un certo punto “ma quand’è che si vive?” e la stessa domanda sembra porsela il protagonista di questo romanzo di Nicola Argenti pubblicato da Les Flaneurs.
Iperione, nella fattispecie, il protagonista di questo romanzo è un nome sconosciuto ai più, un Titano, una divinità quasi nell’ombra delle altre più conosciute, l’autore parte da questo outsider della volta celeste per intraprendere un viaggio terreno. Come se in qualche modo chi sta al di sopra delle contraddizioni umane a un certo punto sentisse il bisogno di confrontarsi con questa materia mortale reputandola molto più attraente dell’essere al di là del bene e del male.
Per questo, L’esercizio involontario del sogno, risulta essere un romanzo fuori dagli schemi noti della narrativa, un testo che si avvicina più ai miti classici, non solo per la scelta degli attori da mettere in scena sulla pagina ma piuttosto per la composizione del racconto che mostra uno scenario lasciandone però intendere un altro. La scrittura di Nicola Argenti si basa su una continua allegoria di un immaginario mitologico e al contempo umano. Il racconto è sottratto al tempo e allo spazio come in una favola buona per ogni epoca.

Parlare attraverso il mito serve ad andare al cuore di temi profondamente umani. Un modo per ragionare su massimi sistemi che governano un mondo sempre più caotico. I personaggi che il protagonista di questo viaggio incontra lungo il cammino, dagli uomini ai fantasmi fino alle ombre, sono portatori di storie e dolori profondamente umani, essi rappresentano l’escamotage per raccontare della nostra società intrappolata in guadi fatti di guerre, distruzione delle risorse naturali e di inquinamento dell’animo umano. Ogni capitolo, ogni incontro, induce a riflettere su uno dei mille risvolti della condizione umana, sulle nostre fragilità e sulle ombre che si allungano sui nostri destini.
Tutto ciò, però, non deve far credere che questo sia un libro di difficile lettura. Argenti riesce a impregnare il suo racconto di una leggerezza capace di lambire anche il registro più ironico. La favola, il viaggio e il mito riescono ad attraversare sia l’alto che il basso. Di sicuro L’esercizio involontario del sogno non è una lettura che può essere fatta distrattamente, se non altro perché, ogni tanto, anche in questo tipo di società che ci induce alla rincorsa occorre fare come il protagonista, Iperione, che mette in pausa tutto per prendersi gli ultimi quindi minuti del mondo, un tempo tutto per sé, per sperimentare la condizione umana, per riflettere su di essa. Un tempo ci vuole, per parafrasare Pavese in qualche modo, un tempo in cui sospendere il giudizio e riflettere, cosa molto rara nei giorni che viviamo.
Proprio la riflessione potrebbe essere la molla di ogni viaggio, un percorso che ci porta alle estremità delle nostre convinzioni e convenzioni, da quella umana fino a quella delle divinità. Lo scopo non è trovare risposte, non è arrivare a un punto che sia conclusivo, lo scopo è in questo viaggio fatto di letteratura, allegoria e domande capaci di smuovere le montagne.