“Certe volte nemmeno Torino riusciva a essere abbastanza grande da staccare con il paese…”
Lucio e Atena siamo noi, lo siamo stati tutti. Lucio e Atena sono i protagonisti dell’ultimo romanzo di Andrea Martina: Questo posto mi sta respingendo pubblicato da 66thand2nd nella collana Bookclub. La storia di questo libro è la storia di una parte dei giovani studenti di questo paese, ragazze e ragazzi che si mettono in viaggio per trovare la propria strada. Chi parte sa da che cosa fugge ma non sa cosa cerca, diceva Lello Arena nel famoso film di Massimo Troisi Ricomincio da tre. Quella famosa battuta racconta molto più di mille recensioni la storia dei due protagonisti del romanzo. In realtà i due ragazzi lasciano Crianza, il loro paese d’origine con un carico di aspettative che sono tutte esogene. Le rispettive famiglie hanno già scritto la storia dei loro figli, solo che questi finali annunciati sono tutt’altro che scontati.
Forse è questo uno dei pregi migliori del romanzo di Martina, quello di indicarci delle storie che sembrano già scritte per poi farci percorrere molta strada insieme ai personaggi che alla fine di questo viaggio sono lontanissimi dai punti di arrivo che sembravamo immaginare per loro all’inizio. Vale Per Lucio, per Atena, ma vale anche per i loro genitori. Il padre di Lucio ha una cartoleria che fatica a tenere in piedi mentre il padre di Atena è il classico uomo perbene uscito dalla società civile che si trova a fare i conti con la conduzione della cosa pubblica con tutti i problemi derivanti dai piccoli centri abitati.
A intersecare le vite dei nostri protagonisti abbiamo la storia con la S maiuscola. Succede a Lucio che per un nulla non incrocia gli eventi tragici del Bataclan e succede a Crianza, alla Puglia in generale attraversata dall’epidemia di Xylella che ha scombussolato le vite e le economie di tantissimi pugliesi. Sullo sfondo oltre al profondo Sud c’è Torino, capitale universitaria dove gran parte di futuri ingegneri di questo paese cercano cittadinanza durante gli anni di studio al Politecnico. Tra quelle mura universitarie si muove (a fatica) il personaggio più tormentato di questa storia: Lucio.
Lucio, infatti, ha un ruolo speciale nel racconto perché pagina dopo pagina viene a coagulare dentro di sé tutti i nodi che si accumulano in un uomo non ancora formato, in un essere umano con delle spalle non ancora abbastanza solide da reggere il peso delle aspettative e al contempo da riconoscere la propria vera identità quando si guarda allo specchio. Quanti titoli abbiamo scrollato sui nostri schermi che parlavano di studenti universitari che non hanno retto il peso delle aspettative delle loro famiglie. Lucio è uno di loro, e la sua storia flirta pericolosamente con quel limite che una volta superato diventa irreversibile. Dall’altro lato del pendolo invece c’è Atena studentessa modello che non ha mancato un trenta, ma che quando arriva a quello che credeva essere il suo sogno realizzato comincia a vacillare, perché crescendo si cambia, e ci si scopre diversi molto spesso da quello che gli altri ci avevano abituato a pensare di noi stessi.
“Se hai pensato di farla finita per colpa dell’università non sei l’unico”
Questo posto mi sta respingendo è la storia di molti cambiamenti, è la storia di tutti noi, come dicevo all’inizio di questo articolo. Perché i cambiamenti sono la sola costante delle nostre vite. Perché le strade non sono mai una linea retta che congiunge il punto A col punto B. Così leggendo le pagine di questo romanzo ci si rende conto di come tutti i suoi protagonisti, principali o secondari, arrivino ad apparire molto diversi da quelli che ci erano sembrati nelle prime pagine in cui li abbiamo incontrati. Gli impedimenti, le deviazioni, i fuori programma e i problemi durante il tragitto sono la sola cosa che, in fin dei conti, vale la pena di raccontare nei libri che vorremmo leggere.