a cura di Rocío Bolaños
Messico, 1925 – Tel Aviv, 1974. Poeta, scrittrice, saggista e diplomatica messicana. Una delle intellettuali più influenti del XX secolo in Messico. Ha sostenuto il femminismo e la difesa dei popoli indigeni, punti cardine della sua opera letteraria e del suo attivismo politico. Ha svolto una carriera diplomatica come ambasciatrice del Messico e ha ricoperto incarichi culturali.
Rosario Castellanos indaga in maniera lucida e dolorosa il sé e la società nel panorama sociale e letterario del Messico. La sua opera illumina la vulnerabilità e la tensione tra ciò che si è e ciò che si sogna di essere, mettendo in discussione l’indottrinamento. Il suo lavoro letterario ruota attorno ad alcuni punti centrali: femminismo, indigenismo, identità, solitudine e memoria sociale. Una scrittrice che interroga il silenzio, le tante impossibilità dell’amore, il desiderio e i legami umani e universali che vivono in ognuno di noi.
Perché la poesia di Rosario Castellanos è così attuale?
Per dare un’idea della profondità senza tempo che troviamo nella sua poetica, cito tre testi:
Elegia
Mai sono stata una pietra come accanto a te.
E io che sognavo di essere una nube, acqua,
aria sulla foglia,
fuoco di mille fiamme variabili,
ho solo saputo giacere,
pesare, che è l’unica cosa che sa fare la pietra
attorno al collo dell’annegato.
Nostalgia
Ora sono tornata.
Ho portato quanto porta l’onda, per rompersi, porta
—sale, schiuma e schianto—,
e ho toccato con le mie mani una creatura viva:
il silenzio.
Eccomi qui sospirando
come chi ama e si ricorda ed è lontano.
Splendore dell’essere
Per adorare non ho portato oro.
(Ecco le mie mani spoglie)
Per adorare non ho portato mirra.
(Chi porterebbe tanta scienza amara?)
Per adorare ho portato un granello di incenso:
il mio cuore ardendo in canti.
Meditazione sulla soglia
No, non è la soluzione
buttarsi sotto un treno come Anna di Tolstoj
né bere l’arsenico di Madame Bovary
né attendere sugli altipiani d’Ávila la visita
dell’angelo con lo spadone
prima di prendere i voti
e cominciare ad agire.
Non finire le leggi geometriche, contando
le travi della cella di punizione
come fece Sor Juana. Non è la soluzione
scrivere, mentre arrivano le visite,
nel salotto della famiglia Austen
o rinchiudersi nella mansarda
di una qualunque residenza del New England
e sognare la Bibbia dei Dickinson
sotto il cuscino da nubile.
Ci deve essere un altro modo che non si chiami Saffo
né Mesalina né Maria Egiziaca
né Maddalena né Clemenza Isaura.
Un altro modo di essere umani e liberi.
Un altro modo di essere.

Mantiene la sua attualità nel tempo e continua a risvegliare risonanze in generazioni lontane da quelle che l’hanno vista nascere. La sua poesia risponde al bisogno di capire se stessi e il mondo, di interpretarli ed esprimerli, e incita a creare spazi di discussione sul ruolo della donna. Attraverso la letteratura, Rosario Castellanos guida le parole come veicolo catartico e di costruzione dell’identità, elaborando traumi familiari, perdite e il conflitto tra individuo e collettività.
Questa poesia, fuori dallo spazio-tempo, ci porta all’azione intima dove convergono resistenza, sensibilità, inclusione ed etica. La sua voce è stata anticipatoria nel mettere in discussione il sistema patriarcale e continua a promuovere un cambiamento sociale, così come il suo sguardo critico contro il razzismo, la discriminazione e la marginalizzazione dei popoli originari, questione tuttora urgente nella realtà messicana e latinoamericana.
Rosario Castellanos è l’esempio del percorso umano che fa la poesia: si inserisce nella tradizione poetica femminile portando avanti il cammino iniziato da Gabriela Mistral, Alfonsina Storni o Delmira Agustini, stabilendo un dialogo transgenerazionale, transnazionale e soprattutto ideologico che arricchisce l’esplorazione critica dell’identità femminile, della società e dell’impegno nelle lotte per la giustizia. Il lascito poetico, proseguito da autrici come Dolores Castro o Elena Poniatowska, tra le altre, e che oggi riprendiamo, offre immagini del mondo che servono come punti di riferimento per orientarci nella vita.
Grazie alla sua poesia possiamo chiederci: cosa significa oggi “essere l’altra o l’altro” in una società che impone ancora gerarchie di genere, razza e classe? Come possiamo ripensare le relazioni al di fuori dei modelli canonici? Siamo pronti ad andare oltre la tecnica e la descrizione della bellezza, oltre i poli di gruppi poetici ed editoriali, per fare della poesia uno strumento capace di mettere in discussione e destabilizzare l’ordine sociale? Possiamo trovare, come chiede Rosario Castellanos in Meditazione sulla soglia, un modo nuovo di essere umani e liberi che non ripeta modelli ereditati?