“Praticamente a me e a Cosimo ci pare che è tutto così, il mondo, un posto di cose che vorresti tenerti e che invece si perdono e non c’è verso di ritrovarle”
C’era un cassetto piccolissimo nella mia memoria in cui custodivo il ricordo di un piccolo film, Maternity Blues, una delle poche pellicole che mi sia capitato di vedere che raccontano la parte oscura del rapporto madri/figlie. Ci ho ripensato leggendo il bel romanzo d’esordio di Rossella Sorbara: Il cielo è nero la terra blu, edito da Neo edizioni. Il libro è stato pubblicato grazie al premio che ogni anno la casa editrice bandisce e tramite il quale negli ultimi tempi sono usciti alcuni dei titoli più interessanti e sperimentali del loro catalogo. La protagonista del romanzo è Nico, un’adolescente che si vede scivolare dalle mani il rapporto con la madre che intanto ha avuto una seconda gravidanza. In questa sorta di comunication breakdown si apre una voragine oscura in cui sembrano cadere e prosperare tutti i personaggi che popolano le pagine del romanzo.
Ogni adolescenza coincide con la guerra cantavano i Tre allegri ragazzi morti e questo libro sembra essere un po’ lo svolgimento di quel titolo emblematico che tanto bene sa riassumere gli anni complicati di chi vede il suo corpo e la sua mente cambiare in modo repentino e spietato. Non a caso Nico deve affrontare le insidie tipiche di quegli anni che tutti ci siamo trovati a vivere. Dai bulli fino alle prime cotte più o meno profonde. Tutte ferite che si vanno ad aggiungere a quelle che in una vita randagia, priva di punti di riferimento familiari, si finisce per fare in uno sperduto paese di provincia.
Non a caso uno dei personaggi che più attira l’attenzione della protagonista è Nadir, ragazzo gitano che segue il grande carrozzone del circo che approda anche nella recondita provincia torinese dove Nico sprofonda giorno dopo giorno creando un certo scompiglio.
“Nel paese in cui mi capita di vivere, l’unica cosa che succede è la nebbia”
La finestra sul mondo esterno per Nico è rappresentata da Cosimo, suo unico amico e centro gravitazionale di gran parte delle sue emozioni positive. Il loro rapporto ondeggia tra l’amicizia e qualcosa di non ben definito. Ma cosa è ben definito a quell’età? Poi c’è Angelina, la sorella maggiore di Cosimo che studia filosofia a Torino e che fa del nichilismo la sua bandiera, salvo poi cadere in una relazione tossica senza sbocchi. Dal punto di osservazione privilegiato di Nico tutto il mondo sembra incepparsi in continuazione.
Il padre assente per il troppo lavoro, la madre schiacciata per un peso troppo grande da sostenere senza aiuti, Cosimo che non sa come trasformare il rapporto con Nico, Angelina che predica bene e razzola malissimo. La bravura di Rossella Sorbara sta nel portarci nella vita di un’adolescente a partire dal linguaggio. La scrittura di questo libro, infatti, è un elemento imprescindibile dal racconto. Non ci sono termini distanti da quelli del vocabolario di una piccola esistenza in via di formazione, anche la coscienza evolve con il passare delle pagine, i termini complicati sono quelli usati dalle persone più grandi, Nico cerca corrispondenza nella sua realtà a quelle parole. La cerca nei comportamenti di chi dovrebbe esserle da guida ma che invece cade in errori molto simili se non più grandi a quelli che fa lei.
Da quassù la terra è bellissima, senza frontiere né confini, è la frase con cui tra le altre cose è passato alla storia Jurij Gagarin, altro nome evocato dal racconto di Rossella Sorbara, e in effetti è così che si dovrebbero leggere alcune trame umane, è così che l’autrice tramite la sua protagonista prova a fare. Bisogna saper mettere la giusta distanza da quello che ci fa male o da quello che non riusciamo subito a capire. Il tempo restituisce alcune soluzioni che in principio sembravano impossibili. Probabilmente è la stessa cosa che accade durante l’adolescenza, in cui si vede tutto da troppo vicino e tutto sembra grandissimo o difficilissimo, salvo poi lasciare che alcuni nodi si sciolgano da soli o semplicemente che crescendo impariamo a lasciar andare meglio alcune cose. Ne Il cielo è nero la terra blu facciamo questo viaggio breve ma intenso in un lampo che è la vita di una ragazza finita in una situazione complicata durante anni a loro volta molto intricati. Ognuno ne esce a modo proprio, e anche Nico trova il suo. Tutti i segni che ritroviamo sul nostro corpo e nella nostra memoria non fanno altro che ricordarci di quanto è stato lungo e intenso quel viaggio.