Città di incontri, incroci, intrecci e contaminazioni linguistiche e culturali, Trieste si presenta come il posto per eccellenza in cui assistere al sodalizio artistico e musicale che Teho Teardo e Blixa Bargeld portano in giro ormai da nove anni. E il Miela figura come il palco più adatto: quello di un teatro che ospita un programma ricco di sperimentazioni a cavallo tra identità di frontiera, collocato tra Italia, Austria e Balcani ma aperto a tutti i paesi in cui si parla il linguaggio universale della creatività. Così quando le luci si accendono e vediamo apparire Teardo e Bargeld, ci sembra più un destino che una collaborazione tra due artisti: in questo progetto, i due straordinari musicisti mettono in scena un dialogo attraverso l’italiano, il tedesco e l’inglese, le tre lingue che si sono mescolate in un altro celebre scambio a cui è legata la città, quello tra Italo Svevo e James Joyce – anche se in realtà questi ultimi due, cosa che pare sappiano in pochi, si esprimevano soprattutto nel dialetto triestino.

Per l’occasione, Teardo e Bargeld ci presentano un repertorio che attinge soprattutto al loro ultimo album, del 2024, intitolato a un altro incontro: Christian & Mauro, i rispettivi nomi di battesimo, quasi a suggerire al pubblico il desiderio di un incontro più intimo, in cui smettere i panni dei grandi musicisti in cui si sono nascosti per anni per offrirsi ad un pubblico diverso e più familiare. Abbiamo davanti due personalità fondamentali della musica indipendente, entrambi emersi dall’industrial e alle sue rumorosità per poi proseguire aprendosi a contesti eterogenei, tra cui quello che condividono in questo progetto. Bargeld, tedesco, nato a Berlino Ovest, è il fondatore degli Einstürzende Neubauten, gruppo tuttora attivo, nonché storico collaboratore di Nick Cave & The Bad Seeds, e nel progetto mette soprattutto la presenza e la voce, attingendo a sonorità di una dimensione lirica che appare inconsueta ai suoi ascoltatori consueti. Teardo invece gioca decisamente più in casa, nativo di Pordeone e friulano di appartenenza ed educazione, affermatosi come uno dei più originali compositori italiani contemporanei, oggi noto soprattutto per le colonne sonore di produzioni internazionali per cinema1 e piattaforme di streaming. “A Quiet Life”, il brano più riconoscibile nella loro collaborazione, scritto originariamente per il film Una vita tranquilla e poi associato alla serie Netflix Dark, ce la lasciano nell’encore: ancora più speciale poiché, per un improvviso calo di tensione dell’impianto, Bargeld continua a cantare anche quando i supporti elettrici si zittiscono, riempiendo la sala della sua voce che cresce di volume e intensità, prima di concludere: “Well, we wanted a quite life, don’t we? That’s what we got…”

Dark, oscuro come le sonorità e le armonie, come la “divisa” indossata dai musicisti sul palco, ogni elemento è selezionato accuratamente per contribuire a creare un’atmosfera sospesa e gotica. Ad arricchire la performance dello straordinario duo ci sono Laura Bisceglia al violoncello e Gabriele Coen al clarinetto basso, collaboratori di lungo tempo per Teardo, insieme a un quartetto d’archi tutto nuovo, composto da giovani musicisti del territorio, che in questo spettacolo sono selezionati localmente per ogni esibizione: una nota speciale per rendere unica ogni data nel calendario delle performances dell’eclettica coppia. All’arrivo a teatro, la presenza di tutti questi archi ci introduce subito il sospetto che questi due geni che hanno fatto la storia della musica coi loro fragorosi rumori abbiano intenzione di stupirci: ci avvolgono piuttosto con un tappeto sofisticatissimo e delicatissimo di suoni di intensità crescente, che all’improvviso si apre alle chitarre riverberate e ai fraseggi della chitarra di Teardo. La voce profonda di Bargeld restituisce coesione i due ambienti restituendo spessore alle armonie e alle distorsioni, intessendo un costante scambio linguistico che ci introduce ad ambienti domestici e mondi paralleli, com’è proprio di chi ha fatto dell’avanguardia la propria misura quotidiana. Lo stesso Bargeld che oggi si offre generoso con la maturità di un istrione sazio del successo ma non del calore del pubblico che si rinnova ad ogni esibizione, interagendo con gli spettatori tra un pezzo e l’altro, con la chiacchiera del vicino della porta accanto, che ci racconta ora di un film, ora del suo appartamento di Roma, ora dei quartieri di Berlino in cui ha vissuto.

La scaletta è ricca, ci aspettano due ore piene di musica. Ci sono brani che sorprendono, come “Mi scusi”, che apre il primo disco del duo, Still Smiling, cantata rigorosamente in italiano, al pari di “Bianchissimo”, che viene da uno degli EP intermedi, nonché “Bisogna Morire”, che invece è scelta dal disco più recente, quest’ultima che rivisita una danza della morte seicentesca che ha risalito i secoli e si veste della nostra quotidianità. Di “Nerissimo” invece, che dà il titolo al secondo disco, disponibile in inglese e in italiano, come prima e ultima traccia dell’album, ascoltiamo la versione anglofona. Si procede affiancando canzoni più nuove e meno nuove, “Empty Boat” e “Starkregen”, “Ich Bin Dabei” e “Dear Carlo”, “E’ pericolo sporgersi” e “Close Up”, una cover di Caetano Veloso, un passo avanti e uno indietro, danzando tra la discografia ormai ricca con la sfrontatezza di due adolescenti mentre riempiono la nostra serata di suggestioni che ci portano fuori dal teatro, avvolgendoci nella seta del tempo per poi lasciarci senza riferimenti quando lasciano il palco e la sala per alcuni minuti sprofonda in un silenzio difficile da riempire. Allora ce ne andiamo, con dentro la sensazione piacevole di chi si rende conto che per quanto le carriere dei musicisti si prolunghino nel tempo, la loro musica riesce sempre a trovare un modo nuovo per stupirti.
