Invincible Fest per la serata del 4 settembre porta a Roma, nella location verde dell’Eur Social Park, l’eclettico musicista danese Anders Trentemøller. Si capisce subito come l’artista sia in grado di intercettare un pubblico estremamente variegato sia dal punto di vista generazionale che dal punto di vista musicale, voltandosi in giro infatti il range della classica “maglietta da concerto” andava infatti dai più affini Depeche Mode sino ai Napalm Death.

Il live è aperto dal dinamico duo degli Howl Baby Howl che mettono in chiaro il modello della serata: sì elettronica, ma gli strumenti li suoniamo noi. I due componenti Jeppe Brix e Silas Tinglef (membro anche della band di Trentemøller) si intercambiano musicalmente alternando basso e chitarra accompagnati da samples e drum machine con una scelta luminosa fatta di luci verdi e viola ad illuminare un pubblico non ancora avvolto dall’oscurità della sera, in orario ancora crepuscolare. Lo spazio antistante il palco non è ancora del tutto pieno, ma il pubblico ascolta incuriosito la proposta musicale del duo, che come detto dal vocalist Brix, si esibisce a Roma per la prima volta.

Tempo del cambio di palco ed ecco apparire la console a tema floreale, per riprendere l’artwork di Dreamweaver, del compositore danese. Avvolta dal fumo esce la band al completo (come detto prima, si suona!) e le danze si aprono con I Give My Tears interpretata vocalmente da Emma Acs in una mise dark/gothic da stupenda musa spettrale. Dal vivo diventano ancora maggiormente apprezzabili le influenze musicali che hanno guidato l’artista danese nelle sue composizioni, su tutte i The Cure con tappeti di tastiera e incursioni di chitarra che richiamano fortemente Disintegration. L’artista danese si dimostra un ottimo conoscitore del suono e sono veramente molti gli strumenti anche insoliti atti a comporre il sound dei brani, Anders si aggira per il palco con tamburelli e maracas e lo si ritrova a sbacchettare a ritmo dei veri e propri cubetti di plastica, in un percussionismo che usa la forma e la trasforma in suono.

Trentemøller nei suoi live viaggia interamente attraverso la sua discografia proponendo pezzi da quasi ogni sua uscita, il che si traduce anche in momenti di vero clubbing come in Vamp (con l’apparizione di luci rosso sangue laddove sino a quel momento aveva dominato il bianco), Still on Fire o Deicive. Un po’ di anni fa nei meandri di YouTube girava uno strano contenuto dal titolo Kraina Grzybów accompagnato da un sottofondo musicale che si potrebbe dire creepy, ma non in senso negativo, bensì nel senso di fascinazione angosciante. Con Deicive il danese rimanda sensazioni simili, sapore di danze clandestine in discoteche dai muri scrostati, nell’angoscia di essere scoperti che si trasforma in adrenalina da scaricare ballando. Ma la musica di Trentemøller sa essere anche viaggio, occhi chiusi e mente in altri luoghi, e così dopo una versione carichissima di Moan, per l’Encore troviamo una dolce Miss You che accompagna verso lo slancio conclusivo ed il termine di una serata che ha visto nella Capitale uno dei più interessanti, e ormai longevi, esponenti del suo genere.
Invincibile si dimostra un festival in grado di portare in città nomi dal sound unico e di impronta internazionale. Prossimi appuntamenti? Nada Surf e Mount Kimbie, da non perdere.
Tutte le foto sono di Alise Blandini













































