Letteratura

Quel pettegolo di Truman Capote

Esiste una linea di confine oltre la quale il chiacchiericcio viene respinto e condannato, una linea talmente facile da varcare che quasi sembra non risultare all’attenzione di chi si innoltra nelle paludi del pettegolezzo. Pur riuscendo da sempre ad affascinare, quello di parlare alle spalle di qualcuno risulta come una delle più belle e gratificanti discipline che bollono nel grosso calderone delle relazioni umane. Il salotto fu il primo ad essere incoronato come luogo ideale dove poter dar vita ad un fitto scambio di vedute su qualcosa – o meglio ancora su qualcuno. Il luogo privilegiato che ha visto negli anni modificarsi fino a prendere sembianze umane. La comodità del divano, il bar a portata di mano, il resto degli arredi magistralmente sistemati, consentì la nascita di uno dei luoghi migliori dover poter spettegolare in assoluta tranquillità del resto della classe sociale. L’unione tutta figurativa tra chiacchiere e salotto ha un ruolo di tutto rispetto negli archivi storici che ci riguardano da vicino. Oltre il labile confine su cui si fonda tutta la storia del pettegolezzo c’è la reclusione, l’emarginazione che destituisce il colpevole ad una sorta di prigione, la stessa che egli costruiva nel momento del suo parlare oltre ogni limite. L’esclusione pesa quanto un macigno, e se non viene ponderata nelle giuste modalità, può contribuire alla distruzione ultima del suo fautore che, con un gesto sospeso per i meandri delle buone maniere, rimane intrappolato senza alcuna via di scampo.

Se guardassimo da vicino la vita di Truman Capote, ci accorgeremo di quanto sia stato decisivo l’aver varcato quel confine che divide in due il regno della notorietà. Un fattore questo che ha dettato la linea attraverso cui lo stesso scrittore di New Orleans ha trovato una volta ottenuto il marchio di inaffidabile pettegolo. Preghiere esaudite (Garzanti, traduzione di Ettore Capriolo) ha letteralmente preso a schiaffi tutto lo star system che Capote frequentava. Al di là della storia che riguarda da vicino la genesi di quest’opera, lo scopo dello scrittore venne in realtà frainteso, fino a decretare – come dicevamo in precedenza – l’emarginazione di una persona dal suo status sociale di notevole conversatore.

È il 5 gennaio del 1966 quando Capote firma un contratto epocale: un anticipo di ben 25.000 dollari basta a far registrare uno degli eventi editoriali più notevoli di quegli anni – un po’ come il discusso anticipo versato a Lena Dunham – basato esclusivamente sulla fiducia tra autore e editore. Un contratto che prevede la consegna di un romanzo definito dallo stesso Capote come il corrispettivo contemporaneo della Recherche di Proust, ma con protagonista il mondo patinato che occupava gran parte delle copertine di Vanity Fair. Negli anni successivi la consegna venne rinviata diverse volte. Capote era nel pieno della sua attività – erano gli anni del successo di A sangue freddo – e per questo motivo si concesse una breve pausa da Preghiere esaudite. Alla fine optò per la pubblicazione dei singoli capitoli sulla celebre rivista Esquire, nonostante il parere contrario del suo editore. Tra il 1975 e il 1976 vennero pubblicati gli unici capitoli che ancora oggi compongo l’edizione in commercio.

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Truman Capoter con Harper Lee

Lo scalpore non si fece attendere; arrivò con La côte basque, e con esso il suicidio della protagonista del primo estratto. La scrittura raffinata di Capote mise al centro di tutto il capitolo un caso di cronaca avvenuto diversi anni prima. Riguardava l’omicidio di un uomo che, stando alle indagini della polizia, venne ammazzato da sua moglie con un fucile a suon di pallettoni. Quest’ultima venne scagionata dalla testimonianza della suocera, la quale per non accollarsi i suoi nipoti, avvalorò la versione del ladro entrato in casa nonostante il corpo dell’uomo venne ritrovato nudo all’interno della doccia. La donna, riconosciutasi nel racconto e ormai scoperta nelle sue intenzioni di liberarsi una volta per tutte dalla presenza di suo marito, si tolse la vita ingerendo una smodata dose di barbiturici.

Nei tre capitoli di Preghiere esaudite c’è molto sui miliardari che Capote frequentava in quegli anni. Sono testimonianze che si susseguono fino a svestire quello che si nascondeva dietro le copertine dei tabloid. Le parole di P. B. Jones, protagonista e alter ego dello stesso Capote, non risparmiano nessuno, dai magnati dell’industria sparsi tra gli Stati Uniti, Parigi e Tangeri, fino agli intellettuali che abitavano lo scenario letterario come Doroty Parker, Sartre, Simone de Beauvoir e Camus. P. B. Jones è un giovane scrittore che cerca in tutti i modi di vedersi pubblicato e sopravvivere con il denaro proveniente dalle vendite. Va a vivere con la signora Langman per ottenere una certa spinta nell’editoria statunitense, e ci riesce alla perfezione. Una sua prima raccolta di racconti viene pubblicata, ma non riesce ad ottenere l’attenzione del pubblico, tanto meno della critica. Sarà la stessa raccolta che Camus si rifiuterà di passare all’editore Gallimard per via della difficile comprensione dovuta al suo scarso inglese.

Nel romanzo c’è spazio davvero per tutto. Gli appetiti sessuali di una classe così inarrivabile vengono resi pubblici attraverso le pagine di questo pericoloso memoriale. I tre capitoli che vennero pubblicati da Esquire descrivono perfettamente il clima che viene fuori dai salotti in cui tutto resta segregato dentro le quattro mura. I pranzi e le cene per i ristoranti dove viene servito lo champagne più costoso presente sul mercato, si affiancano ai vizi capitali di un’alta borghesia che nasconde dentro la propria camera da letto le perversioni di cui non smette di nutrirsi. Le marchette, le prostitute di alta classe e le bisbetiche vecchie assetate di sesso, sono figure che risaltano in ogni angolo di questo romanzo completamente immerso nella nonfiction. Pur di sopravvivere P. B. Jones massaggia e scopa chiunque voglia essere scopato o scopata. Più che l’omosessualità, quella che trova terreno fertile è proprio la bisessualità che, sia nel protagonista che in alcuni suoi interlocutori, si materializza non priva di interesse.

Con la pubblicazione di queste pagine, Capote ha provato sulla sua pelle la punizione che la sua pregiata scrittura ha trasmesso al mondo intero. La stessa gente che affollava il suo Preghiere esaudite prese le distanze da lui, costringendolo ad una spontanea e graduale messa al bando della sua presenza agli eventi più rinomati dello star system. Aver reso pubblico il mondo di una società tanto esclusiva quanto sfruttatrice dei più piccoli aspetti che la compone non ha affatto contribuito alla caratteristica discrezionale della sua persona. Le vicende di Alice Lee Langman, di Kate McCloud e di Ann Hopkins hanno contribuito alla trasmissione di un immenso coacervo di pettegolezzi che trasforma il romanzo in un manifesto ufficiale dell’alta borghesia successiva alla Seconda Guerra Mondiale.

Servirsi della nonfiction per narrare il marcio del costume che si cela dietro l’apparenza, ha decretato l’isolamento successivo di uno scrittore che faceva parte di tutto quel mondo, come se in Preghiere esaudite si fosse realizzata un’autodenuncia che coinvolge il suo stesso autore e tutto quello che ne consegue – le marchette spifferate possono essere un esempio valido. Parlare di nonfiction anche quando alcuni dei nomi sono stati prudentemente modificati direttamente dall’autore, sottolinea l’astuzia narrativa di un genere che mette tutto in discussione, e lo fa attraverso il reale e senza mai ricorrere a nessun artificio che devii il lettore verso il falso.

Negli anni in cui venne preso di mira dalla critiche, Truman Capote disse che l’intero ciclo di Preghiere esaudite era ormai stato completato da tempo, ma non abbiamo ancora nessuna prova della veridicità di questa affermazione. Nel 2012 il suo biografo ritrovò conservato nella New York Public Library un altro capitolo del romanzo in cui Capote metteva al centro della narrazione un sua vacanza con Gianni Agnelli nelle acque del mediterraneo. Ad oggi, il resto del romanzo, risulta ancora disperso – ammesso che sia stato ultimato sul serio.

Nel caso di Preghiere esaudite il limite di cui si riveste il pettegolezzo è stato oltrepassato. Molti di coloro che vennero descritti – anche sotto falso nome – nei capitoli pubblicati da Esquire rimasero indispettiti dal comportamento di Capote. Quel confine che traccia la linea entro cui i salotti mantengono i segreti inviolabili di persone che sanno bene come farti sentire un essere inutile, è lo stesso che Truman Capote ha sapientemente varcato, ottenendo da un lato l’esclusione dalle cerchie che contavano e dall’altro una notevole pubblicità per il suo lavoro di scrittore.
Qualcuno fa risalire il successivo deterioramento fisico dello scrittore proprio per le conseguenze avute dalla pubblicazione di questi capitoli. Capote si rifugiò nell’alcol e nella droga immergendo completamente tutte le sue eterne insicurezze emerse nel resto dei suoi lavori – biografici e non. Il potere intrinseco ad un genere come può essere quello della nonfiction si è manifestato fino a condannare il suo autore. Il decadimento di un killer fruit – come si definisce nel capitolo Mostri non rovinati – passa per le mani dei suoi lettori fino a divenire aura brillante della sua immensa produzione. Nonostante tutto, a venirne fuori in ottime condizioni non sono solo personaggi come Greta Garbo, Colette, Jean Cocteau, J. D. Salinger e Dotty Parker – compreso il suo amore smodato per l’alcol –, ma anche lo stesso Capote, che in un stato catatonico – che da sempre contraddistingue la sua verve – e allo stesso tempo ansioso, riesce benissimo a descrivere un costume sociale che si nasconde altrove, lontano dagli occhi indiscreti dei più curiosi.

Secondo il parere di molti, l’aver impiegato l’uso diretto di fatti realmente accaduti, ha creato le basi di una figura che si è vista recapitare tutto l’odio che si possa mai esprimere nei confronti di una persona. Le vicende di Preghiere esaudite e del suo autore portano alla mente le continue riflessioni sulla privacy e su tutto quello che da essa ne deriva, e – non ultima per importanza – sulla libertà di agire senza alcun controllo con le vicende altrui. In questo caso, con il passare degli anni, il pettegolezzo ha premiato Capote, e con esso varcare il confine del consentito è divenuto sempre più facile, con buona pace dei moralisti.