“Per questo scriviamo che il calcio non è mai stato innocente, perché il calcio moderno di cui ci occupiamo in questo libro è il prodotto di una società in cui le ricchezze, e quindi le possibilità, nono sono equamente divise; ed è solo al di fuori di questi rapporti di privilegio, da cui nascono violenza e sfruttamento, che può darsi un calcio possibile”
Il calcio è potere (Una storia critica dei mondiali da Mussolini a Trump) di Luca Pisapia, pubblicato da Einaudi, è un viaggio al centro della terra calcistica che riesce a mettere in fila con precisione svizzera (il paragone non è casuale) tutti gli eventi principali legati allo sviluppo del gioco del calcio e alla sua organizzazione principale, la Fifa, e di conseguenza alla massima espressione di questi due elementi: i mondiali di calcio maschile.
Luca Pisapia non è nuovo a questo tipo di indagine, sono anni che attraverso il suo approccio laterale al racconto del mondo calcio ha dato alle stampe una serie di libri che messi insieme sembrano tutti piccole tappe di avvicinamento a quest’ultimo volume. Basta guardare al racconto distopico di Uccidi Paul Breitner (Alegre 2018) o Fare gol non serve a niente (Add editore 2024) ma ancor prima sulla blogsfera con Lacrime di Borghettie Futbologiae oggi con la sua rubrica di calcio e finanza sulle pagine di Valori.it. Insomma, per molti lettori di questo libro pubblicato da Einaudi, gran parte dei concetti non sono una novità. Quello che, nonostante ciò, sorprende anche i più smaliziati conoscitori del doppio livello di indagine sul mondo del calcio è la mole di eventi che messi uno dietro l’altro con precisione statistica restituiscono un quadro molto più che chiaro, verrebbe da dire sfacciato di come il calcio e la società sono cambiati.
Basta pensare alle prime pagine del libro in cui si richiamano celeberrimi episodi calcistici entrati nella memoria generale, come il famoso calcio di rigore di Meazza che si teneva il pantaloncino con una mano per via dell’elastico rotto, episodio rinvenibile in una miriade di cronache dalle firme altisonanti: episodio mai avvenuto per come è raccontato, con tanto di video a testimoniare il falso.

Ma in questo libro il perno, o almeno uno dei punti centrali, è che la verità, come fare gol, non serve a niente. La perdita di senso del reale è proprio il filo conduttore che lega il rigore di Meazza con la campagna elettorale di Donald Trump avvenuta quasi un secolo dopo. Il lavoro è stato compiuto, niente è più reale del falso. Così un lettore prende in mano un libro sul calcio, come quello di Luca Pisapia e alla fine trova la mappa di una società che cambia. Perché il terreno di gioco e le sue regole mutevoli non sono altro che uno specchio di quello che succede al di fuori del campo.
Un gioco, il calcio, nato per ingabbiare la working class, incanalandone il tempo libero e gli istinti vitali che alla fine ha compiuto tutto il giro creando stadi e avvenimenti che per i loro costi altissimi fanno volentieri a meno proprio di coloro i quali erano stati la miccia iniziale di questo sport.
“la storia politica della Fifa lungo il corso del XX secolo è una lunga storia d’amore con le peggiori e più feroci dittature”
La cartina al tornasole delle tappe che hanno cambiato il volto dello sport più amato del mondo è proprio l’organizzazione che ne presiede le regole e lo sviluppo: la Fifa. Nata come semplice ente non a scopo di lucro è arrivata con Gianni Infantino a registrare ricavi superiori a quelli di molti stati sovrani oltre che ad avere come associati molti più paesi di quelli presenti nelle Nazioni Unite. Proprio con l’oscuro burocrate svizzero finito quasi per caso a capo dell’organizzazione con sede a Zurigo si è avuta una repentina e famelica accelerata di tutte le peculiari caratteristiche neoliberiste che avevano caratterizzato la vita della Fifa negli anni e nelle presidenze precedenti.
“La corruzione è la pars costruens dell’impero neoliberale”
Il connubio Infantino/Trump he decretato la sussidiarietà definitiva del campo di gioco in funzione di una geopolitica del calcio capace di far sedere il segretario della Fifa al tavolo in cui le grandi potenze si spartivano il territorio della Palestina a seguito di un genocidio. La realtà non ha più valore, appunto, tanto da inventare un premio per la pace della Fifa da consegnare al presidente più belligerante della storia americana. Tanto da alterare le regole per l’assegnazione dei campionati del mondo per poter dirottare l’evento più importante della storia dello sport a un paese come il Qatar e in seguito al fedele alleato statunitense.
“è proprio attraverso la Coppa del mondo organizzata nelle economie emergenti dei Brics che la Fifa si configura come istituzione globale in grado di generare e governare la crisi”

Ma queste sono alcune punte di un iceberg che si muove continuamente, cercando nuovi equilibri, famelico, in grado di inglobare sempre nuovi ambiti su cui allungare i propri interessi economici e la benzina di tutto questo dinamismo è la corruzione. Unica regola aurea che si è mantenuta intatta fin dal primo giorno, insieme chiaramente a quella di assecondare i peggiori dittatori della storia da Mussolini fino a Videla. Piegando le proprie regole e propri principi a seconda del volere del capitale, chiudendo un occhio e anche l’altro quando si portava il pallone negli stati più sanguinari presenti sullo scacchiere internazionale. Conta solo il capitale, i ricavi, conta il modo più veloce per ottenerli e tutto avviene sulle teste di chi ogni domenica o mercoledì, o in ogni santo giorno della settimana si mette davanti a una televisione a guardare una partita di pallone che col proprio stipendio non più permettersi di vedere dal vivo.
“…se il calcio moderno è il calcio del capitale, e quindi del fascismo, il calcio popolare che si gioca nei sogni dei bambini è la primavera della libertà; sempre nuova, sempre diversa, sempre piena di doni”
Non si può guardare con gli stessi occhi il pallone rotolare sul rettangolo di gioco dopo aver letto Il calcio è potere di Luca Pisapia, eppure nonostante ciò la forza della pelota, quella che non si sporca, è sempre viva e continua a tenere vivo l’inganno di poter vedere riscattata una vita, una giornata storta al semplice gol della propria squadra. C’è ancora spazio per un altro calcio, come si deve continuare a credere che ci sia ancora spazio per un altro tipo di società, di mondo. Le due cose, come ci spiega benissimo Luca Pisapia, vanno di pari passo.