Caparezza è rimasto uno dei pochi a essere fuori dal coro? A creare concept album catartici, a non seguire i ritornelli e le citazioni facili per acchiappare un like e strappare un ascolto?
Michele Salvemini si è ritagliato la sua nicchia e sta percorrendo la sua traiettoria come un missile lanciato nell’iperuranio. Come canta in “Io sono il viaggio”:
Voglio viaggiare libero nel cosmo
Certo, adesso non so dove andare
Ci vuole una meta
Ci vuole uno scopo
Ci vuole un’idea
Caparezza ci ha abituati a dovergli dedicare un ascolto attento, e come sempre, dato che la bellezza è negli occhi di chi guarda, o nelle orecchie di chi ascolta, sta a noi raccogliere, rielaborare e interpretare il flusso, la cascata di citazioni: dalla filosofia, con il mito della caverna di Platone, ai fumetti, il cinema e la letteratura.
Ho adorato come il viaggio sia un flusso controllato e guidato sapientemente, viene esplicitato anche che l’album non parli “di navicelle per i mecenati in vetrina/Ma di sapere, di scienze, dove la domanda è benzina”. Si è amalgamata l’atmosfera à la Kraftwerk, della musica elettronica anni ‘70-’80 e il cantautorato rap.
Ne “Il banditore”, che cita tutti i suoni tipici dei fumetti (Pam, zip, gulp, gasp, sob, puc, tam, tam…), mi viene in mente l’opera letteraria futurista di Filippo Tommaso Marinetti, Zang Tumb Tumb (1914) che ricorda l’assedio di Adrianopoli utilizzando una serie di onomatopeiche.
Non vorrei scendere nel track by track in quanto lo troverei riduttivo e metterebbe un faro su pochi tratti, come se, rimanendo in tema spaziale, utilizzassimo un potentissimo telescopio spaziale per vedere i sassi di un pianeta. È solo questo che ci interessa o la posizione del pianeta stesso nel sistema solare?
Il ritorno, dopo quattro anni da Exuvia, l’album in cui Caparezza cambiava forma, un po’ come il passaggio di muta degli insetti, che con l’”exuvia” cambiano pelle e abbandonano il loro vecchio sé, viene affrontato anche durante i brani, in un misto tra autoanalisi e viaggio.
Tutti che mi chiedono: “Ma quando torni?”
Sto davanti ai loro occhi, ma fanno gli orbi
I ritorni sono deludenti come gli ex-amanti
Itaca è solo una ressa di bagnanti
Non ritorna il vecchio me negli altoparlanti
Trovo che la vera essenza del disco sia in queste parole:
Io sono il viaggio
Sono il bagaglio
Sono il distacco
Sono il traguardo
Io sono
Come nei precedenti lavori, il disco di Caparezza va inteso quasi più come un atto teatrale, un tutt’uno guidato dal fil rouge che si chiude poi con l’ode alla creazione, la “perlificazione”. Il momento del ritorno alla realtà, della reazione, la creazione della perla: Perlificat è creato con un’orchestra di 72 elementi di Roma.
“Io sono un’ostrica, il mondo è il mio parassita/
L’avvolgo nell’inventiva, ne faccio una perla liscia”
Caparezza ha continuato a cercarsi e forse nelle dimensioni del suo caos spaziale, nel vuoto cosmico, si è trovato e, oltre a un fumetto (Orbit orbit), ci ha lasciato un album un po’ meno politico del solito, ma ha reagito alla realtà, perlificandola. Noi non vediamo l’ora di vederlo fluttuare live.
