Come viene eletto l’uomo più potente del mondo? Il complesso meccanismo delle presidenziali USA

Nell’immaginario collettivo della popolazione mondiale, negli Stati Uniti  d’America il Presidente è eletto per votazione diretta dai cittadini…spiacente, le informazioni che avete avuto fino ad ora erano quantomeno inesatte; ma non è tutta colpa vostra, ai media fa comodo far credere che le cose vadano così. Prima di tutto ogni singolo cittadino statunitense per partecipare alle votazioni deve iscriversi con congruo anticipo alle liste elettorali presso un qualsiasi ufficio pubblico: al compimento del diciottesimo anno di età è possibile effettuare questa registrazione, quindi ad oggi i potenziali elettori sarebbero circa 200 milioni.

Nel 2000 si iscrissero alle liste elettorali in 130 milioni ed i votanti effettivi furono 111 milioni; nel 2004 ci fu il record di iscrizioni per votare, ben 143 milioni e di questi si recarono alle urne in 126 milioni. Al momento della registrazione l’elettore può dichiararsi democratico, repubblicano o indipendente così da partecipare anche alle Primarie “chiuse”, ovvero le consultazioni per scegliere il candidato presidente del proprio partito; quest’adesione, ad ogni modo, non comporta alcun obbligo o assegnazione di una qualsiasi tessera, ed è pertanto possibile anche cambiare schieramento e preferenza al momento dell’elezione presidenziale.

 

Per diventare presidente, a parte i tre requisiti imposti dalla Costituzione (almeno 35 anni di età, americano per nascita, residente negli USA da oltre 14 anni), si devono superare diversi ostacoli prettamente interni ad ogni singolo schieramento politico. Per prima cosa ci sono i Caucus, ossia “consiglio ristretto”, che non sono altro che riunioni degli attivisti politici a livello distrettuale che selezionano i delegati del partito per i comizi provinciali, i quali a loro volta scelgono i delegati per i comizi a livello statale: questi indicano i delegati alla Convention nazionale del partito che elegge il candidato presidente. Il passo decisivo che, la maggior parte delle volte porta a veri e propri scontri fratricidi, avviene nelle Primarie, ossia elezioni interne al partito che servono per scegliere il candidato a una certa carica pubblica (il Presidente ma anche deputati, senatori e governatori); si svolgono in ogni Stato e possono essere “chiuse”, cioè riservate a chi iscrivendosi nelle liste elettorali si è dichiarato elettore di quel partito, oppure “aperte”, ovvero accessibili a tutti i cittadini.

 

Meta finale di questo percorso per accaparrarsi la candidatura a Presidente è la Convention, che altro non è che l’investitura simbolica da parte del partito che elegge il suo rappresentante alle elezioni in questo appuntamento conclusivo del sistema passato per Primarie e Caucus. Insieme al Presidente, e come accade ogni due anni in novembre, i cittadini votano anche per rinnovare l’intera Camera (435 membri) ed un terzo del Senato (24 dei 100 membri cercano la riconferma).

Negli Stati Uniti d’America i cittadini hanno cinque strumenti per votare, diversissimi tra loro, e che si differenziano anche per comodità ed affidabilità: lo Scan ottico permette di rilevare la preferenza sulla scheda con uno scanner, un lettore ottico; il Direct Recording Electronic (o touch screen) permette all’elettore di votare toccando lo schermo interattivo di un computer (questo strumento non produce alcuna registrazione cartacea, il che impedisce un eventuale controllo incrociato dei voti); il Lever è un sistema meccanico che consente di esprimere il proprio voto azionando una serie di levette; il Punchcards è un meccanismo a punzonatura in cui la scheda viene perforata con un punteruolo per dare la propria preferenza (nel 2000 questo sistema creò non poche difficoltà in Florida per lo spoglio conclusivo); poi c’è la scheda cartacea utilizzata soprattutto negli Stati centrali, e utilizzata, naturalmente per l’Absentee vote, ossia il voto per posta che permette ai non residenti di esprimere la loro preferenza solo nel caso si siano registrati preventivamente presso le sedi diplomatiche o si siano fatti inviare la scheda in questione dal proprio ufficio elettorale.

 

I cittadini che hanno dimenticato d’iscriversi per tempo nelle liste elettorali o non lo hanno fatto per vari altri motivi ma poi decidono lo stesso di andare a votare, lo possono fare: le loro preferenze verranno messe da parte ed eventualmente prese in considerazione e conteggiate dopo dieci giorni dall’Election Day (sempre il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre, ogni 4 anni) nel caso risultassero decisivi per l’assegnazione di quel determinato Stato i voti cosiddetti Provisional, provvisori: ad ogni modo, nella storia delle elezioni presidenziali statunitensi, quasi mai sono state conteggiate queste preferenze.
Come già detto in precedenza con il voto ai seggi i cittadini non eleggono direttamente il Presidente ma nominano un collegio elettorale di 538 Grandi Elettori: il numero dei Grandi Elettori a disposizione di ogni Stato è pari al numero dei suoi senatori (sempre due per ogni Stato) sommato al numero dei rappresentanti alla Camera (che può variare ad ogni censimento decennale, e quindi ogni Stato dispone di un bacino di grandi elettori in proporzione al numero degli abitanti); al totale vanno aggiunti i tre fissi che rappresentano il Distretto di Columbia.

I Grandi Elettori vengono assegnati a livello statale con un criterio squisitamente uninominale, unica eccezione lo Stato del Maine, dove l’assegnazione avviene con un sistema proporzionale: il candidato alla presidenza che ottiene più voti popolari, conquista l’intero pacchetto di Grandi Elettori di quello Stato.
I candidati alla carica di Grande Elettore sono scelti dai partiti, secondo modalità che variano da Stato a Stato; inoltre in dieci Stati, tra cui Kansas e Mississipi, il loro nome compare sulle schede insieme a quello dei candidati alla Presidenza e alla Vicepresidenza. Il lunedì successivo al secondo mercoledì di dicembre i Grandi Elettori convergono nelle capitali dei rispettivi Stati e procedono alle votazioni, una per il Presidente e una per il Vicepresidente: le loro schede elettorali sono inviate al Presidente del Senato che, il successivo 6 gennaio, ne dà lettura di fronte ad entrambe le Camere del Congresso in seduta congiunta.

 

Nel caso in cui nessuno dei due candidati abbia raggiunto la soglia dei 270 voti utili ad avere la maggioranza dell’intero collegio di Grandi Elettori, è la Camera a scegliere il Presidente. Questo sistema elettorale oltre alla confusione che crea normalmente ogni quattro anni, tra false registrazioni alle liste elettorali addirittura di gente deceduta o impossibilità per alcuni cittadini di sapere dove andare ad iscriversi e quindi negazione del diritto di votare (per non parlare di milioni di non residenti che o non sanno se le loro preferenze serviranno mai a qualcosa o non hanno la possibilità di esprimerle dato che non risultano i loro nomi nelle sedi diplomatiche e le schede arrivano a domicilio raramente), porta ad anomalie che fanno riflettere non poco se associate all’elezione dell’uomo più potente del mondo, Presidente di quella che è considerata la più grande democrazia esistente: innanzitutto non essendoci il voto popolare diretto è possibile che il candidato che ottiene più preferenze popolari perda le elezioni; è già successo nel 1824 quando John Quincy Adams fu preferito dalla Camera ad Andrew Jackson che pure aveva ottenuto sia più voti popolari che Grandi Elettori di lui (ma, naturalmente, non tutti i 270 voti necessari); poi è capitato nel 1876 quando Hayes prevalse su Tilden per Grandi Elettori ma non per volontà popolare; allo stesso modo, nel 1888, Benjamin Harrison sconfisse Cleveland e, nel 2000, George W. Bush la spuntò su Al Gore.

 

Questa è una conseguenza dell’origine federale degli USA: ciascuno Stato ha le proprie leggi in materia di elezioni e di nomina dei Grandi Elettori, nonché nella scelta dei meccanismi di voto; infatti, con il passare degli anni, molti Stati stanno cercando di riparare a questa grossa falla del sistema elettorale emanando leggi che impongano ai loro Grandi Elettori di non tradire il voto popolare.

Tutto ciò era stato deciso dai Padri Costituenti che avevano scelto questo meccanismo non fidandosi in tutto e per tutto del popolo e concependo l’idea di questi delegati il cui compito cessava con la nomina del Presidente, indipendentemente dal mandato dei cittadini-elettori…sarà patetica come sensazione ma non mi sembra il non plus ultra della democrazia l’idea originaria dei Padri Costituenti: segni premonitori? Chi lo sa!

La grande corsa alla Casa Bianca termina con l’insediamento: a mezzogiorno del 20 gennaio, il Presidente, prima di entrare in carica, pronuncia la seguente dichiarazione di giuramento: “Giuro solennemente che adempierò con fedeltà all’ufficio di Presidente degli Stati Uniti e che con tutte le mie forze preserverò, proteggerò e difenderò la Costituzione degli Stati Uniti”
Non poche volte colui che ha pronunciato questo giuramento si è trovato ad essere smentito dai fatti, vuoi per incompetenza, vuoi per negligenza, vuoi per manie di onnipotenza: e purtroppo ad essere tradito in questi casi non è stato solo il popolo americano ma la gran parte della popolazione mondiale le cui sorti dipendono dalle decisioni della Casa Bianca.

A breve una minuscola parte di americani, chissà quanto rappresentativa dei propri connazionali, dovrà scegliere il nuovo Presidente USA : riconfermare Barack Obama o scegliere lo squalo Romney?

Nelle critiche condizioni economiche e non in cui versa l’America servirebbe una svolta epocale…un Presidente che rispetti la Costituzione.

 

 

Paco De Renzis

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