Di poesie, di canti, di fede | L’Italia Profonda di Arminio e Ferretti

Questo nostro dialogo nato da un conversare pubblico, un tardo pomeriggio dello scorso inverno a Palazzo dei Piceni in Roma, ripreso in privato fino a diventare questo piccolo pamphlet, condensa da parte mia un’infinita serie di riflessioni quotidiane […] forse più che aggiungere dovrei togliere

G.L.F.

Nasce così quest’esile libricino, edito da Gog Edizioni, un pamphlet come rivendica Giovanni Lindo Ferretti, com’è del resto la stessa dicitura della collana Gog dalla bellissima copertina ricavata dalle carte topografiche che richiama subito un’Italia d’altri tempi e d’altro tempo, più lento, senza navigatori elettronici e smartphone, con carte stradali sotto i cruscotti delle utilitarie, unica guida per girare il paese, per perdersi e ritrovarsi. Pamphlet lo è perché non rinuncia in fondo a una vena polemica contro la contemporaneità e alle scelte di natura soprattutto politica, ma che allo stesso tempo è scritto con parole che trasmettono un senso di pacificazione, di armistizio privato, “una questione domestica, familiare”; vangelo bucolico che mette al centro il verbo dentro la sua sostanza senza rinunciare alla seduzione assonnata di una terra abitata “più che dagli italiani dai Bruzi, i Piceni, i Dauni, gli Irpini, i Sanniti”.

Il sacro dell’Appennino non lo trovi ovunque. Però senti che puoi cercarlo, è un mondo di pieghe non tutte stirate, di buchi non chiusi, di fessure che non sai dove finiscono

F.A.

A tenere in piedi questo dialogo, con pensieri costruiti, più che su domande, sulla base di suggestioni, accostamenti, parole, proposte, Giovanni Lindo Ferretticantore/scrivano, montano italico cattolico romano” – anima assieme a Massimo Zamboni dei CCCP prima e dei CSI dopo, tra le più alte esperienze della musica italiana dell’ultimo scorcio del secolo scorso – e Franco Arminio “pescatore della desolazione”, paesologo, regista, poeta. Probabilmente oggi in Italia i due volti più rappresentativi della difesa della cultura appenninica o, meglio ancora, strenui difensori di un mondo che – pur lontano da una visione idealizzata e semplicistica – prova a opporsi alla sua stessa cancellazione, vittima di un percorso “da paesani a cittadini, da ora et labora a produci/consuma”.

E se entrambi sembrano convergere senza grandi distinguo sulla necessità – urgente – di ripensare radicalmente le politiche europee (“l’Europa pensa più alle banche che ai paesi” scrive Arminio), sul piano del racconto e del rapporto personale con le proprie radici, le strade divergono con maggiore intensità.

Guardate negli occhi i parenti / provate a fondare davvero una famiglia / una federazione di ferite

F.A.

Arminio – il poeta che evoca una “civiltà della geografia”, “in questa nave incagliata nell’argilla” – ama gli alberi solitari più che la stessa indefinita comunità appenninica, fedele, lui, “più che alle persone, alla luce di questi luoghi”. La sua stessa posizione politica appare più messa a fuoco, più definita su obiettivi concreti, sulla necessità del fare, priva, com’è, d’incrollabili dogmi: “forse lo spavento è la mia fede”.

Nato tra i morti sui monti vivo sui monti tra i morti / e non c’è lama che recida la languida catena

G.L.F.

D’altro canto Lindo Ferretti “pascolando parole, allevando pensieri, tornando a casa” appare a tratti più sclerotizzato dentro un’epica di se stesso, del proprio mondo familiare che inscrive con troppa insistenza dentro la Storia – ben più complessa – della Cristianità. Come se, incagliato nella forma del pamphlet a due voci, la sua poesia e la forza immaginifica del misticismo che la sua parola ha da sempre saputo evocare, non trovassero qui reale spazio per esprimersi e innalzarsi.

Impegnato a ricordare troppo frequentemente il discorso su “una questione privata” cui pure è legato, recupera certamente smalto – rinunciando alla visionarietà da “idiota” e da folle in Cristo – in alcuni passaggi come quando scrive che “la poesia è un’attitudine contemplativa dello sguardo” e soprattutto quando – con estrema lucidità – racconta e indica una strada differente per il concetto stesso di comunità:

prima di tornarmene a casa la mia idea di comunità era: persone che pensano gli stessi pensieri, hanno gli stessi gusti, più o meno la stessa età. La comunità naturale è l’esatto opposto: si vive con gente che non si è scelto ma che ha permesso e determina la nostra esistenza, legittimità e prima esperienza. Ci si conosce, confronta e scontra”.

L’Italia Profonda è così un libro leggerissimo nel peso eppure ben diverso nella profondità dei pensieri che ne attraversano le pagine, come un breviario tascabile, una guida che suggerisce possibili diverse traiettorie rispetto al pensiero dominante.

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