Ex-Otago – In Capo al Mondo

E’ uscito da poco In Capo Al Mondo, il nuovo album degli Ex-Otago. Il gruppo, fino a qualche tempo fa, si definiva “band emergente dal 2002”. Non avevano torto. Gli Ex-Otago, in una dozzina d’anni di onorata carriera, non hanno mai sfondato per davvero. Un buon successo è arrivato con il penultimo album, Mezze Stagioni, che per musiche e testi è un gioiellino. A trainare la band era soprattutto lui, il poliedrico Alberto “Pernazza” Argentesi. Il nome forse a molti non dirà nulla, ma, se avete presente il Chiambretti Night, ricorderete il Coniglio che parlava in rima. Ecco, è lui.

 

Pernazza rappava anche negli Ex-Otago, dando vivacità a pezzi altrimenti tendenti al malinconico. Una cifra stilistica estremamente originale che ha aiutato parecchio la diffusione di Mezze Stagioni. Peccato che Pernazza abbia lasciato il gruppo. Bene, anzi male, malissimo.

Alla vigilia dell’uscita dell’ultimo album, i fan degli Ex-Otago si facevano due domande. Una è di carattere generale e riguarda il percorso della band. L’altra era strettamente connessa all’uscita di In Capo Al Mondo. Le questioni quindi erano:

L’uscita dell’album ha risposto ad entrambi i quesiti. In Capo Al Mondo è un disco molto maturo dal punto di vista musicale. Tutti i pezzi sono parecchio ben arrangiati. L’originalità, ancora una volta, è ampiamente garantita. Ma i brani hanno un comune denominatore, questo si percepisce. Più lo ascoltavo, più non capivo cosa accomunasse i vari pezzi. Di certo non le melodie, tra loro ben diverse. Insomma, non si tratta di canzoni “clonate”. E allora qual è il fil rouge?

La risposta è: i testi. I pezzi degli Ex-Otago possono essere nostalgici, ottimisti, onirici o incomprensibili, ma sono sempre intimi. E un’atmosfera carica di intimità è quella che circonda tutto il nuovo album. Le stesse suggestioni che il rap forsennato di Pernazza attenuava. Costa Rica, pezzo del penultimo disco, era un toccante omaggio della band a Genova, la loro città di provenienza. Eppure la presenza del Coniglio rendeva giocosa anche la malinconia.

Insomma, Pernazza rendeva gli Ex-Otago un po’ più chiambrettiani e un po’ meno se stessi. Uno stratagemma musicale azzeccato. Che ora non c’è più. E lascia gli Otaghi in balia della propria intimità. E’ proprio per questo che la band non raggiunge il successo di altri progetti musicali che sono, almeno dal punto dei vista dei testi, strettamente ancorati alla realtà. Gruppi che descrivono, in maniera originale, il presente. Gli Ex-Otago, al contrario, filtrano tutto attraverso le loro “lenti interne”.

Non è un caso che nell’ultimo album non ci siano pezzi focalizzati su elementi generazionali, come poteva essere Figli degli Hamburger. Gli Ex-Otago alla descrizione preferiscono l’introspezione. E’ tutto intimo, talvolta magicamente intimo. E il presente cede il passo alla fantasia. Una fantasia mai allucinata, ma che presenta una visione della realtà alternativa. Immagini che dipingono un mondo più poetico di come normalmente appare. Il tutto al netto delle parecchie ingenuità che spesso accompagnano i progetti che uniscono intimità e ottimismo.

Ascoltate qualche pezzo e prestate attenzione ai testi. Gli Otaghi si fanno (e fanno fare) un viaggio tutto loro, che con la descrizione della realtà c’entra ben poco. E’ tutto molto “caldo” e partecipato. Una visione diversa delle cose che si percepisce anche nel modo in cui l’album si è fatto finanziare: il crowdfunding è per eccellenza il metodo alternativo di raccattare soldi per un progetto.

Rispondiamo quindi alle due domande di qualche riga sopra:

Per questo la band genovese con In Capo Al Mondo ha (tutto sommato) vinto. La poetica del gruppo ha trovato una perfetta sintesi tra testi e musica. Meno frizzanti, più ricchi e profondi di Mezze Stagioni. Quest’album rappresenta la piena espressione di una band e del suo modo di fare musica. Una maturità che si percepisce già dopo un paio di ascolti. E’ un disco davvero bello.

Gli Ex-Otago, band emergente dal 2002, sono finalmente emersi.

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