Intervista con Néstor Fabbri (Nobraino)

Abbiamo raggiunto Néstor Fabbritecnico specializzato in onde di compressione (-aka chitarra) all’interno dei Nobraino, durante il soundcheck che anticipava la data parmense del loro tour. In un momento che vede i Nobraino affiancati da un’etichetta discografica come la Warner Music ed impegnati in una tournée che segue l’uscita del loro ultimo album, L’ultimo dei Nobraino, ne abbiamo tratto un’occasione unica per discutere di alcuni temi come la band, l’album e la musica in generale.

Nuovo tour, nuovo album, nuova etichetta. In una intervista precedente avete parlato di un rapporto controverso con le etichette in generale. Come si colloca la Warner in questo contesto?

Con la Warner abbiamo appena iniziato a lavorare e quindi è un po’ presto per esprimere un giudizio. Hanno pubblicato un disco che era già pronto; adesso c’è un percorso che vogliamo fare insieme, provare a crescere. Vediamo come va.

Pensi che questa scelta abbia dei riverberi sul pubblico? In generale, poi, come pensi sia cambiato, se cambiato, il pubblico dagli esordi fino ad adesso? 

Boh, non lo so. È una domanda complessa. Io credo che comunque le etichette major ci stanno lasciando molto spazio. Più o meno facciamo quello che troviamo opportuno fare, senza grandi limitazioni. Magari le storie che sentivamo in passato erano diverse. Credo che adesso lascino più fare perché han visto che c’è una naturale tendenza degli esseri umani a cooperare per essere produttivi quindi se stai troppo sopra, cioè, dai solo fastidio. Può essere un’interpretazione però, come dico, è presto per dire queste cose.

I vostri spettacoli sono sempre caratterizzati da una certa dose di eccentricità, avanspettacolo, giochi. Cos’è, però, per voi lo spettacolo in sé? Il concetto di spettacolo.

Credo che bisogna divertirsi. Deve essere qualcosa che diverte quindi, dal latino, ti fa cambiare un po’ percorso. Ti prende e ti porta sempre da un’altra parte. Ti fa cambiare strada improvvisamente e quello è abbastanza divertente. Forse quello è un tratto tipico dei nostri live.

Sempre a proposito della spettacolarità dei vostri live, comunque si unisce una leggerezza delle azioni a dei testi che, alle volte, proprio leggeri non sono. È una scelta dovuta a cosa questa?

Leggerezza delle azioni, quali?

Uno spettacolo basato su salti, ballate, bolle di sapone, sul giocare sul palco contrapposto ad un testo non proprio leggero alle volte. È una scelta puramente stilistica o dovuta a cosa? 

Credo sia un criterio estetico. Cioè, dev’essere bella la cosa e noi proviamo a fare cose belle. Secondo me è bello da vedere un certo tipo di spettacolo, un certo tipo di performance è bella. Ci facciamo guidare da queste cose qui.

La profondità dei testi comunque non manca. Ci sono delle influenze?

I testi li scrive Kruger, Kruger per come lo conosco io è un tizio che macina un po’ tutto. Ascolta, guarda, si fa le sue esperienze. In qualche modo certe cose te le ritrovi in un testo, magari uno o due anni dopo infilate in altro modo e dici “guarda questa, l’avevo già sentita”. È tutta una cosa che viene macinata e rimuginata.

Il pezzo “Endorfine” ha un sound particolare rispetto agli altri brani dell’album. Come si contestualizza? 

È stata una cosa che ha fatto Manuele Fusaroli, produttore artistico del disco. Noi avevamo un sound e il testo era completamente diverso, era un altro testo che non c’entrava assolutamente niente. Poi il testo è stato cambiato all’ultimo momento. Gli ha mandato il file mentre lui era in Messico. L’ha spedito e quel lavoro lì l’ha fatto Manuele Fusaroli. Noi dal vivo la riproponiamo in un’altra veste che secondo me è meglio. Quando viene bene è molto divertente.

Essendo noi in un carcere viene facile parlare di “Miché”. Perché la scelta di introdurre una nuova testimonianza sulla morte di Miché?

Questa è una roba più da Kruger. Infatti io ho detto “Ma perché devi andare a rompere i coglioni a De André?”. Poi ripensandoci ho detto “Ma rompiamo i coglioni a De André che sembra l’intoccabile, il dittatore di tutti i cantautori”. Allora dai, ci proviamo. È chiaro che poi ci prendiamo il rinculo di questa mossa però dai, è carino come brano.

Ho apprezzato molto la scelta di fare un pezzo, con una modalità interattiva, con i ragazzi di Taranto. Come nasce l’idea di toccare un tema particolare come quello dell’Ilva e di Taranto? 

Siamo stati là e abbiamo visto. Noi sentivamo questo come un eco atavico, dell’inquinamento dell’Ilva di Taranto. Lo senti per i media, per quello che leggi la mattina sul giornale. Almeno noi avevamo quest’idea qui, poi non seguiamo tutte le sciagure del mondo. Quando siamo stati là è stato talmente evidente, anche dal punto di vista olfattivo e visivo, l’inquinamento e  lo schifo che hanno fatto che ci sono girate le scatole e allora abbiamo montato quest’idea. L’ha fatta Kruger, ha detto su Facebook “Scrivete voi il testo”. Io ho detto “Verrà una cagata colossale” invece è venuta proprio bella. Siamo super fieri. Musicalmente l’abbiamo buttata giù in tre giorni e secondo me ha un bel sound. Dopo andrebbe rifinita ma se la mettiamo sul disco sicuramente ci mettiamo mano.

Per quanto riguarda il contesto musicale contemporaneo italiano, cosa ne pensi? c’è qualcuno che apprezzi?

Si, ci sono un sacco di band. Le due band che preferisco adesso sono amici. Il Duo Bucolico, di Rimini, che mi fanno morire dal ridere. Tra l’altro hanno un bel disco. Loro vengono dall’indie più indie più indie in assoluto, cioè proprio dall’osteria vengono. Adesso hanno fatto l’ultimo disco che si è dato un tono e tra l’altro abbiamo suonato anche io, Kruger e Barba. Mi piacciono un sacco e fanno degli spettacoli dal vivo che sono proprio di altissimo livello. Poi mi piacciono i KuTso, di Roma. Grandissimo live ed ha una voce strepitosa Gabbianelli, il cantante.

Una scelta comunque sempre improntata sul live?

Si, adesso la musica è così. Adesso si sta vedendo sempre di più il musicista, al di là della tecnica, dal vivo. Il musicista che comunica, l’artista che performa dal vivo.

Quindi. fondamentalmente, il cambiamento nella scena musicale ha portato del bene?

Non c’è più la parte discografica. Io non so se è un bene o un male però alla fine la musica c’è sempre, si è solo un po’ trasformata.

Un’ultima domanda. Progetti futuri dopo la fine del tour?

Ci piacerebbe fare un altro disco, già da ottobre. Non sappiamo se riusciamo a trovare i tempi per farlo ma ci sono delle buone idee. Comunque entro due anni dobbiamo farne un altro sicuro. Volevamo farlo subito ad ottobre perché è bello, è liberatorio fare i dischi subito. Come i figli, meglio farli subito a vent’anni.

Ok. Grazie mille.

Prego.

[con la collaborazione di Giuseppe Fusillo e dell’associazione Oikosmos]

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