Proiettato al Roma Film Fest dopo il successo a Cannes (uscirà in Italia a gennaio 2027), La bola negra, il film di Javier Calvo e Javier Ambrossi, si divide in tre storie ambientate in Spagna in tre anni diversi.
Nel 1932 seguiamo Carlos (Milo Quifes), un ragazzo della borghesia di Granada, che vede la propria candidatura per diventare un membro del casinò rifiutata (il voto favorevole è espresso con una “bola blanca” e quello contrario con una “bola negra”), perché in città gira voce che sia omosessuale. Carlos si ritrova, perciò, davanti a una scelta: ammettere chi sia veramente, come vogliono i suoi amici e la madre, o smentire le voci, come desidera il padre, e convincere il consiglio direttivo del casinò a cambiare il voto.

Nel 1937 il protagonista è Sebastián (Guitarricadelafuente), giovane trombettista costretto ad arruolarsi nell’esercito franchista dopo il bombardamento del suo paese da parte dei fascisti italiani. Sebastián, di stanza in un ospedale militare, deve fare la guardia a Rafael Rodríguez Rapún (Miguel Bernardeau), prigioniero nemico, che aveva lavorato nella compagnia di teatro di Lorca, con il quale aveva avuto una relazione sentimentale. I superiori di Sebastián gli ordinano di interrogare Rafael durante la sua prigionia per scoprire i segreti dell’esercito repubblicano, ma l’unica cosa che ottiene Sebastián da questa vicinanza è quella provare sentimenti profondi per Rafael, pur sapendo che il loro tempo insieme stia volgendo al termine.
Nel 2017 è raccontata la storia di Alberto (Carlos González), storico ed ex drammaturgo, che riceve inaspettatamente da parte del nonno materno, mai conosciuto, un’eredità. Inizialmente restio ad accettarla, Alberto è spinto dal suo fidanzato e dal dolore che sua madre ancora prova per l’abbandono del padre tanti anni prima ad andare nel paese dove aveva vissuto il nonno. L’eredità lasciatagli cambierà per sempre la visione che aveva della sua famiglia.

“La bola negra” è molto di più di un omaggio all’opera incompiuta di Federico García Lorca (ne rimangono solo quattro pagine): è la volontà di restituire dignità a tutte quelle storie, simili a quelle dei protagonisti, che sono state ingiustamente sepolte e dimenticate. È la rappresentazione del dolore che tante persone hanno vissuto perché sono state costrette a scendere a compromessi con una realtà che non le accettava, compromessi che hanno avuto conseguenze drammatiche sulla loro vita e su quelle degli altri intorno a loro.
Le storie dei protagonisti sono arricchite dai personaggi di Riccardo, un soldato italiano, Nené Romero, un’artista che si esibisce per i soldati, Isabelle Durand, una studiosa di Lorca, e da Teresa, la madre di Alberto (rispettivamente Lorenzo Zurzolo, Penélope Cruz, Gleen Close e Lola Dueñas). Meritano una menzione speciale la cura dei dettagli presente in ciascuna storia (impossibile non menzionare la citazione a una delle rime di Michelangelo Buonarroti in un dialogo tra Lorca e Rafael) e la commovente canzone “La nieve”, scritta e interpretata da Guitarricadelafuente.