Maria Antonietta e l’abitudine di non deludere

Mi capita di ricordare con più piacere un concerto, se la persona sul palco mentre canta sorride. Mi fa pensare che questa persona si trovi a suo agio, come inserita nel contesto che le è più naturale. Emergendo leggera tra i fiori distribuiti copiosi intorno agli amplificatori e agli strumenti con un sorriso tenero e luminoso, la piccola figura sul palco dell’Hiroshima Mon Amour di Torino, ieri sera, ci ha trasmesso non sicurezza, determinazione o grinta, ma un genuino senso di accoglienza, quello di chi ti apre la porta di casa sua. Salutando il pubblico con gli occhi che si fanno stretti, ha imbracciato quindi una chitarra acustica che sembra più grande di lei senza difficoltà né impaccio, le mani piccole che cominciano a muoversi esperte e veloci lungo la tastiera mentre, avvicinandoci al microfono, la voce ci dice che non ha intenzione di deluderci. Non lo farà. Si apre con la canzone che dà il titolo al nuovo disco, Deluderti, il concerto di Letizia Cesarini, nella sua doppia identità di Maria Antonietta, seconda tappa del suo nuovo tour dopo Bologna.

Mentre esegue i primi pezzi della scaletta, tutti nuovi, Maria Antonietta è raggiante, sembra contenta di essere tornata a cantare per noi. Ci accoglie in abiti estivi, quelli delle foto che appaiono sul suo tumblr: pantaloncini neri, camicetta a fiori, sandali dorati con tacco considerevole. Mentre ascoltiamo “Abitudini”, nell’afa della sala immaginiamo di essere insieme a lei a cercare rifugio sotto un albero al parco, o sotto un ombrellone al momento di “Pesci”, magari viaggiando indietro nel tempo e tornando sulla riviera marchigiana negli anni Sessanta. Le sonorità del disco nuovo lasciano un retrogusto vintage che ricorda abbastanza da lontano i pezzi più pop dei precedenti, c’è più luce non solo nei testi, decisamente più solari di quelli a cui ci ha abituati, ci viene da pensare a un raggiunto momento di pace e felicità, soprattutto quando ascoltiamo “Cara Ombra”, in cui Letizia si libera della chitarra e passeggia, danza, ondeggia sinuosa sul palco fiorito.

Intorno a lei, come pilastri, i quattro elementi della band sono vestiti di nero e partecipano alle controvoci. Parte di loro la conosciamo già: per esempio il bassista, alla sua sinistra, Marco Imparato, fratello del più noto Giovanni, anche noto come Colombre, produttore dei due dischi più recenti e collaboratore da numerosi anni, nonché suo compagno di vita. Il pubblico, perlopiù giovane, canta entusiasta pezzi vecchi e nuovi senza discriminazioni, e nella dimensione live quella sorta di intermittenza che si registra tra i dischi, passando a Deluderti dal precedente Sassi, sembra livellarsi, la continuità negli arrangiamenti della band mantiene un perfetto equilibrio di suono quando ci si sposta dai pezzi nuovi a quelli vecchi, per esempio riprendendo “Tra me e tutte le cose”, “Giardino comunale”, “Animali”.

Un’armonia che non è turbata neppure quando Maria Antonietta imbraccia lo spirito ruggente dei pezzi più cattivi e la scintillante Telecaster e passa a “Ossa”, “Questa è la mia festa” e “Diavolo”, o quando nell’encore esibisce voce e chitarra una spigolosissima e forsennata “Maria Maddalena”. Se per molti accantonare il punk per dare spazio al pop più leggero e ballabile si è rivelata la scelta giusta, la stessa Maria Antonietta ci tiene a mostrarci tutte le sue diverse anime senza risparmiarne alcuna, passando da “Animali”, a “Oceani”, a “Saliva”, quest’ultima fortemente richiesta dai fans, sempre nell’encore.

Le luci si spengono subito dopo che un mazzo di fiori è recapitato tra le mani della cantautrice di Senigallia, lo stringe a sè mentre si avvia all’uscita, dopo aver  ringraziato tutti gli intervenuti, anche quelli arrivati in ritardo – il locale si è riempito progressivamente nel corso della serata – riconoscendosi consapevole di essere una privilegiata a trovarsi lì, un gesto piuttosto inconsueto e piaciuto molto, e augurandosi di essere stata all’altezza. A quattro anni dal disco precedente, nella prova live Maria Antonietta ci è apparsa in forma splendida. Nella quiete del suo sorriso nasconde una tempesta pronta ad esplodere al primo accordo elettrico, passeggiando tra pop e rock danza sulla soglia tra indie e mainstream con la delicatezza mostrata da poche altre cantautrici nel nostro paese, e se il suo nome continua a essere accostato a quello di artiste come Carmen Consoli, nonostante lei vi si veda poco, non si può esserne che contenti.

Fotografie di Alessia Naccarato

 

 

 

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