Owlle – France

Dietro quella criniera di fuoco c’è molto di più che una sosia di Florence Welch: parliamo di Owlle, una delle next big thing europee che ha già un’identità artistica solida e ben definita, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Per la giovane chanteuse francese di nome e di fatto – risulta infatti France all’anagrafe così come il titolo del suo album d’esordio – si sono aperte le strade di un successo che non ha mai avuto un copione, tanto meno lo avrà d’ora in poi. Owlle è la civetta che scambia la notte per il giorno e il giorno per la notte, tanto una creatura selvaggia nei club sotto la Tour Eiffel quanto un animale ammaestrato tra i corridoi dell’École des Beaux-Arts.

Nata nel sud della Francia, l’oiseau rare per anni vive respirando il profumo salmastro e cinematografico della Costa Azzurra, in quella fetta di paradiso che è Cannes. Lei che voleva fare la scenografa o la stilista è approdata alla musica proprio grazie alla sua grande passione per l’arte. Risale infatti al 2005 il primo incontro con Quiet Club, l’installazione di Brian Eno esposta alla Biennale di Lione, che la affascina incredibilmente e la porta a lavorare nel mondo della musica. Dopo aver vinto nel 2011 il premio Inrocks Lab della rivista musicale francese Les Inrockuptibles, esce nel novembre 2012 il suo primo Ep, Ticky Ticky e con il singolo omonimo comincia a scalare le vette delle charts musicali, riscontrando sempre più consensi soprattutto nell’underground elettronico, grazie anche alla sua versione remixata di Heaven dei Depeche Mode.

Ma dobbiamo arrivare al 2014 per la pubblicazione del suo primo album. Uscito a gennaio in Francia per Sony Music – mentre in Italia sarà in vendita dall’8 aprile, ma già potete ascoltarlo su Spotify – si tratta di un disco frenetico e lento allo stesso tempo, che parla direttamente alla bocca dello stomaco, caratterizzato da una forte componente elettronica, ma che non per questo può definirsi semplicemente tale. Le undici tracce che vanno a comporre France sono state scritte e realizzate in un arco di tempo di tre anni, tre anni di maturazione e sperimentazione che hanno visto Owlle sempre più impegnata sulle scene locali. Con quest’esplosione di musica e colori, di richiami agli anni ’80 e di immagini intense ha subito destato l’attenzione anche della stampa e della critica internazionale, soprattutto di quella americana e tedesca, ma anche quella italiana sembra essere rimasta incuriosita da questa giovane dai tratti severi ed enigmatici: si esibirà infatti per un’unica data extra-Francia il prossimo 9 aprile all’Elita Festival di Milano per la Design Week.

Ma parliamo ora più a fondo di France: si tratta di un disco profondamente contraddittorio, ma ben miscelato, in cui le tracce vanno ad incastrarsi l’una con l’altra come in un puzzle. Sospesa tra i riverberi ermetici e cupi di Fog e le melodie dreamy e cariche di nostalgia di Your Eyes e Free, Owlle sa uscire abilmente dalle convenzioni del genere. Capace infatti di combinare ritmi caldi e freddi, grazie al suo background fatto di influenze diverse, non finisce mai per fossilizzarsi. Se Don’t Lose It, così come Ticky Ticky hanno quell’impatto fortemente pop, dalla forza travolgente e seduttiva per Disorder e Like a Bow decide di attingere tanto dall’r’n’b per la resa vocale, quanto dall’elettronica rivisitata in chiave urban. Tra tutte, Disorder, è sicuramente la canzone più adatta per fare paragoni con la cantante londinese sopracitata.

Creed, invece sa discostarsi dai restanti brani sia per quanto riguarda le tematiche – tratta infatti di religione e della dimensione più spirituale dell’artista – che per le sfumature musicali intrecciate. L’utilizzo quasi sistematico dell’omnichord viene ben sfruttato mettendo in risalto una voce che non ha bisogno di venire coperta da giochi sonori, ma anzi necessita di inserirsi al centro dell’impalcatura compositiva. Nei ritmi sempre più compulsivi di Silence, nelle esplosioni vocali, nei cori di sottofondo e in quelle urla spezzate a metà, l’elettronica si fa portavoce di un gusto universale, capace di parlare indistintamente al cuore di tutti. La ragazzina che guardava a Boy George, Madonna e David Bowie come a delle icone viventi ha oggi trovato una dimensione emotiva che potrebbe piacere ai suoi idoli. Un album squisitamente synth-pop, dai risvolti estremamente introspettivi, e che ascolto dopo ascolto acquisisce un lato sempre più intrigante.

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