Sarà inciucio Pd-Pdl?

In tempi di decemvirato mai tanta saggezza sembra aver attraversato quel che resta del Belpaese. Di quel che resta del centrosinistra le tracce e le prospettive sono oscure. Bersani tenta disperatamente di tenere insieme le anime inquiete di un partito. Lo scomposto diniego del carrozzone grillino fa sfumare l’irripetibile occasione di un’intesa in chiave riformatrice. Nessun governo a guida bersaniana sembra poter nascere e cresce il numero di emeriti esponenti del Pd che con aria seriosa argomentano la necessità di “dialogare con il nemico”, “l’ineleggibile” Berlusconi.

La luce in fondo al tunnel dello stallo politico e istituzionale per molti continua ad essere rappresentata dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi, lo sconfitto delle primarie più amato dal centrodestra. Renzi che impavido trova opportuno propiziare la sua nuova ascesa politica presentandosi alla platea televisiva della De Filippi, quella di Amici. Renzi che si dice favorevole a guidare un governissimo, contrapponendosi alla corrente bersaniana, che resiste e come una deliziosa hostess mentre l’aereo precipita si ostina a ripetere che va tutto bene. D’altronde basterebbe ricordare le dichiarazioni del vicesegretario del Pd, Enrico Letta, che già prima delle ultime elezioni non aveva nessun dubbio sul da farsi: “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo”. Allearsi con Vendola, non disdegnare Monti per arginare l’avanzata della corazzata grillina è stata la principale strategia bersaniana, dopo aver sedato la rivolta interna dei renziani.

Ora che anche Dario Franceschini rilancia l’idea del governissimo con il Pdl si avvicina sempre di più il redde rationem. L’antiberlusconismo militante è stata una delle principali attività svolte dal centrosinistra negli ultimi anni, riservandosi il privilegio di graziarne le sorti ogni volta che sembrava giungere la resa dei conti. Un attivismo alimentato dalla pubblicazione di intercettazioni imbarazzanti, nipoti di Mubarak, cene eleganti, manifestazioni in difesa della dignità della donna, dichiarazioni alternate di riprovazione da parte di scrittori e intellettuali, poi finalmente l’illuminazione. “Spero che il Movimento 5stelle sia un fenomeno transitorio”, dichiara Franceschini in un’intervista di Aldo Cazzullo pubblicata dal Corriere della Sera, come di chi spera presto di ridestarsi da un incubo. Dopo il fasullo miracolo italiano del Cavaliere ecco il vero miracolo grillino: Berlusconi interlocutore autorevole per la formazione di un governo con il Pd. Basta complessi di superiorità, si tratta pur sempre del leader del centrodestra, consacrato tale dal risultato elettorale. “Ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Berlusconi. È con lui che bisogna dialogare”. D’altronde “non ci si puo’ mica scegliere l’avversario” e i grillini sono impegnati a studiare nel bunker nuovi insulti, rutilanti slogan contro i poteri forti e ad ammonire i dissidenti. Vendola sembra intenzionato a sfilarsi dall'”inciucio”: “non c’è alternativa ad un governo Bersani, la nostra gente non capirebbe“, ha spiegato il leader di Sel. In effetti rivendicare il diritto di dialogare con il tanto vituperato avversario ignorando il proprio elettorato di riferimento potrebbe risultare davvero ardito da comprendere. Forse il punto è anche a questo punto comprendere quale sia l’elettorato di riferimento del Pd oggi. Ma Franceschini ci rassicura «Siamo entrati in una stagione del tutto nuova, e continuiamo a ragionare con gli schemi di una stagione finita».

È primavera, bisogna avere il coraggio di rinnovarsi, quale modo migliore di un accordo tra le vecchie oligarchie per riuscirci? E comunque sono lontani i tempi in cui Moretti implorava D’Alema di dire qualcosa di sinistra, forse lo scenario post elettorale sarebbe stato ben diverso se alcuni dirigenti del Pd si fossero limitati a tacere.

 

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