L’esoterismo del fine-mondo | Streghe Fraterne di Antoine Volodine

…rinunciando cioè ad ogni cosa, mettendo una croce sul nostro miserabile ego, dimenticando il nostro corpo, dimenticando la nostra anima per diventare dei golem, portatori di parola.

Cinque anni dopo il capolavoro Terminus Radioso, torna la voce autorevole di Antoine Volodine, scrittore francese di ascendenze russe, inventore e teorico del movimento post-esotico. Il nuovo libro – Streghe Fraterne (Frères sorcières, Seuil, Fiction & Cie, 2019) – arriva nelle librerie sempre per l’editore 66thand2nd che un paio di anni fa aveva portato sugli scaffali lo splendido I Sogni di Mevlidò (pubblicato in Francia nel lontano 2007).

Streghe Fraterne non si allontana del tutto da alcune delle atmosfere di Terminus Radioso, ma nella forma richiama un altro dei romanzi di Volodine, Gli animali che amiamo (66thand2nd, 2017), anch’esso definito come Intrarcane – termine spiegato da Anna D’Elia (traduttrice dell’intero romanzo) che in un’intervista di qualche anno fa raccontava la complessità della traduzione del termine entrevoûtes: «Bisognava trovare un termine che contenesse una componente architettonica (l’arco, o la volta), che esprimesse un senso di ammaliante mistero (arcano) e che rimandasse a una cerchia esclusiva di iniziati (inter nos): “intrarcane” mi è parso convincente ed ha riscosso la generosa approvazione dell’Autore» – che sta a indicare un romanzo in due parti diverse tra loro eppure unite da una sorta di ponte, di volta appunto.

Streghe Fraterne si compone, infatti, di tre parti: Teatro o morte, la cantopera di Vociferazioni e Dura nox, sed nox.

È a quel punto che Yee Mieticheva si è voltata verso di me, mi ha fissata col suo sguardo penetrante, improvvisamente smarrito, e mi ha detto che mi considerava una sorella. La cosa non era in contraddizione con quanto avevamo vissuto in quegli ultimi mesi, ma la sua dichiarazione mi ha turbato. Mi rendevo conto che Yee Mieticheva aveva perso gran parte della sua forza. Da bella principessa e fattucchiera qual era stata, era diventata una donna impaurita. Ci siamo strette in un lungo abbraccio. Avevamo bisogno l’una dell’altra.

In un futuro dominato dalle atmosfere da fine-mondo tipiche della letteratura post-esotica, nella prima parte va in scena l’epopea di Eliane Schubert, attrice di strada che racconta la propria drammatica storia attraverso un interrogatorio di cui è protagonista, condotto da un uomo che cerca di mantenere la linea narrativa in stretta attinenza ai fatti, stigmatizzando ogni sbavatura emotiva. È il racconto della Compagnia Teatrale della Gran Nidiante, teatro girovago in costante peregrinazione per i territori martoriati della Russia Post-Sovietica, più che un teatro classico, un’«umile cerimonia di tipo sciamanico». Nel resoconto degli eventi che l’hanno condotta all’interrogatorio, Eliane si concentra, soprattutto, su una parte degli spettacoli, quella in cui lei e le altre attrici della compagnia mettevano in scena un rituale stregonesco affidandosi a una serie di slogan – le Vociferazioni della seconda parte – tramandatele dalla madre e dalla nonna in maniera quasi osmotica. L’ordine precario della quotidianità della compagnia sarà spazzato via dall’incontro con una carovana di predoni delle steppe che catapulteranno Eliane e le sue compagne in un incubo senza fine, dominato dal sequestro prima e dallo stupro poi fino al suo ingresso a sorpresa nella banda dei predoni che porterà all’amicizia con una delle donne guerriere – amicizia che dà il titolo al libro. Senza svelare il finale del racconto – sorprendente – passiamo alla seconda parte del libro, direttamente collegata alla prima in quanto vero e proprio breviario composto di quarantanove sezioni che ampliano, includendole, le formule magiche raccontate durante la lunga confessione di Eliane.

E dunque richiamò la notte, e quando questa fu scesa nei dintorni, avviò una breve danza per avvicinarsi ancora a lei, poi andò a tentoni nella sua direzione e, dopo averla sfiorata, l’afferrò, senza lasciarle agio di sfuggire, e si fuse con lei dicendo le preghiere che uno dice nel possedere sessualmente creature aliene e di nuovo pronunciando il nome delle principesse nei sogni di colui ove intendeva andare, e quando ebbe preso il posto della notte, cominciò a muoversi qua e là simile a una massa scura e priva di sostanza

La terza parte, ha invece, rispetto alla prima, un legame più labile che si compie attraverso il tema dell’esoterismo e del superamento della morte e si contraddistingue per essere un notevole esercizio di stile, componendosi infatti di un’unica lunghissima frase che procede per più di un centinaio di pagine. È la storia di un “non nato e non deceduto, malevolo viandante di strade dritte nonché di sentieri traversi, mago e spacciatore abusivo di magia, stregone e spacciatore abusivo di stregoneria, padrone dei codici genetici da mille generazioni” figura affascinante e inquietante che attraversa il tempo e lo spazio da tempo immemore, spettatore del Bing Bang e autore di crimini terribili, sorta di blob mefistofelico che abbandona corpi e subentra in altri, sostanza immortale e immarcescente, quasi una coscienza malvagia collettiva che domina senza tregua sul mondo.

In un’epoca della vita così lontana da vorticare in lui sotto forma di lingue scure e volteggianti che nulla tratteneva se non il rantolo affannoso del ricordo, e dove nulla si delineava in macchie distinte se non dei rari volti e l’impronta ingannevole, sotto il basso ventre, di penetrazioni e amplessi, simili in realtà a milioni di altri che li avevano preceduti o seguiti, e, separandosi dal nulla oscuro e dal nulla fluttuante.

Streghe Fraterne assume così, nelle pieghe delle sue storie, nei colpi di scena che lo attraversano, nella struttura quasi fatata che lo supporta, quasi l’aspetto di un testo esoterico e filosofico, compendio al Bardo Tödröl Chenmo – il Libro Tibetano dei Morti – cui molto deve il post-esotismo. Soprattutto nella seconda parte sembra quasi di assistere alle peregrinazioni dell’anima di Oscar in Enter The Void di Gaspar Noé: la stessa sospensione del tempo, la stessa sensazione di pericolo imminente e di distorsione dei sensi, una dilatazione spazio temporale che coinvolge il lettore e lo trascina dentro un universo tutt’altro che rassicurante.

A stemperare le tinte nere, il consueto umorismo macabro di Volodine che fa capolino con una certa insistenza e che riporta il lettore coi piedi per terra. E, insieme a questo tratto, la pletora di riferimenti metaletterari, con il divertente gioco di rimandi verso ulteriori testi della letteratura post-esotica che tirano in ballo lo stesso Volodine come anche il suo eteronimo Lutz Bassmann.

Per sua natura Streghe Fraterne è, dunque, un libro molto eterogeneo. La prima parte concede molto di più in termini narrativi e sfrutta decisamente al meglio l’aspetto politico del post-esotismo. La Compagnia della Gran Nidiante somiglia quasi ai ribelli di Fahrenheit 451, una troupe “non fatta per le grandi arterie, una troupe per stradine laterali. Entravamo in campo in ambienti praticamente ripiegati su se stessi, chiusi nell’avvilente squallore quotidiano, in cittadine e in villaggi immersi nell’oscurità fisica e intellettuale”. Siamo nel fine-mondo, in un futuro dominato dalle razzie selvagge, in un’epoca dove la cultura si è lacerata come in uno strappo che è destinato ad allargarsi. Volodine preannuncia una fine della storia dove la disfatta culturale è opera dei circoli intellettuali del novecento e dei decenni a venire, e in cui il solo spazio di azione diventa fuorilegge e selvaggio, con l’unica possibilità di tornare ai primordi, a una cultura e a una narrazione omerica e preomerica e per questo, di fatto, già esoterica.

MICROCRISALIDE, DORMI INSIEME AL TUO VOLTO E ALLE TUE CARNI! / DORMI, DIMENTICA IL TUO VOLTO OSCURO! / RASPA CIÒ CHE RIMANE IN TE! / RASPA OGNI COSA, RASPA QUEL VOLTO OSCURO! / SE VAI DENTRO LA TERRA, DI’ LE PAROLE OSCURE, PORTA CON TE IL TUO VOLTO E LE TUE CARNI!

Nella seconda e nella terza parte l’esoterismo si fa certamente più evidente grazie al rosario delle Vociferazioni che hanno una funzione di mantra e mettono al centro il potere della parola prima ancora del suo significato e nell’ultima parte grazie alla fascinazione di questo male cangiante e a una struttura ciclica che, nei fatti, conduce il testo a un’esistenza perpetua.

Letteratura particolare, estrema, quella di Volodine si manifesta ancora una volta come una letteratura di frontiera, ai confini della Storia, dei circoli letterati contemporanei e del gioco fantastico della narrazione e della parola, un affascinante amuleto per combattere le terribili derive del mondo contemporaneo.

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