Il nuovo romanzo di Violetta Bellocchio che piacerebbe a Colette e alla Sagan

“Sentivo la linea che separava me da tutte le altre ragazze del mondo”

Sara Monfasani ha quindici anni il giorno che lascia Settima, paese a sette chilometri da Piacenza senza cinema né librerie, e si dirige a Milano. Scappa da un luogo dove gli uomini la sfiorano con gli occhi ma non con le mani, perché conoscono i suoi genitori. Scappa per correre da Antonio, speaker, organizzatore di eventi e scopritore – o sarebbe meglio dire inventore – di talenti. Siamo negli anni Ottanta e mentre dalle autoradio risuona Avalon dei Roxy Music, Antonio fa di Sara una vedette della pop music.

Mi chiamo Sara, vuol dire principessa è il nuovo romanzo di Violetta Bellocchio, scrittrice, traduttrice, curatrice editoriale, fondatrice della celebre rivista non fiction Abbiamo le prove. Il romanzo arriva in libreria il prossimo 11 maggio per i tipi di Marsilio ed ha ricevuto gli onori di giornalisti, blogger ed anche della scrittrice Teresa Ciabatti, candidata allo Strega 2017.

Sara racconta la storia in prima persona. Il suo provincialismo è apparente: è piuttosto un’adolescente con le idee chiare e l’urgenza di assecondare i suoi desideri, il suo bisogno di essere riconosciuta, di esistere oltre le limitazioni e le ovvietà tra le quali è cresciuta, non sentendosene parte. Vive a modo suo Sara: zero amici, molte proiezioni che vuole concretizzare. Quando se la ritrova davanti, Antonio realizza che Sara ha la determinazione e l’incoscienza per arrischiarsi nell’universo dello spettacolo e dell’arte. Sono la dolcezza dell’uomo ammaliato e la spietatezza del manager a suggerirglielo. D’altronde è l’epoca delle esagerazioni, ma pure delle possibilità, delle ricompense se solo si ha il coraggio di agire. E Sara agisce, tutta istinto, tutta emotività, senza filtri. È per questo che Antonio punta su di lei, ed è per questo che Vic – un altro personaggio maschile determinante – le si avvicina. Tutti i dettagli (le cose, i luoghi, le persone) attraversano lo sguardo di Sara e acquistano sfumature private. Quasi che ogni oggetto, ogni stanza, ogni uomo o donna non sia altro che testimone di un salto. Sara vuole essere altro da sé: non chiede un corpo nuovo, ma un’identità nuova. Il desiderio di dire basta all’anonimato è il suo motore e non si spegnerà, neanche col placarsi del clamore.

Violetta Bellocchio ha scritto un romanzo dal carattere vintage, tra brillantina, capelli cotonati e opportunità da carpire. Ma soprattutto ha tracciato il profilo di una ragazzina scomoda, scabrosa nella sua irruenza, nella sua grinta di outsider. Sara non è capricciosa: è una abituata a sgobbare, a rimboccarsi le maniche, ad andare dritta. Preserva in sé un segreto, trasuda un bisogno disperato di attenzione. L’esistenza vista da lei è una missione, un viaggio verso qualcosa di grande, di liberatorio. Sara è una stella, e non solo perché piazza singoli di successo. Lo è perché brilla di luce propria, e facendolo illumina il circostante, infondendogli un senso. La Bellocchio con una scrittura cadenzata ed elegante ci dona un romanzo che sarebbe piaciuto a Colette e a Françoise Sagan: un pugno di ferro in un guanto di velluto.

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