Viv Albertine: Clothes, Clothes, Clothes, Music, Music, Music, Boys, Boys, Boys

Non sono qui per intrattenervi, ma per farvi sentire a disagio”: questa frase di Luis Buñuel che Viv Albertine cita riferendosi al suo ruolo nelle Slits, riassume in qualche modo la sensazione che proviamo leggendo la sua autobiografia Clothes, Music, Boys. Un disagio non causato dallo shock, ma dalla sincerità con cui la musicista racconta la sua storia: “Sono una persona a cui capitano cose spiacevoli” sentenzia nel libro. Non aspettatevi quindi uno stile elegante come quello di Patti Smith in Just Kids; nonostante la poetessa del punk appaia tra le pagine, l’autobiografia della Albertine è più vicina a I Dreamt I Was a Very Clean Tramp di Richard Hell. Ci sono poi degli episodi emotivamente massacranti, che ricordano lo stile crudo con cui Hubert Selby Jr ritrae i suoi personaggi in Last Exit To Brooklyn. Non c’è ragione per filtrare la realtà: quella di Viv Albertine è una verità che va raccontata senza orpelli stilistici, in modo che il linguaggio, nella sua semplicità, sia ancora più potente. Un po’ come una canzone dei Sex Pistols.

Viv Albertine è stata la chitarrista delle Slits, la band post-punk, che assieme alle Raincoats ha ridefinito i canoni dei gruppi al femminile. La sua storia inizia a Muswell Hill, un’area residenziale di Londra in cui i giovani sognano i The Kinks. Da piccola, la Albertine viene abbondonata dal padre e la musica diventa la guida che manca nella sua vita: ama i Beatles e in particolare John Lennon. L’adolescenza della cantante coincide con alcuni degli eventi più importanti degli anni ’60, come la marcia contro la guerra in Vietnam del 1968 e il concerto dei Rolling Stones a Hyde Park nel ‘69, per commemorare la scomparsa di Brian Jones. La Albertine è però solo spettatrice di un’era che in qualche modo non è sua. I disillusi ’70 le assomigliano di più.

Se scritto da un’altra persona, questo libro avrebbe raccontato le glorie del punk e dei suoi esponenti, miticizzando un momento che in realtà di mitico, agli occhi di chi l’ha vissuto, non aveva niente. Viv Albertine immortala invece Johnny Rotten, Johnny Thunders e Sid Vicious, come dei semplici personaggi con cui la sua vita si intreccia.
Sid Vicious, per quanto bizzarro, appare seriamente interessato alla musica, tanto da costringere la Albertine ad abbandonare la band che avevano fondato insieme, The Flowers of Romance, perché non all’altezza. Ritroviamo il Sid Vicious che conosciamo, quando dall’America arriva Nancy Spungen e il bassista dei Sex Pistols esce di scena. Quello che succede al Chelsea Hotel tra i due, pochi anni dopo, rimane fuori campo.

Viv Albertine con Sid Vicious

Il punk è per la Albertine “l’unico momento in cui mi sia sentita a mio agio, l’unico frammento di tempo in cui era possibile dire ciò che pensavi”; ma essere sé stessi comporta dei rischi. Percorrere King’s Road per raggiungere Sex, lo shop di Malcolm MacLaren e Vivienne Westwod, significa rischiare di essere attaccati da skinheads e teddy boys. Anche gli uomini dediti al punk vengono presi di mira: la Albertine racconta di un gruppo di skinheads che cerca lo scontro con lei e Mick Jones, solo perché vestiti in modo diverso. Con Mick Jones, la Albertine vivrà una travagliata storia riassunta dal chitarrista dei Clash in Train in Vain, che compare in London Calling. Il brano è una risposta a Typical Girls, dal primo album delle Slits, The Cut: “Typical Girls stand by their man” afferma sarcasticamente il testo della Albertine, “Did you stand by me? No not at all” replica Mick Jones.

La musica è quello in cui Viv crede ed è solo diventando la chitarrista delle Slits che si sente finalmente completa. La band, guidata dalla giovanissima Ari Up, va oltre il rock ‘n’ roll di Patti Smith, mescolandolo al punk dei Sex Pistols, facendolo scontrare con il lato più reggae dei Clash e creando qualcosa di unico. Ancora oggi, nessun album suona come The Cut. Ma nella scena post-punk dominata dagli uomini sia sul palco che tra il pubblico, una novità come le Slits non viene accettata. Durante i live il gruppo è insultato e minacciato. Ari Up, Viv Albertine e Tessa Pollitt non si lasciano intimidire.

Slits

In seguito, le Slits realizzano Return of the Giant Slits, andando in tour anche negli Stati Uniti; la voglia di individualità distrugge però la band. Ari Up collabora con altri musicisti e Tessa rischia la vita per overdose. La Albertine perde l’unica cosa che la fa sentire viva. Nonostante tutto si reinventa, attraverso una carriera nella produzione televisiva, poi superando una malattia quasi fatale e infine come casalinga nella tranquillità di Hastings. Ma in provincia, la Albertine non resiste a lungo. Ignorare la musica è impossibile: non importa se dopo due decadi deve tornare ad esibirsi in pub alla fine del mondo, dove il pubblico, spesso di soli uomini, non l’ascolta. Viv ritrova la determinazione, sfoderando quell’attitudine contro le convenzioni che aveva lanciato le Slits.

Tornando indietro nel libro, c’è un momento che ho trovato fondamentale non solo nella vita della Albertine, ma per il futuro di molte musiciste: accompagnata da Mick Jones, Viv va a scegliere la sua prima chitarra in un negozio di Denmark Street (storica strada londinese di shop musicali, immortalata in una canzone dei Kinks). Il proprietario la guarda con sufficienza. Viv si sente a disagio, ma compra la chitarra. Ho pensato ad un universo parallelo in cui la Albertine, lasciandosi influenzare dall’ennesimo uomo che tenta di giudicarla, rinuncia a ciò che desidera. Il futuro alternativo è disastroso: probabilmente Annie Clark non avrebbe impugnato una chitarra elettrica diventando St Vincent, il rock di PJ Harvey sarebbe rimasto sconosciuto, così come quello di Courtney Barnett e Anna Calvi. Gruppi al femminile, come Warpaint e Savages, che trovano la loro forza nella musica più che nell’immagine, non sarebbero esistiti.

Comprando quella chitarra, Viv Albertine ha dato vita ad una rivoluzione: la chitarra elettrica è stata concessa anche alle donne. La musicista delle Slits ha abbattuto una barriera che risuona ancora oggi.

Viv Albertine

Con Clothes, Music, Boys, Viv Albertine ci invita a seguire la nostra direzione, anche se ostinata e contraria. Quella che racconta è una verità scomoda, ma fondamentale. Come il punk.

Clothes, Clothes, Clothes, Music, Music, Music, Boys, Boys, Boys non è stato tradotto in Italiano, ma è disponibile in lingua inglese. L’autobiografia della Albertine è stata inclusa tra i migliori libri del 2014 da Rough Trade, Sunday Times e Mojo. Viv Albertine ha pubblicato un nuovo libro, To Throw Away Unopened, nel 2018.

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