What Did Jack Do? | Il corto sperimentale di David Lynch

Dopo aver scosso nuovamente le fondamenta del panorama televisivo con la sua summa artistica Twin Peaks: Il ritorno, il regista-sceneggiatore David Lynch torna a distanza di decenni ad affrontare la forma del cortometraggio. La nuova opera, intitolata What Did Jack Do?,  uscita su Netflix in occasione del settantaquattresimo compleanno del suo regista (ma girata nel 2016), è un corto sperimentale vicino alla video-arte, ambientato in un’unica stanza (per la precisione, la saletta di una tavola calda situata nei pressi di una stazione) e in bianco e nero, della durata di poco più di un quarto d’ora, in cui Lynch stesso interpreta un investigatore con l’incarico di interrogare la scimmia parlante Jack Cruz (doppiata dal regista), sospettata di aver commesso un omicidio. Il surrealismo del creatore di Twin Peaks viene sfoderato all’ennesima potenza, la razionalità latita nei vari botta e risposta impregnati però di un umorismo capace di divertire in più di un momento, e sebbene il ritmo non sia quello dilatato tipico di Lynch, il senso di straniamento non è certo diverso o meno potente rispetto a quello che si può provare durante la visione dei vari INLAND EMPIRE o Mulholland Drive.

What Did Jack Do? è, in poche parole, l’ennesimo rifiuto del regista del Montana di tutte le convenzioni hollywoodiane della logica filmica, un viaggio in un mondo alternativo fatto di ossessioni per gli animali (qui in grado di parlare, di intendere e di volere), per il brusco contrappunto musicale (la canzone True Love’s Flame scritta da Lynch e Dean Hurley) e per le forti passioni trattenute e sfogate, ammaliante e stordente insieme. Immagini in campo e controcampo, parole pungenti e luci tagliate si deformano e contaminano in una intensa forma di espressionismo noir enfatizzato dal format ridotto del film (il cortometraggio, appunto); la trama abbraccia una volta di più l’inconsistenza del sogno, rinunciando progressivamente a qualsiasi appiglio alla lucidità dopo la posatezza del prologo.

Privo di struttura e grammatica ordinarie, What Did Jack Do? giunge alla sua naturale conclusione lasciando più domande che risposte, e mantenendo la sua promessa di esperienza sensoriale tagliente, ruvida e impalpabile, in cui due personaggi forti si tengono testa brillantemente senza che la matassa del mistero venga sbrogliata. Lynch gioca per diciassette minuti con la sua mente e con quella del suo pubblico, quest’ultimo puntualmente condotto per mano ad abbandonarsi alla follia del regista, e ciò che ne viene fuori è l’acuta psicanalisi in gran stile della personalità di un grande demiurgo del cinema dotato di un’incrollabile capacità di non piegarsi mai alle volontà dello star-system americano.

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