10 cose che sappiamo sulla nuova stagione di Twin Peaks

Quella gomma da masticare che ti piace tanto tornerà di moda.

E così è stato. Ora non voglio dire che le Big Babol siano chissà quanto in voga, ma sicuramente i più hanno rimosso quell’incresciosa faccenda dell’ingrediente segreto (si congetturava fosse nientepocodimenoche grasso di topo) e sono tornati a ingiallire le fauci come ai tempi dei Temple of the Dog. Quindi 1-0 per Lynch e palla al centro.

Tralasciando il know-how e l’ufficio comunicazione e marketing della loggia nera, il punto è che sono passati quasi 25 anni dal siparietto sibillino nel sogno di Cooper (che rimane peraltro la miglior forma di pubblicità commerciale per l’ormai imminente uscita della terza stagione), ed ecco perché ci tocca capire cosa aspettarci e se, come spesso accade per remake, spinoff e ritorni di fiamma stile revival (come nel nostro caso), dobbiamo prepararci a un maldestro riaccorpamento .

Cerchiamo di fare luce su una manciata di punti caldi.

Squadra che vince non si cambia

Ebbene sì, gli ultimi (si presume, ma meglio non sbilanciarsi) nove atti della serie saranno ancora una volta scritti a quattro mani (e che mani). L’idea (ri)nasce da un rendez-vous di qualche estate fa. Lynch e Frost pranzano insieme, cominciano a rivangare i fasti dei ’90 e tra una barzelletta sulla garmonbozia e qualche tazza di caffè nero i due si chiedono: “Perché diamine abbiamo mollato?”. Per colpa di quei gran geni della ABC, mi vien da dire, ma questa è un’altra storia: l’importante è aver ricostituito il tandem.

David Lynch e Mark Frost. Correva l’anno 1990 (o giù di lì).

Le prime due stagioni hanno visto un bell’andirivieni dietro la telecamera. Tra i vari James Foley (attualmente alle prese con House of Cards) e Diane Keaton, come spesso accade per produzioni di questo tipo e di questo calibro, il nostro David si è “limitato” a svolgere gran parte del lavoro sottotraccia, coordinando il tutto e consegnandoci, in fondo, il gioiello che conosciamo.

E proprio per mettersi alla prova Lynch ha dichiarato di voler dirigere personalmente tutte le puntate della nuova serie.

Remake, prequel o sequel?

Arrivano rassicurazioni da parte dello stesso Lynch sulla natura di questo terzo capitolo: ebbene, non sarà una statica rivisitazione dei primi due. Probabilmente c’è ancora un po’ di amarezza per come la ABC ha gestito la vicenda Laura Palmer, imponendo un plot twist che ha snaturato il corso della narrazione e spazzato via Twin Peaks dai palinsesti televisivi. Ottima occasione per fare un po’ d’ordine e per mettere qualche pezza.

D’altronde, se Fire Walk With Me si era imposto come dignitosissimo prequel, possiamo sperare in un sequel che sappia superare le aspettative.

 

Un rassicurante frame da Fire Walk with Me. Bob sorride suadente

Analogico o Digitale?

L’ultima opera di Lynch ci ha rieducati al digitale, spiazzandoci un po’, a dire il vero. Ma Inland Empire è Inland Empire, e Twin Peaks rimane Twin Peaks.

Proprio per questo il regista statunitense ha voluto ribadire al Lucca Film Festival dello scorso anno il suo amore per la pellicola, tenendo a precisare che manterrà l’approccio visivo delle prime due serie. Un amore rinato, ironia della sorte, proprio scartabellando tra le scene tagliate di Twin Peaks.

Lynch dixit: “For a long time I championed digital. I fell in love with digital in building a website, and that carried into Inland Empire. And recently, I was working on the deleted scenes from Twin Peaks. For the first time in a long time I saw images shot on film. And I was overwhelmed by the depth and the beauty that celluloid and film can give. It has such a depth and such a beauty.”

 

Leland Palmer preferisce di gran lunga l’analogico

Colonna sonora

Badalamenti sì, Badalamenti no. Per il momento tutto tace, e il duo Frost-Lynch glissa strenuamente a riguardo. Stento a immaginare, comunque, un seguito di Twin Peaks senza un suo apporto. E se Angelo dice di no, c’è sempre qualche omonimo di don Tano.

Cast

Ciò che sappiamo è che è stata registrata la disponibilità, in linea di massima, di gran parte del cast originale.

Non si escludono, però, volti nuovi.

Il fedelissimo Kyle MacLachlan è sempre in prima linea.

Showtime is the new ABC (?)

Non parleremmo di Twin Peaks se non ci fosse l’ombra costante della cancellazione. Forse memore dell’epopea del ’91, Lynch ha svelato un pizzico di accoramento nelle ultime settimane. Trovata pubblicitaria o diffidenza? Tutto molto strano, anche perché Gary Levine, numero due della Showtime (emittente che trasmetterà in esclusiva i nuovi episodi) era produttore esecutivo alla ABC ai tempi delle prime due serie. Tiromancino quotato a 1.01.

Cosa diavolo può succedere in questa terza serie che non sia già successo nelle prime due?

Questo non lo sappiamo, ma sicuramente ci sono alcuni spunti plausibili dai quali partire, come la storia d’amore tra Cooper e Audrey Horne, tra Cooper ed Annie Blackburn, insomma, tra Cooper e qualcuno, anche la Signora Ceppo se necessario.

L’eredità raccolta

Diciamoci la verità: venticinque anni sono tanti, e tra scettici e smemorati nessuno si aspettava che Twin Peaks tornasse sul serio. È un po’ come quando chiedi in prestito una penna a qualcuno e quel qualcuno torna dopo un paio di settimane e la penna è impresentabile perché l’hai rosicchiata tutta come farebbe un castoro canadese. Ci viene in mente True Detective, per esempio, che ha attinto da Twin Peaks in maniera talmente esplicita da creare un tributo, un centone, più che un plagio.

Le sottili somiglianze tra True Detective e Twin Peaks

 

Caffè

Eravamo qui per fare chiarezza e abbiamo buttato giù un elenco interminabile di incognite. Capita. Consoliamoci con l’unica presenza certa in questa terza stagione: il caffè. Ah, diamine se ci sarà caffè. E sarà maledettamente buono.

Rigorosamente nero, come il buio di una notte senza luna

 

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