Partiamo dalle canzoni. Il primo singolo che ha annunciato il ritorno degli enigmatici fratelli scozzesi è stato “Tape 05” (nel disco prende il nome di “Deep Time“), che ha destato non poca euforia (per alcuni anche giornate sconvolte) tra generazioni di giornalisti e fan che lo scorso Aprile hanno ricevuto alcune misteriose videocassette. Una parte di loro (tra questi c’ero anche io), era già felice con l’uscita del singolo, sicura del valore del disco futuro che sarebbe stato poi pubblicato da Warp a Maggio.
Finora ogni canzone del duo è stata anche il sonoro di un’immagine o di un ricordo e magari la scena di un film visto e subito associato a un pezzo. Ed è anche la chiave di lettura più forte su Inferno, il quinto album in studio dei Boards of Canada. Oltre a ciò che mi è accaduto con il secondo singolo,“Prophecy at 1420 MHz” – uscito negli stessi giorni in cui ho visto e adorato The Fall, un film del 2006 diretto dal Tarsem Singh, realizzato in 4 anni e con riprese in ben 24 paesi. Provate a far suonare il pezzo anche solo assieme al trailer o ai suoi best shots, e buon viaggio.
In tutto l’album il duo applica un uso massiccio di synth pesanti, chitarre quasi goth-rock e batterie live, che danno al disco un’anima molto più fisica e cinematografica rispetto al passato. Il singolo di lancio e “Naraka” rappresentano questa (nuova) direzione, dove l’ambient d’atmosfera si fonde con una IDM serrata e arricchita da campionamenti vocali sinistri.
Inferno prende ulteriore forma in brani quali “Age of Capricorn” e “Father and Son” (che contengono registrazioni destrutturate di evangelisti americani e della setta Children of God), veri e propri inni sinistri e inquietanti. Verso il finale si ha un intermezzo che può essere inteso come riempitivo rispetto alla prima parte, prima di tornare alla potente catarsi emotiva di “You Retreat in Time and Space” e “I Saw Through Platonia”.
In qualsiasi posto nel mondo si voglia parlare di nostalgia per il futuro perduto, fate ascoltare Inferno. Lo sapeva bene Mark Fisher e lo sa ancora Reynolds, che hanno ripreso il concetto derridiano di hauntology. Ma poi la realtà ci sorprende ancora: con la Casa Bianca che usa Deep Time (Tape 05) per sonorizzare senza licenza un video di propaganda militare, e la musica stessa che esprime quella rassegnazione lucida che gli scozzesi hanno portato nel nostro orizzonte emotivo.
.