Era uscito proprio da poco, a giugno, Don’t Settle (Vol. 2 – Transmissions West) di Glen Hansard, un disco che raccoglieva dieci tracce registrate dal vivo al Funkhouse di Berlino – niente effetti, niente autotune, solamente Glen con la sua chitarra nel momento di massima espressione per un cantautore, la comunione del live. Chi poteva sapere che sarebbe stato questo l’ultimo disco di Glen Hansard. Il secondo capitolo di Don’t Settle era parte di un progetto di dissenso a un’epoca che celebra la perfezione, e pur di arrivare al suono pulito cancella ogni traccia di incrinatura, di sporcizia – con gli effetti digitali, le nuove intelligenze e il terrore dell’autentico.
Glen Hansard veniva da un mondo artigianale, era un suonatore di chitarra che si lasciava circondare di fiati – e così questo disco-concerto suona come si immagina, con la voce un po’ rauca e assoli di tromba sognanti e applausi scroscianti in sala. Le canzoni sono una parte del ricco repertorio di Hansard: ascoltando possiamo immergerci nel mondo del cantautore irlandese come per dargli commiato. L’intensa Revelate, la ballata Her Mercy, l’acustica cavalcata folk-rock This Gift, il blues confessionale di Sure As The Rain.
Hansard aveva una maniera di cantare generosa, si portava dietro l’innocenza da busker di strada. Aveva vinto un Oscar, ma continuava a suonare pezzi tradizionali nei pub irlandesi. Sapeva toccare vertici emotivi anche con una cover – da Drive All Night di Bruce Springsteen a Astral Weeks di Van Morrison. Da ragazzo aveva stretto la mano a Leonard Cohen dopo un concerto: “credo sia stato il momento in cui ho capito che era questa la strada che volevo intraprendere”.
Glen Hansard è morto in un incidente in moto nella periferia di Dublino, a soli 56 anni. La strada lo ha iniziato, la strada se lo è preso. A dicembre era atteso in Italia per quattro date; il 19 agosto avrebbe dovuto suonare in concerto a Londra in omaggio al cantautore americano Jason Molina, un tributo dal titolo Farewell Transmission – di sicuro ci sarà modo di dire addio anche a Hansard in quell’occasione. Cominciano ad andarsene, le voci che ci hanno circondato. Le lasceremo cantare, anche mentre i tempi stanno per cambiare. Ciao Glen.