Un paese sventrato e una serie di esistenze, anch’esse mutilate. Questo potrebbe essere il nucleo fondamentale dell’esordio di Germano Antonucci, La ragazza di luce (Terrarossa). Forse non a caso il paese (immaginario) dove si svolgono i fatti narrati si chiama Lume, come se la luce fosse il filo da seguire. Come molte persone che si trovano ad affrontare un evento traumatico, anche attraverso le parole si cerca di evitare di nominare l’accaduto. Così tutti nel romanzo di Antonucci parlando della notte che ha sconvolto le loro vite dicono “La catastrofe” e proprio in riferimento alla notte della catastrofe in molti parlano di una visione, un avvistamento, una sorta di apparizione. Una ragazza di luce sul pendio che domina il paese devastato. Come se qualcuno dall’alto avesse in parte difeso e in parte devastato le vite del paese di Lume.
Nina e Ruben, due ragazzini ancora non adolescenti, sono i protagonisti che provano a seguire quel filo luminoso. Entrambi a causa della catastrofe hanno perso una persona cara. Ognuno a modo suo, nelle pagine del libro, si incamminano su un terreno accidentato che è quello della memoria e della ricerca di una spiegazione per quelle scomparse.

La scrittura di Antonucci ricorda le sceneggiature delle serie televisive crime. La storia de La ragazza di Luce potrebbe essere adattata benissimo a un paese finito sotto la rottura della diga del Vajont o anche a qualche comunità irpina devastata dal terremoto del 1980, per non parlare dell’Abruzzo e del suo entroterra da cui appunto proviene l’autore. Penso a Les revenants o anche a Broadcurch, per citarne qualcuna.
La storia si costruisce con piccoli tasselli, che sono i paragrafi che si alternano all’interno dei veri capitoli. Come se la macchina da presa staccasse repentinamente da un punto di vista di un personaggio ad un altro.
Il racconto, col passare delle pagine, sprofonda in un giallo che cerca una soluzione. La catastrofe si dimostra essere non solo quella fisica che ha cambiato i connotati di un paese e una comunità, ma è anche quella di crolli interiori comuni a quasi tutti i personaggi che popolano le pagine di questo romanzo. Lume è un paese ammantato dal fascino per il soprannaturale che si scopre sempre più fragile e in balia dei propri fantasmi. La ragazza di luce che dovrebbe illuminare le vite degli abitanti del paese, sembra invece tenerli sotto scacco.
Nina e Ruben sono i protagonisti feriti di questa ricerca, andare avanti nello scioglimento dei nodi che li tengono attanagliati significa spingersi verso una lama affilata che penetra nei loro petti fino ad arrivare al cuore. Il climax narrativo è costruito secondo uno schema che si riconosce ma che non per questo lesina la girandola di colpi di scena. I rapporti tra i protagonisti si scoprono diversi da quelli che si immaginavano nei primi capitoli e ogni sapore sembra cambiare con l’arrivo del retrogusto delle ultime pagine.
La ragazza di luce sembra venire dagli angoli più lontani della nostra provincia, un paese immaginario che potrebbe essere benissimo quello in cui molti di noi abitano. Guardandoci attorno ognuno di noi lettori può individuare la propria catastrofe attorno alla quale sono germinate storie come quelle di Nina e Ruben.