Venerdì 31 luglio si apre l’edizione del decennale del PIF
Piccole dritte per chi scriverà la nuova Divina Commedia: l’Inferno della Musica.
Alcuni gironi suggeriti:
Musica latinoamericana (un inferno nell’Inferno);
musica balneare/estiva;
Manu Chao (per lui un girone ad hoc);
indie depressivo senza coglioni ma rompicoglioni;
bubblegum music spacciata per punk-rock adolescenziale con passamontagna e saltino da contratto.
Nel Paradiso della Musica suggerirei invece tanti cerchi comunicanti, ognuno con i festival che salvano l’Italia. Se ne parla forse troppo poco dei piccoli grandi concerti resistenti, quelli che all’ombra delle metropoli, nell’entroterra e nella provincia, tengono duro da anni e sono diventati benefiche oasi al riparo dall’inferno delle sagre e delle colonne sonore zompettanti, come il PIF (People Involvement Festival). La rassegna di Frigento (AV) può contare su uno storico di qualità (negli anni sono passati nomi come Vasco Brondi, Planet Funk, Marlene Kuntz, Pierpaolo Capovilla, Massimo Volume e tanti altri) e una progettualità di respiro con l’idea di una rete sociale che dura da ormai dieci anni. Per l’edizione 2026 due serate importanti: raccontiamo brevemente la prima, segnalando la presenza di Ministri, Neoprimitivi, Malbianco e Violet alla seconda.
Nel Paradiso della Musica ha senso accostare sonorità diverse per sottolineare quanto sia multiforme la musica italiana contemporanea. Un prisma dalle innumerevoli facce, infernali e celestiali, metalliche e morbide, nel quale non possono mancare, alle estremità, gli Zu e i Casino Royale.

Gli Zu non fanno concerti: zero chiacchiere, un muro di suono sempre più compatto ed elevato, un’esperienza ascetica, rituale. Metal senza essere metal, noise ragionato e colto, free jazz come area di libertà più che connotazione di genere. Un baluardo strumentale di cui andare orgogliosi, visto che grazie a diciassette album, centinaia di performance e una personalità carismatica, il trio romano è riconosciuto e rispettato a livello internazionale. Riescono a essere furiosi ma chirurgici, serrati ma cosmici. Musica per le Apocalissi Gnostiche.

Gran finale con un’altra autorità della musica italiana, una formazione che si avvia a festeggiare quarant’anni di storia nel 2027. Ho sempre ammirato la svolta dei Casino Royale dai tempi di CRX (una svolta morbida, non così radicale, ma sentita e decisa), quando dopo aver abbandonato ska e hip hop hanno lavorato su suoni scuri, enigmatici, minimali, rari nell’Italia di fine anni ‘90. Il disco spartiacque tra il loro passato e l’inizio di un percorso maturo fu Sempre più vicini, uno dei pilastri della loro discografia, che stanno celebrando dal vivo con fare poco nostalgico, ma senza rinnegare concetti e suoni fondativi. Rispetto agli Zu e alla loro dimensione aerea e mistica, i Casino Royale versione “reloaded” sono concreti: musica comunitaria, volta all’affratellamento e alla vicinanza, come più di una volta ha sottolineato un Alioscia particolarmente comunicativo e presente, nonostante il pubblico stesse pian piano scemando nella notte irpina. Interessante il confronto tra i brani del 1996 – ancora sanguigni ma raffinati: carne, elettronica e soul – con il repertorio più recente, al quale è affidato lo scorcio conclusivo: Fumo ha un’autorevolezza e un suono criptico – “pre-apocalittico”, ha dichiarato il cantante – da meritare molto più spazio. Tuttavia tra passato e presente la band milanese ha ancora tanto da dire: una nuova colonna sonora per il Paradiso della Musica.
Buon decennale al PIF.
