Recap 2023: cinque libri che parlano di musica

Nei giorni in cui scrivo questo articolo ricade il trentennale della scomparsa di Frank Zappa, uno degli artisti più influenti della musica del Novecento. Proprio il compianto musicista, oltre che per le sue composizioni, è passato alla storia per una frase che ha segnato il giornalismo musicale, “Parlare di musica è come ballare di architettura”. Per questo motivo quando si scrive di musica, che sia una recensione, un live report o un saggio, ci si scontra sempre con la ricerca di una chiave di lettura che possa rendere visibile l’invisibile o palpabile l’ineffabile sensazione che una canzone o un disco lasciano a chi lo ascolta.

Scrivere un libro che abbia la musica come tema richiede un passaggio che va oltre la semplice conoscenza della materia musicale o della vita dell’artista. In questo 2023 le uscite editoriali a tema musicale non sono certo mancate e tra le tante proposte alcuni titoli hanno trovato la famosa quadra tra il parlare di musica e portare questo tipo di argomentazione altrove, raccontando attraverso la musica anche altro, ed è forse questo il vero punto di forza da ricercare in questo tipo di libri. Cinque libri che hanno parlato di musica raccontando in realtà le vite di chi l’ha scritta ma anche, in fondo, di chi li ha letti.


Massimo Palma – Olanda 1945, Anna Frank e i Neutral Milk Hotel (Nottetempo)

Massimo Palma è uno degli autori che sin dai suoi primi libri, come Happy Diaz, passando per Nico e le maree ha sperimentato la commistione tra musica e suggestioni di tipo storico, sociale e filosofico. Nel suo ultimo libro edito da Nottetempo mette insieme due contesti che si erano già incontrati nella canzone scritta da Jeff Mangum In the aeroplane over the sea. Il leader dei Neutral Milk Hotel, infatti, aveva composto la canzone e di conseguenza anche l’album in una sorta di immersione totale nella storia di Anna Frank. La band di Ruston col suo disco, che traeva il titolo proprio dal brano ispirato ad Anna Frank, negli anni è assurta allo status di band di culto. Nel libro di Palma le storie di Mangum e di Anna Frank si incrociano, entrambi da personaggi mitici diventano in carne ed ossa, assumono la forma di pensieri e ossessioni, volano in alto e sprofondano nel grottesco. Pagina dopo pagina si ricostruiscono due esistenze lontanissime che si incontrano nei loro mondi interiori. La storia della musica si incontra con la storia nefasta dell’Europa sprofondata nell’abisso, la storia di una band in procinto di sciogliersi dopo aver dato alle stampe un album mitologico si incontra con la vita di una ragazza che descrive dal suo punto di vista un’esistenza in bilico sul precipizio.


Giuseppina Borghese – A Manchester con gli Smiths (Giulio Perrone)

Manchester è uno dei poli musicali mondiali che più di altri è stata capace di essere fucina di talenti musicali. Le band mancuniane, infatti, pur nelle loro brevi carriere (leggi Joy Division e gli stessi Smiths) sono state capaci di influenzare generazioni e generazioni di musicisti e fan a seguire. In questo solco si inserisce il bel libro di Giuseppina Borghese che non solo riesce a ripercorrere dal punto di vista musicale la fulminante esperienza degli Smiths attraverso i loro brani più famosi, ma accoppia a questo viaggio un vero e proprio itinerario all’interno dell’ex capitale industriale d’Inghilterra. A partire dalla celeberrima foto di gruppo di Morrissey e soci davanti al Salford Lads Club passando per le tappe nelle varie zone di Manchester. Ma questo libro fa di più, usa la musica come una macchina del tempo in grado di associare a ogni brano episodi legati alla vita di chi scrive. Per questo la chiave è sempre nel parlare di musica per parlare della vita, usare le sette note e le canzoni più importanti di una band per inquadrare il mondo fuori dallo stereo. Tutto quello che ci circonda mentre ascoltiamo una canzone ci rimarrà attaccato addosso, nella memoria, come impregnato da una resina emozionale che difficilmente farà scivolare via le sensazioni e le immagini che una canzone come Ask ci riporta immediatamente alla mente.


Donato Zoppo – Scrivi il tuo nome su qualcosa che vale (Compagnia editoriale Aliberti)

Lucio Battisti è un mondo a sé stante nel panorama musicale italiano. Parlare dell’artista di Poggiobustone è come nominare i Beatles per la musica d’oltremanica, impossibile trovare un angolo buio o un cassetto inesplorato della sua produzione. Donato Zoppo nella materia battistiana è senz’altro uno dei nomi di assoluto rilievo in quanto a conoscenza e produzione letteraria. Il suo ultimo libro indaga uno dei momenti cruciali della vita artistica e non solo di Lucio Battisti, quello del suo primo album dopo Mogol, che in pochi hanno saputo esplorare con la stessa bravura. In qualche modo il libro di Zoppo affonda le mani nelle viscere del vero Lucio Battisti, quello che cercava sé stesso dopo un lungo viaggio in compagnia di Mogol, tragitto che alla fine lo aveva lasciato esausto e in piena crisi d’identità. In questa frattura si inserisce il libro Scrivi il tuo nome su qualcosa che vale, andando in profondità alle motivazioni che portarono Battisti a cercare in tutti i modi di affermare la propria esistenza tramite le canzoni. E già è il primo disco pop italiano ad essere suonato esclusivamente con strumenti elettronici, un album onirico e visionario, imperfetto ma straordinario come documento storico per capire la personalità di un artista che rifiuta definitivamente il rapporto con i media, la sua immagine, il dialogo col pubblico. Il primo passo di un cammino di rinnovamento che raggiungerà la sua vetta nei “dischi bianchi” con Pasquale Panella. Donato Zoppo si incunea nelle ferite che portarono alla nuova vita di Battisti restituendoci un quadro incredibilmente realistico, come se il lettore potesse essere uno spettatore privilegiato di un momento cruciale della musica italiana.


Simona Frasca – Mixed By Erry (Ad est dell’equatore)

In molti casi si usa dire che il libro era meglio del film. A giudicare dal successo della pellicola di Sydney Sibilia si potrebbe faticare a dire lo stesso per il bel libro di Simona Frasca. Eppure, se si prendono i due media di riferimento in cui la stessa storia viene declinata, ovvero il mito fondativo del marchio di musica pirata più conosciuto in Italia dagli anni ’80 fino ai primi 2000, il libro edito da Ad Est dell’equatore è senz’altro un’opera più completa di quello che il film sbarcato su Netflix si è proposto di fare. Il lavoro di Simona Frasca, infatti, tende a mettere insieme una serie di fili che risalgono al secondo dopoguerra in una città come Napoli perfettamente inserita nel contesto di un Sud Italia pressoché abbandonato negli anni in cui il problema dell’eroina e della malavita esplodeva in tutta la sua violenza. Attraverso il racconto di una storia imprenditoriale alternativa all’economia ufficiale questo libro ripercorre gli eventi e i contesti economici e sociali che giustificavano e favorivano determinate esperienze. Insieme alle sorti dei fratelli Frattasio si ripercorrono quasi quattro decenni della storia economica, politica, sociale e musicale non solo di Napoli ma di tutta l’Italia fino ad arrivare ai primi vagiti della globalizzazione che insieme a Mixed By Erry spazzò via molti dei punti fermi delle nostre vite. La musica come scusa per raccontare la vita, appunto, ma anche per contestualizzare quello che a un occhio distratto potrebbe essere liquidato come crimine e che invece risulta essere un racconto più complesso.


Fabio De Luca – Oh, Oh, Oh, Oh, Oh – I Righeira, la playa e l’estate 1983 (Nottetempo)

Il libro di Fabio De Luca, edito da Nottetempo, è un percorso a ritroso che parte dall’idea delle mitiche estati passate che in epoca di retromania è un forziere carico d’oro solo per chi non le ha vissute davvero. Il testo di Jhonson Righeira ne è la dimostrazione plastica. Attraverso una lunga frequentazione con il 50% dei Righeira Fabio de Luca ricostruisce un periodo storico che per la musica italiana è significato l’esplosione della new wave, il reflusso politico, la dispersione in tanti atomi ed esperienze musicali diverse di formazioni nate e terminate nel giro di pochi anni. Ma proprio in quegli anni sono state date alle stampe canzoni che avrebbero segnato la memoria musicale italiana per gli anni a venire. Vamos a la playa è l’emblema di quest’epoca di avventurieri che cavalcarono con ingenuità ma anche con tantissimo entusiasmo le onde della discografia scrivendo pagine di storia della discografia a volte anche in maniera inconsapevole. Il pregio, uno dei tanti, del libro di De Luca è uno stile che sa alternare l’ironia alla profondità, mettendo insieme interviste a storici personaggi della discomusic insieme a quelle di impresari dal passato nebuloso, pezzi di storia dei Righeira insieme a pezzi altrettanto importanti della storia dell’autore del libro. C’è Torino, c’è la riviera romagnola, c’è Milano, ci sono gli anni ’70 e ’80 e c’è l’Europa come terreno di conquista dell’italodisco. Quello del libro giallo col nome buffo, come lo chiama il suo autore, è un viaggio incredibile all’interno di un periodo segnato (anche) da una canzone che quasi tutti hanno sempre frainteso e che anche per questo vale la pena di approfondire.

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