La morte è il problema più grande solo per chi non crede in nulla. Per chi crede in qualcosa, il dilemma vero è perché esista il male.
Riccardo è un cervello in fuga, uno di quelli amici che ognuno di noi ha visto partire per cercare un futuro migliore dove poter vivere dei propri studi. Nel nostro caso il posto che ha prima accolto, e poi in qualche modo respinto i sogni di Riccardo è Helsinki. È lì che Riccardo prima lavora come ricercatore ma poi un po’ alla volta si tira fuori dal percorso accademico per accasarsi in un più mite ma rassicurante lavoro da programmatore.
La sua vita ricondotta su binari di assoluta ordinarietà viene stravolta dall’incontro con una ragazza magnetica e misteriosa che risponde al nome di Yana. Come nelle migliori tradizioni narrative questo incontro si rivelerà la scintilla capace di far divampare il fuoco che il nostro protagonista portava dentro, anche se lo credeva sopito. Yana introdurrà un po’ alla volta e non senza qualche ritrosia, Riccardo a un mondo sotterraneo, una sorta di comunità di outsiders che pur se perfettamente omologati al sistema che tutti viviamo ogni giorno se ne consideravano corpi estranei.
Leggendo, capitolo dopo capitolo, la storia messa in piedi da Bertello la mente non può non tornare a una delle narrazione moderne sull’antagonismo informatico che ha riscosso maggiore successo ovvero quella di Mr. Robot. Roberto e soci sembrano ricordare incredibilmente quel manipolo di combattenti per la nuova libertà, quel tipo di battaglia che si svolge meno nelle strade e più nei circuiti stampati. Una guerriglia fatta di Trojan Horse e virus diffusi tramite penne usb.
Di recente abbiamo visto come Paul Thomas Anderson abbia portato al cinema Una battaglia dopo l’altra, adattamento filmico di Vineland di Pynchon. Ecco, a questo filone sembra far riferimento Bertello col suo Notturno Elettronico. Tra i vari capitoli non ho potuto fare a meno di apprezzare i riferimenti ai maestri sudamericani Cortázar e Bolaño, già a partire dal titolo del romanzo, infatti, è impossibile non pensare a notturno cileno. Il racconto della dittatura cilena è in qualche modo il parallelo con la dittatura delle Big Tech, come anche in Mr. Robot i comuni cittadini, quelli dotati di una coscienza civica ancora in salute, sentono su di loro la cappa pesante di un sistema che ci spia, ci monitora e ci governa in modo più o meno invisibile. Inoltre i titoli dei capitoli Tutti i fuochi, il fuoco che rimanda alla splendida raccolta di racconti di Cortázar e I detective selvaggi che cita il capolavoro di Bolaño, fanno capire molto chiaramente come anche se l’ambientazione di questo romanzo sia nordeuropea le radici di chi lo ha scritto affondano altrove, in una letteratura molto più sanguigna che si mescola a quella abitualmente associata alle storie di hacker occidentali.
Riccardo, il programmatore; Noona, la giovane hacker dai capelli strani, come direbbe Wallace; Roberto antropologo messicano (che richiama alla mente lo scrittore di cui sopra); Yana, designer sudcoreana e, Hamid, matematico iraniano geniale e membro più instabile del gruppo. Questa piccola società carbonara rispecchia i volti che ognuno di noi ha nell’odierna società, le solitudini che si incontrano e si scontrano, le alienazione che tendono ad esplodere tragicamente.
Il background di Bertello si riversa nelle pagine condite di dialoghi in cui si snocciolano teorie matematiche e filosofiche rendendo il gruppo dei protagonisti un piccolo circolo di élite culturale alternativa che mescola la scienza con la filosofia per cercare una via in grado di disinnescare il sistema capitalistico in cui vivono.
Il racconto è agile e i capitoli si alternano in modo dinamico. A tratti il contenitore sembra prendere il sopravvento sul contenuto, nella lettura che non mi ha mai annoiato mi è sembrato di vedere, forse troppo in lontananza, le ferite che portano i protagonisti a mettere in piedi questo commando sovversivo. La rabbia, l’odio, la violenza che sono i carburanti nobili di ogni gruppo eversivo probabilmente a tratti rimangono un po’ sullo sfondo. L’epilogo in qualche modo fa riaffiorare lo stato di smarrimento dell’individuo. Il messaggio non è consolatorio, anzi, come in ogni guerra chi perde è solo colui che non ha combattuto. Notturno elettronico ci racconta la storia di chi ha preso coscienza che lo status quo non era più accettabile e ha provato a fare qualcosa.