Per la sua edizione 2025 lo Spring Attitude si trasferisce all’Eur nella struttura della Nuvola di Fuskas, contribuendo ad arricchire il panorama musicale del noto quartiere di Roma Sud già sede di importanti strutture concertistiche come l’Atlantico e il PalaEur. Così come l’impianto architettonico romano tiene insieme l’anima del ferro e dell’acciaio con quella delle morbide linee visive e materiali della “nuvola” al suo interno, lo Spring si adatta all’anima plurale della location, strutturandosi attraverso un doppio palco e una line-up variegata.

Il piano superiore, all’aperto, ospita sulla “Terrazza” il SA/BLOCK PARTY dedicato all’elettronica e alla musica più sperimentale, un dancefloor a cielo aperto dominato da una Nuvola illuminata di viola per l’occasione, tra luci, giochi laser, balli e mani alzate a ritmo. Il piano inferiore, all’interno della pancia della struttura vede invece la presenza del PLOOM STAGE, dove dal pomeriggio sino a notte inoltrata si sono alternati artisti italiani e internazionali.
La disposizione dei palchi ha reso di fatto la partecipazione all’evento un momento circolare, con un passaggio interno/esterno composto da alternanze ambientali e musicali che hanno reso l’evento totalmente immersivo, non lasciando gli ospiti privi di musica nemmeno in fila per cibi e bevande, rigorosamente da pagare cashless tra applicazioni e braccialetti elettronici, decisamente migliori rispetto ai Token utilizzati in molti altri festival.

Tanto spazio alla scena nostrana e al nuovo cantautorato italiano con l’esibizione “turnante” di Golden Years e delle loro mille voci alternatesi sul palco da Masamasa a Fulminacci, da Nyat a Tutti Fenomeni (al coro “Tanti Auguri a Te” del pubblico per il compleanno del bassman Pietro). Con loro sul palco anche Giorgio Poi che avrà in seguito il palco tutto per sé, per la “tristezza” di Musica Italiana e per portare sul palco il suo amico Luca Marinelli con cui cantare Solo per gioco presente nei titoli di coda di Paternal Leave, in un live sorretto da un’ottima acustica in location alla sua prima come contenitore musicale.

Sul Ploom anche il jazz cantautorale di Marco Castello e la sua band per scardinare gli stilemi della più classica “chitarra e voce”, tra vita e “attentati a Fabio Fazio”, con una scritta recitante MEGGHIU SULI a ricordare l’etichetta ma anche la provenienza dalla terra siciliana.

E infatti in questo Spring c’è tanto Sud, con i live de La Rappresentante di Lista e La Niña ad illuminare rispettivamente il Day 1 e il Day 2, i due live forse più politici con le voci rivolte verso Gaza con un pubblico intonante Free Palestine e Palestina Libera, con le voci di Veronica Lucchesi e Carola Moccia che si confermano tra le migliori del panorama italiano.
La prima intona sul palco, insieme all’immancabile Dario Mangiaracina, tanto gli ultimi successi come Ciao Ciao, Amare, Diva quanto estratti da album più lontani, tra cui su tutti spicca una bellissima esecuzione di Questo Corpo carica tanto di fantasie musicali quanto di significati ancora una volta politici, ma anche profondamente intimi.

La seconda mette in piedi un live letteralmente magico, non nel senso di un semplice elogio, ma un’esibizione in grado di far riecheggiare misticismi, sapori di terra e di acqua e sale, profumo di luoghi cari, con una capacità di ipnotizzare il pubblico a proprio piacimento, tra danze, cori ed emozioni pure, come in una versione da brividi di Respira e nell’esecuzione di Manalonga che, come ha tenuto a ricordare La Niña, è un regalo fatto al mondo fisico, dedicata solo alle esibizione dal vivo e ad un’incisione in vinile, per rimanere fedeli a quello che tocchiamo. Ma non sono mancati i momenti di rielaborazione contemporanea, di autotune e ritmo forsennato tra percussioni mosse come ventagli, un concerto carico di ogni spettro e anche carico di streghe, probabilmente il più ispirato di tutte le serate.

E chiaramente, come vuole la “tradizione Spring”, tanti suoni contemporanei, tanta elettronica e tanto suono da carpire e da ballare andando a pescare nella scena internazionale. A calcare il palco sono artisti pronti a portare un po’ della propria storia dentro la propria musica; Altin Gün regala un’esibizione elctro-turcofona ricca di elementi di musica tradizionale arrangiati per essere portati sotto luci lampeggianti e un pubblico in movimento, Apparat porta uno spettacolo dominato da un rosso intensissimo che fa dimenticare lo stile del suo più grande successo Goodbye (colonna sonora della celebre serie Netlfix Dark) e invece preme sull’acceleratore per uno show che alterna intelligent dance a drop carichi e violenti, L’Impératrice porta sul palco un sound tipicamente francese dove l’influenza di Daft Punk e Justice è palpabile ma non invadente, all’interno di un live fatto di luci rotanti e della bella voce di Maud Ferron e corollato dalla presentazione di un nuovo brano inedito. E poi ancora Ellen Allien, Planet Opal e tanti altri per un festival dal bill ricchissimo per serate andate avanti sino a notte fonda.

Spring Attitude con le 18mila presenze registrate ha alzato ulteriormente l’asticella mirando ad essere un punto di riferimento per la propria realtà e per portare a Roma proprio una Eterna Primavera.
tutte le foto sono di Marta Bandino















































