Letteratura

Gay Talese ad alta temperatura

Questo mese di luglio si apre con il botto. Il bollore estivo sta prendendo le sembianze di un anziano Gay Talese che si rifiuta di promuovere il suo ultimo libro in uscita nelle librerie statunitensi il prossimo martedì 12 luglio. Il motivo che aleggia intorno alla scelta dello scrittore e giornalista di Ocean City pare sia il risultato di un pesantissima accusa mossa da parte del Washington Post in merito alla veridicità della storia contenuta in The Voyeur’s Motel (Grove Press).

Lo scorso aprile il New Yorker ha pubblicato una parte di questo nuovo reportage di Talese, un reportage che ha ottenuto subito un notevole successo da parte del pubblico e della critica. Da tutto il mondo sono giunte, presso la redazione del giornale, le ovazioni per l’ultimo lavoro di un talento che negli anni si è sempre distinto per la capacità e la fermezza con cui ha descritto la realtà che gli gravitava intorno. Una scrittura, quella di Talese, che svolge il ruolo di un’attenta telecamera pronta a riprendere i fatti e sbatterli nelle pagine dei giornali, gli stessi che hanno percorso gli Stai Uniti da costa a costa, fino ad arrivare all’exploit mondiale.

The Voyeur’s Motel è una storia che, ancor prima della sua uscita, tutti già conoscono. Talese riporta il suo incontro con Gerald Foos, proprietario di un tipico motel americano – uno di quelli che siamo abituati a vedere nei film –, fino al racconto di ciò che avvenne verso la fine degli anni settanta in quelle stanze. Il motel era provvisto di un corridoio insonorizzato che si dispiegava lungo tutte le camere della struttura, in modo da consentire al suo proprietario di osservare ciò che avveniva all’interno di quelle mura. Sesso e spaccio di droga andavano per la maggiore. Il voyeurismo di Foos trova la sua celebrazione in questa perversione edilizia, un camuffamento in pieno regola di un motel a cui poco serviva una condotta per l’areazione di quelle dimensioni, talmente grande da consentire il passaggio di due persone nello stesso momento – durante i giorni della visita, correva l’anno 1983, Talese e Foos videro attraverso il corridoio videro una coppia di clienti nel pieno di un rapporto sessuale.

La copertina dell'estratto del libro pubblicato sul New Yorker
La copertina dell’estratto del libro pubblicato sul New Yorker

In quegli stessi giorni, Foos – dopo aver firmato un documento sulla riservatezza della fonte e tutto il resto che ne consegue – disse allo scrittore di aver assistito, proprio attraverso quel corridoio, ad un omicidio avvenuto in una di quelle stanze qualche anno prima. Quello che doveva servire come mezzo per raggiungere un piacere attraverso un onanismo incontrastato, divenne il mezzo attraverso cui appurare l’avvenuto reato, un omicidio in piena regola. Un uomo che ammazza una donna che in quel momento è lì con lui, dentro quella stanza, sei anni prima dell’ingresso in campo di Talese. Un evento che si fa largo nella vita di Foos ma che non necessita di essere smascherato dinanzi alla giustizia. Un proprietario che oltre a custodire il motel come la sua fonte di guadagno, fa spazio tra gli impegni e sceglie di inserire anche la morte di una donna avvenuta tra le lenzuola che cambiava ogni singolo giorno.

Per quel che ne sappiamo, la storia finisce qui – il reportage è ancora inedito, almeno fino al 12 luglio. Il vero colpo di scena, l’evento che porta alla nascita di questo reportage, arriva nel 2013, quando Gerald Foos dà il consenso a Talese di mettere su carta la storia del loro incontro, e di quello che ne è succeduto, e di darla alle stampe, rendendola finalmente di pubblico dominio.

Dopo l’anticipazione del New Yorker, i giornalisti del Washington Post non sono rimasti a guardare. Hanno messo a soqquadro le fonti, tutti gli archivi di quegli anni, fino a raggiungere ciò che di vero si nasconde dietro la storia di Talese, uno dei punti cardini, insieme a Tom Wolfe, del New Journalism che tanto ci fa gola. In questi ultimi giorni sono venute a galla diverse incongruenze, imperfezioni e falsificazioni che hanno scosso tutti coloro che si aspettavo dallo scrittore un’opera di tutto rispetto. Tra gli inesatti cambi di proprietà del motel è emerso anche un dato fondamentale, ovvero che negli archivi della polizia non risulta alcun omicidio avvenuto in quegli anni in quel posto. A dire il vero, l’unico cadavere portato via da quel motel fu quello di un uomo. Nessuna donna aveva lasciato senza vita quella struttura.

All’autore di La donna d’altri (BUR, traduzione di Francesco Saba Sardi) non è restato altro da fare che constatare l’elevata temperatura in cui versano le sorti del suo nuovo libro, tanto da decidere di annullare tutte le attività inerenti alla promozione di The Voyeur’s Motel. Una mossa, questa, che lascia intendere quanto sia plausibile l’aver giocato – da parte dell’autore – con la realtà fino a modificarla, riuscendo ad ottenere così una storia interessante. È pur vero che quello che accade nei motel, resta nei motel, ma l’invettiva di uno come Talese, in casi come questi, non passa di certo inosservata. Nei tempi del marketing selvaggio, far passare una notizia per falsa solamente per attrarre un certo numero di curiosi, più di quanto lo stesso Talese riesce a smuovere con i suoi libri – non dimentichiamo che negli Stati Uniti la nonfiction è il miglior aereo che sia mai decollato in tutti questi anni di pubblicazioni irrefrenabili, nonostante qui in Italia si parli ancora di stallo del mondo culturale –, può sempre avere i suoi benefici.

Eppure, se la cosa dovesse passare ai più come un nulla di fatto, potrebbe ritenersi valida l’opzione di un nuovo genere sondato dalla stesso Talese. Un genere in una letteratura ormai colma, che vede nell’utilizzo di una commistione di forme una nuova via d’uscita attraverso cui cavalcare l’onda dell’economia sicura, quella priva di rischi in cui non serve nemmeno allegare al testo una shopper con una bellissima illustrazione dell’ultima scoperta targata New Yorker. Gay Talese può aver anche scelto, nel pieno delle sue facoltà mentali, di prendersi gioco dei suoi lettori, dando vita ad un reportage che sa tanto di autobiografismo, magari una storia che portava con sé da troppi anni e che ora non riesce più a tenere a bada. Bene, potremmo passare anche tutto il resto della notte a discutere sui possibili retroscena di The Voyeur’s Motel, ma ugualmente non riusciremo a venirne a capo. Con Talese, con la sua scrittura, non si escludono i colpi sotto la cintura, per questo dovremmo essere in grado di aspettarci di tutto.

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